di Federico Mascagni
Presso la sala polivalente del Centro Tasso di Bologna si stanno svolgendo quattro incontri - tre già tenuti e il conclusivo previsto per il 12 gennaio - per diventare facilitatori per i corsi di Recovery College. Il progetto, targato AUSL di Bologna con la collaborazione di AssCoop, Progetto Itaca e Cooperativa Arcobaleno, ha il compito di formare i pazienti della salute mentale che abbiano voglia di mettersi in gioco in un ruolo avvincente e di grande importanza per il loro percorso di recovery: quello di condurre, ascoltare e mediare gli incontri dei Recovery College bolognesi.
Un ruolo che sia sotto il profilo dell’impegno intellettuale che per la socializzazione attiva, si profila come un importante attivatore per la persona e il suo benessere. Abbiamo intervistato Marina Carini della Cooperativa Arcobaleno per conoscere i dettagli.

Gli utenti della salute mentale sono sempre più protagonisti nel contribuire al loro percorso di cura, anche acquisendo competenze specifiche. Come stanno rispondendo a questo corso?
Molti avevano dei dubbi su quale fosse il ruolo proposto, in che cosa consistesse e quale fosse la differenza tra un facilitatore di un corso Recovery College e un Esp (Esperto in supporto tra pari). L'Esp ha una formazione molto più lunga e ha un ruolo molto più complesso e articolato. Da questa confusione abbiamo deciso di strutturare un corso che trattasse il ruolo del facilitatore.
Come si sono svolti i primi tre incontri?
Il primo è stato un incontro introduttivo proprio sul ruolo di facilitatore di gruppi. È intervenuta Gianfranca Romagnoli dei gruppi AMA che ci ha spiegato a grandi linee quali sono le caratteristiche che deve avere un facilitatore all'interno di un gruppo. In conclusione c’è stato un momento di confronto fra i partecipanti.
Nel secondo appuntamento abbiamo fatto una simulazione pratica di un processo decisionale all'interno di un gruppo, dandoci dei ruoli, sia di facilitatori che osservatori, per studiare insieme le dinamiche di gruppo.
Nel terzo incontro abbiamo parlato della figura dell'Esp e delle differenze attraverso la direttrice del Centro salute mentale del Quartiere Navile Francesca Guzzetta e alcune testimonianze di Esperti in supporto tra pari.
Per l’ultimo incontro cosa è previsto?
Simuleremo la costruzione di un corso del Recovery College.
Uno dei temi degli incontri è stata la differenza fra Esp e facilitatore. La mia impressione è che nella complessità del ruolo, quello dell’Esp sia molto delicato perché potrebbe suscitare emozioni difficili da gestire, mentre quello del facilitatore offra un confronto creativo, partecipato e positivo.
L'Esp prevede una formazione molto strutturata e ha una funzione di ponte trasformativa. L’Esp ha compiuto un lavoro su se stesso che gli permette di cogliere le crisi e le difficoltà che solo una persona che le ha vissute è in grado di capire, per poi tentare di trasformarle utilizzando gli strumenti che sono funzionati per superare il momento critico.
Per quanto riguarda invece il ruolo di facilitatore, è un compito che finora è stato demandato esclusivamente ai professionisti del settore; dopo questo corso sarà possibile sentire la voce e i desideri delle persone, senza che gli venga proposto qualcosa di già fatto. E questa parte di progettazione è molto interessante per fare un'esperienza alla pari nella costruzione di una proposta.
L'ESPERIENZA DI LORENZO
Dopo aver approfondito gli aspetti tecnici con la Cooperativa Arcobaleno, abbiamo raccolto la testimonianza di Lorenzo, utente che ha scelto di mettersi in gioco in questo percorso formativo presso il Centro Tasso.
Cosa ti ha motivato nell’iscriverti a questo corso?
Penso che nel mio piccolo posso dare un piccolo aiuto o un po' di sollievo a chi ancora non è uscito dai sistemi di caos della mente.
Qual è il concetto che ti ha colpito di più?
Che il facilitatore come prima regola non deve mai dare delle risposte, deve essere sempre rivolto al gruppo e fare in modo che le cose vengano poi fuori dal gruppo.
Credi che sentire parlare di disturbi possa alimentare i propri?
Mi ricordo durante il mio primo ricovero che un altro paziente mi chiedeva perché ero lì, poi lui mi ha raccontato che voleva togliersi la vita perché la fidanzata lo aveva lasciato. Penso che chi è chiuso dentro il suo dolore riesca a trovare un po' di sollievo semplicemente nel sentire parlare gli altri delle loro esperienze.
Spesso nei Recovery College latita la cittadinanza.
Mi farebbe piacere vedere più cittadinanza in questi incontri, perché possono insegnare a chiunque cos’è veramente il mondo della salute mentale.
Come ti immagini a fine corso? Che cosa speri di poter realizzare?
Mi vedo magari di poter creare dei gruppi di Auto Mutuo Aiuto, quindi imparare a gestire un gruppo. Poi non so, magari la possibilità di collaborare con il mio Csm, quindi avere degli spazi in cui si possono fare degli incontri con altri pazienti. Poi ho tanti sogni!
Vuoi rivelarne qualcuno in più?
Mi piacerebbe magari riuscire a crescere nella pittura… Sai perché rido? Perché in tutta la fase della mia adolescenza questa cosa del diventare famoso, diventare ricco, diventare un grande pittore, faceva parte della mia follia, della mia schizofrenia. C'erano una grande angoscia, un grande dolore, ma anche pensieri di grandezza. Adesso invece sono contento di avere capito che quell'atteggiamento mentale era patologico, ora vivo tutto con maggiore senso della realtà.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
presso Istituzione Giancarlo Minguzzi
Via Sant'Isaia, 90
40123 Bologna
Codice Fiscale: 91345260375
email: redazione@sogniebisogni.it