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Udire le voci

aggiornato al | Staff | COMPRENDERE I DISTURBI MENTALI

Con la collaborazione dello “Staff Coleman” di Faenza

UDIRE LE VOCI ED ALTRE PERCEZIONI INUSUALI
SUL FENOMENO DELLE VOCI: Un’ altro sguardo

Quando parliamo di voci e visioni, ci riferiamo a qualcuno che sente, vede o percepisce qualcosa che altri attorno a lui/lei non sentono/vedono/percepiscono. Queste esperienze si possono riferire a tutti i 5 sensi: udito, vista, gusto, olfatto e tatto e, a volte, le persone possono fare esperienza di una combinazione di tali sensazioni.

Voci: alcuni sentono delle voci quando non c’è nessuno vicino a loro. Possono essere voci di persone che conoscono o di sconosciuti. Ne possono sentire molte, oppure solo una. Le voci possono urlare, sussurrare, possono essere chiare o indistinte/velate. Possono formulare frasi oppure dire singole parole. Possono essere maschili, femminili, senza sesso, giovani o vecchie. A volte hanno dei nomi, ma non sempre. Possono parlare costantemente (24 ore al giorno), ma possono anche solo proferire qualche parola o frase occasionale. Le persone possono anche sentire altri tipi di suoni, tipo bussare, fruscìi, pianti, urla o musica.

Alcune voci possono essere positive – fornendo il supporto e l’incoraggiamento necessario per affrontare la giornata. Altre possono recare confusione, ad esempio con pensieri echeggianti o ripetendo strane frasi. Altre ancora possono essere spaventose, critiche, minacciose o comandanti. Le voci possono affermare di avere potere e conoscenza, il ché spesso fa sentire la persona impaurita, impotente e vulnerabile.

Visioni: alcuni vedono cose che altri non vedono. Queste visioni possono essere molto chiare e realistiche, ma possono anche essere sfuocate o rappresentare delle forme, ombre o fasci di luce. Alcune persone vedono le voci che sentono, altri vedono insetti o ragni. Per alcuni le visioni sono molto complesse, per altri appartengono alla loro dimensione quotidiana. A volte, può sembrare che le persone o gli oggetti cambino forma: le loro facce possono diventare di pietra, possono essere circondate da un’aura colorata oppure i loro occhi possono cambiare colore. Come per le voci, queste visioni possono essere rassicuranti, divertenti, spaventose o distraenti.

Odori: Alcune persone sentono odori che ricordano loro il passato: a volte qualcosa di piacevole o qualcosa che ricorda una particolare esperienza traumatica (ad esempio: qualcuno sopravvissuto ad un incendio, potrebbe sentire odore di fumo quando si sente in ansia).

Gusto: Può risultare alquanto difficile per qualcuno sapere che sta avendo una percezione gustativa di cui altri non stanno avendo esperienza, a meno che non facciano provare anche ad altri quello che stanno sentendo. Questo può rendere l’esperienza molto difficile: alcuni possono sentire un forte sapore amaro nel loro cibo o bevande e, comprensibilmente, cominciano a preoccuparsi che ci sia qualcosa che non va; le persone possono, perciò, pensare di essere state avvelenate o che qualcuno stia manomettendo il loro cibo. Altri hanno sensazioni gustative quando non stanno mangiando; possono essere positive (cioccolata) o anche spiacevoli (qualcosa di amaro o metallico).

Tatto: Alcuni possono sentire cose sulla propria pelle quando non sembra esserci niente. Potrebbero sentire strisciare qualcosa sulla pelle, sentire solletico o sentirsi spinti. A volte
capita anche di sentire qualcosa al di sotto della pelle. Anche in questo caso si tratta di esperienze che possono inquietare ma anche dare sollievo, come quando ci si sente soli e si sente una mano sulla propria spalla.

MALESSERE o MALATTIA
Secondo il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders - 5), il manuale maggiormente utilizzato per diagnosticare i disturbi mentali, udire le voci o avere altre percezioni inusuali è uno dei sintomi cardini che indicano la presenza di un disturbo dello spettro schizofrenico (es. schizofrenia).

Tuttavia, non sempre l’esperienza dell’udire le voci è associata a problemi di salute mentale. In uno studio condotto su un campione di soggetti sani viene dimostrato che circa il 71% delle persone ha sentito una voce ad un certo punto della vita (Posey & Losch, 1983). Di questa percentuale il 39% erano pensieri detti ad alta voce, l’11% era la “voce di Dio”, ed un 5% conversazioni tra voci. Nello studio non fu trovata nessuna associazione tra questo fenomeno occasionale e problemi di salute mentale.

Nella storia, esistono e sono esistite persone che sentono le voci hanno dato e continuano a dare importanti contributi nel campo della scienza, della filosofia e delle arti. Ne sono esempio personaggi illustri quali: Anthony Hopkins, Brian Wilson (Beach Boys), Charles Dickens, Emmanuel Swedenborg (inventore e scienziato), John Forbes Nash (premio nobel), John Frusciante (Red Hot Chili Peppers), Mahatma Gandhi, Robert Shumann (compositore e pianista), Sigmund Freud, Lady Gaga.

I dati oggi a nostra disposizione dicono che circa il 4% della popolazione sente le voci e solo una minor parte di persone si rivolge ai servizi di salute mentale (Beavan et al. 2011). Infatti, circa un terzo degli uditori di voci afferma che tale esperienza non causa loro alcun disagio e quindi non sente la necessità di essere aiutato. Oltre a questo, le persone che vivono tale esperienza tendono a non parlare del loro disagio legato alle voci per paura di non essere creduti oppure per paura di ricevere una diagnosi di insanità mentale e quindi una terapia farmacologica.


Un gruppo di professionisti della salute mentale (psicologi, psichiatri etc.), unitamente ad Intervoice* (http://www.intervoiceonline.org), credono che sia tempo di riconsiderare l’utilità delle etichette diagnostiche e hanno cercato di capire quanto la ricerca sul fenomeno delle voci possa influire sulla nostra comprensione della schizofrenia.
Questo perché il rischio è che la diagnosi di schizofrenia porti a trascurare la relazione tra la presenza dei sintomi (come le voci) e i trascorsi di vita degli individui. Una ricerca di dello psichiatra e professore Marius Romme nonché fondatore del movimento degli uditori di voce (Intervoice), ha rilevato che il 77% delle persone con diagnosi di schizofrenia le voci erano correlate ad esperienze traumatiche (abusi sessuali, abusi fisici, l’essere estremamente sminuiti per un lungo periodo di tempo sin dalla più giovane età, il venire trascurati per un lungo periodo da bambini, l’essere trattati aggressivamente durante il matrimonio, il non essere in grado di accettare la propria identità sessuale, ecc.). Da questa prospettiva, il quadro della malattia è composto da sintomi di base che sono una reazione ad esperienze traumatiche che, a loro volta, hanno condotto verso una vulnerabilità psicologica, implicando anche gravi difficoltà ad affrontare le emozioni.

* Intervoice è il Network internazionale degli uditori di voci, composto da utenti dei servizi di salute mentale, famigliari, operatori dei servizi di salute e attivisti.


CONOSCERE E VIVERE PACIFICAMENTE CON LE PROPRIE VOCI
A questo proposito, si crede fortemente che ascoltare ed esplorare la propria esperienza nel tentativo di darle un senso, anziché cercare di sopprimere e allontanare il sintomo, possa essere di aiuto, e questo sarebbe possibile considerando le voci reali per la persone che le sente, ed interagendo con esse. Il Dr. Rufus May, psicologo clinico che ha vissuto nella sua pelle una esperienza di disagio legato all’udire le voci, sostiene che lo scopo di connettere le persone con le loro voci è quello di permettergli di incorporarle nella loro vita quotidiana di modo che esse non provochino più disagio. Egli afferma che: “Le voci in quanto tali non sono il vero problema, è invece importante la relazione che la persona ha con le voci. Quindi, invece che essere qualcosa che vogliamo evitare e sopprimere a tutti i costi, come vorrebbe il tradizionale modello psichiatrico di malattia mentale, dovremmo incoraggiare le persone ad affrontare queste voci, comprenderle e lavorarci insieme”.

I gruppi di auto mutuo aiuto rappresentano una risorsa ineccepibile in merito a questo, e sono basati sullo scambio di esperienze e sul reciproco aiuto tra persone che hanno avuto esperienze simili e diverse allo stesso tempo. Lo scopo dei gruppi di auto mutuo aiuto per uditori di voci è quello di ricevere e dare sostegno, condividere, trovare strategie, dare un senso alle percezioni inusuali e alle esperienze di disagio superando lo stigma interno e discriminazione legate a tali fenomeni. Le persone che frequentano questo gruppo lo fanno per connettersi con gli altri, per imparare di più sulle proprie voci e per cercare di cambiare alcuni aspetti della propria vita poiché esso favorisce l’accesso alle informazioni e alle risorse di cui gli uditori possono avere bisogno in modo da poter essere facilitati nelle proprie scelte. Inoltre, se la persona lo desidera, nei gruppi AMA si può esplorare la relazione fra la propria storia della propria vita e il fenomeno delle voci.

A Bologna sono attivi 2 gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto per uditori di voci_
- Gruppo presso il Centro Diurno di Casalecchio (gestito dalla Cooperativa Sociale Il Martin Pescatore) attivo dal 2005 condotto da Valentina Bignami. info: 0516133269; educatori.cd@ilmartinpescatore.org
- Gruppo promosso nel 2014 dall’Associazione Aitsam condotto dallo “staff Coleman” di Faenza nell’ambito del programma PRISMA info: 345 5937666; mail: aitsam.bologna@gmail.com


Bibliografia
Beavan, V., Read, J. & Cartwright, C. (2011). The prevalence of voice-hearers in the general population: A literature review. Journal of Mental Health, 20(3), 281-292.


Corstens, D., Longden, E. & May, R. (2011). Talking with voices: Exploring what is expressed by the voices people hear. Psychosis: Psychological, Social and Integrative Approaches. Advance online publication.


Posey, T. B. & Losch, M. E. (1983). Auditory hallucinations of hearing voices in 375 normal subjects. Imagination, Cognition and Personality, 3(2), 99–113.


Stainsby, M., Sapochnik, M., Bledin, K. & Mason, O. J. (2010). Psychosis: Psychological, Social and Integrative Approaches, 2(1), 41-49.


Stone & Stone, 1989: Are attitudes and beliefs about symptoms more important than symptom severity in recovery from psychosis? In Embracing our selves: The voice dialogue training manual, New York: Nataraj Publishing


Romme, M.& Escher, S. (2010) Vivere con le voci, 50 storie di guarigione. Milano Mimesis Edizioni Storie di Guarigione


Siti: www.intervoiceonline.org     www.parlaconlevoci.it



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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