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La rete di PassaPorta: solidarietà, riuso e grande distribuzione per la salute mentale

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni

Il progetto PassaPorta costruisce la propria rete di approvvigionamento su tre pilastri complementari: la tradizione assistenziale cattolica, il volontariato ambientalista e il mondo della grande distribuzione organizzata. L'Opera Pia Padre Marella, il Centro del Riuso di Granarolo dell'Emilia e Kiabi Bologna garantiscono agli utenti degli Servizi psichiatrici di diagnosi e cura di Bologna abbigliamento dignitoso, ciascuno con modalità diverse e con un legame che, in tutti e tre i casi, nasce prima di tutto da rapporti umani.


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L'Opera Pia Padre Marella: settant'anni di solidarietà bolognese
Realtà storica che da settant'anni opera sul territorio bolognese, l'Opera Pia Padre Marella — nata dall'eredità del Beato Olinto Marella e portata avanti per decenni da padre Gabriele Digani — è oggi una comunità complessa che accoglie circa 70 ospiti nella sola sede di via del Lavoro, lavorando principalmente con persone che hanno problematiche di alcolismo, ludopatia o solitudine estrema. Il Mercato Solidale ne rappresenta il cuore operativo: i capi donati dai cittadini bolognesi vengono sottoposti a una cernita meticolosa prima di tornare in circolazione.

A gestire il settore abbigliamento è Marta Giangiuliani, responsabile di settore, che racconta come il legame con PassaPorta sia nato da una dimensione del tutto personale: “Io e Maria Parracino ci conosciamo perché lei organizza corsi per persone con disabilità all'interno dei CSM a Bologna. Mia madre, che ha una patologia, frequenta i suoi corsi e si è sempre trovata molto bene; gestendo le sue dinamiche ho conosciuto Maria e ho capito subito che tipo di persona fosse”. Questa fiducia reciproca ha trasformato un legame familiare in una collaborazione operativa, con l'Opera Marella che dona regolarmente abbigliamento prestando particolare attenzione alle taglie forti — fondamentali per i pazienti sovrappeso anche a causa degli effetti collaterali degli psicofarmaci.

“I donatori sono i cittadini bolognesi che vengono quotidianamente — spiega Giangiuliani — e noi facciamo una cernita meticolosa per capire cosa salvare. Dividiamo i capi per stato di usura e categoria, perché la dignità passa anche da un abito in buono stato”. Il lavoro di Maria Parracino, secondo la responsabile, va però ben oltre la semplice distribuzione: “Lei si interessa a ogni persona, è molto vicina sotto tanti aspetti al di là della lezione di bricolage, e questa è una grossa mano che dà anche ai familiari dei pazienti”.

Il Centro del Riuso di Granarolo dell'Emilia: quando l'ambientalismo incontra la salute mentale
Altro nodo fondamentale della rete è il Centro del Riuso di Granarolo dell'Emilia, gestito dall'associazione Amici della Terra. Gualtiero Sarti, volontario della struttura, conosce il mondo della salute mentale perché si occupa delle orchidee presso Villa Mazzacorati. Racconta come l'incontro con PassaPorta sia nato dalla vocazione dell'associazione per l'ambientalismo e l'impegno civile: “Siamo lì perché la gente ci porta la roba e questa esce a costo zero per tutti. Siamo sicuri che il progetto vada a finire bene e la cosa mi fa solo piacere”.

Il Centro è un osservatorio privilegiato sulle nuove forme di povertà, frequentato da molte persone provenienti dall'Europa dell'est, segno di un disagio sociale diffuso che spesso supera la capacità di assorbimento del mercato dell'usato. “Aiutiamo a ripulire le coscienze — osserva Sarti —, perché la gente non vuole buttare via e allora dice: faccio del bene. Ci arriva roba ancora con l'etichetta del prezzo, segno di una parte fortunata del mondo che esagera nel consumismo”.

Sarti, che ha maturato una lunga esperienza anche nel giardinaggio scolastico con ragazzi certificati, riflette sulla necessità di una collaborazione strutturata tra volontariato e istituzioni: “Sarebbe buono che il primo passo fosse delle istituzioni, e noi volontari a supporto. In molte situazioni ho visto che fanno più i volontari che tutto il resto, ma nella salute mentale non ci si può improvvisare: bisogna essere pratici e seguire i consigli di chi ne sa”. La collaborazione si concretizza in aperture straordinarie del Centro di Granarolo, per permettere a Maria Parracino di selezionare i capi con cura, garantendo dignità e qualità ai pazienti degli SPDC.

Kiabi Bologna: la grande distribuzione entra nella rete di PassaPorta
Il negozio Kiabi del parco commerciale Navile di Bologna collabora con PassaPorta dal marzo dell'anno scorso. A gestire il rapporto è Chiara Mengoli, referente per le attività solidali del punto vendita, che descrive l'incontro con Maria Parracino come naturale e immediato: la disponibilità della responsabile di PassaPorta a recarsi direttamente in negozio ha eliminato fin dall'inizio ogni ostacolo logistico.

Il contributo di Kiabi copre una necessità che il circuito del riuso non può soddisfare per ragioni igieniche: l'intimo nuovo. Ma la gamma dei capi donati è più ampia — maglioni, magliette, giacche — e include pezzi che presentano piccoli difetti o richiedono riparazioni. Proprio questi ultimi hanno aperto una sinergia inattesa con le attività terapeutiche: “Con Maria ci era piaciuto fare questa collaborazione anche perché ci aveva detto che hanno un laboratorio creativo dove lavorano con le sarte e i pazienti li aiutano — racconta Mengoli —. Ci è piaciuto perché così si incastrava tutto perfettamente: quando c'erano cose da rammendare, si potevano utilizzare anche nel laboratorio creativo”. I capi imperfetti smettono così di essere un problema e diventano materiale di lavoro per le attività degli SPDC.

La collaborazione è già in espansione: al punto vendita di Bologna si è recentemente aggiunta la raccolta del negozio di Ferrara. A livello aziendale, l'iniziativa ha ricevuto riscontri positivi lungo tutta la filiera. “Quando sono venuti i responsabili nazionali a fine estate avevo presentato tutti i progetti realizzati durante l'anno — riferisce Mengoli —. Ho divulgato questa iniziativa anche ai livelli più alti e ho avuto feedback positivi”. Un riconoscimento che, secondo la referente, testimonia come il rapporto con PassaPorta rappresenti qualcosa di più di una semplice donazione: l'incontro tra una grande azienda internazionale e un ambito, quello della psichiatria adulti, troppo spesso assente dalle iniziative di responsabilità sociale.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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