di Chandra Signorile
Lo spazio Senza Traccia, che la redazione di Sogni&Bisogni aveva già visitato un anno fa, sta continuando a proporre delle iniziative interessanti, di cui una parte è sostenuta da alcuni bandi e quindi completamente gratuita per l’utenza. Ne parliamo con Nicholas Borelli, educatore professionale della cooperativa Il Martin Pescatore.

“Uno dei progetti che ci sta a cuore è quello dello sportello d’ascolto, che sta in piedi grazie alla partecipazione al bando della Fondazione del Monte di Bologna e di Ravenna. Pensavamo da diverso tempo di intercettare il bisogno dei giovanissimi di avere supporto psico educativo”.
Borelli spiega che pensando alle diverse fasce di età hanno valutato di declinare questa progettualità che si chiama “Voci Libere”, in due azioni, di cui la prima è appunto lo sportello “A tal dég”, mentre la seconda riguarderà un progetto fotografico. Lo sportello è stato pensato per persone da tra i 18 e i 25 anni ed è attivo tutti i martedì pomeriggio dalle 14 alle 17. Per accedere bisogna avere solo un primo contatto telefonico o su whatsapp. “La messaggistica istantanea è lo strumento con il quale la maggior parte delle persone ci contatta, abbiamo lasciato questa possibilità proprio per favorire l’aggancio, sempre complicato con i giovanissimi”.
Una volta arrivati nello spazio i ragazzi rimangono, il problema è favorire il primo accesso. Con Borelli ci siamo interrogati sui motivi per i quali questo passaggio risulta così ostico, considerando anche che i ragazzi di oggi rispetto alle precedenti generazioni, sono più aperti alla possibilità di parlare di salute mentale e sembrano condividere con meno vergogna i propri problemi. Allora come mai sono così restii ad accedere a un servizio simile? “Sicuramente rispetto al passato il peso dello stigma si è ridotto e c’è decisamente più consapevolezza. Sappiamo che prendere coscienza però è solo il primo passo. È possibile che questa generazione abbia sbloccato questo passaggio che, lentamente, può portare al cambiamento”.
In effetti possiamo immaginare quanto questi progressi siano dolorosi e forse la generazione ancora successiva sarà più facilitata nell’accedere a servizi psicoeducativi perché la consapevolezza dell’importanza degli equilibri psicologici sarà ormai più che consolidata e potrà sfociare in qualcosa di più concreto. Se ci pensiamo bene la generazione precedente, a parte una minoranza, aveva la spiccata tendenza a nascondere persone con disagi di ogni genere e tipo.
Gli educatori di Senza Traccia, con la loro coordinatrice, fanno anche una riflessione sull’utilità di diversificare i servizi offerti valorizzando le diverse professionalità che sono presenti in questo servizio, nonostante il fine ultimo sia sempre lo stesso. La seconda azione del progetto “Voci Libere” è stata pensata in maniera più pratica: da gennaio parte Racconti fotografici: un (per)corso di fotografia gratuito per ragazzi tra i 13 e i 18 anni. Borelli spiega che “se il presupposto dello sportello di ascolto è che si avverta un disagio che ci porta a chiedere aiuto, quello del progetto fotografico è un po’ diverso. Non devi per forza avere una situazione di malessere, puoi partecipare anche solo perché ti piace come strumento espressivo. Tutto il percorso di fotografico sarà incentrato sull'utilizzo della fotografia come strumento di espressione, di sé, degli altri, della realtà che ci circonda”.
La referente educativa di questa seconda azione è Alice Nardi, new entry della cooperativa Il Martin Pescatore, che è una tecnica della riabilitazione psichiatrica. Si tratta di una figura professionale formata per avere un approccio, sempre basato sulla relazione di fiducia, ma più pratico e laboratoriale con una grande attenzione anche a una maggior strutturazione delle attività di gruppo. Questo tipo di approccio consente anche di porre degli obiettivi più definiti, i cui risultati siano specifici e misurabili. Il laboratorio di fotografia è stato pensato per sostenere gli adolescenti nel raccontarsi, in un momento della vita in cui farlo è difficile, a volte sembra perfino impossibile. Alla fine degli 8 incontri, in cui si tratteranno temi come identità, corpo, relazioni ed emozioni è prevista una mostra aperta a tutti. Il laboratorio sarà condotto dalla fotografa professionista Ambra D'Atri.
Un altro dei progetti che Senza Traccia sta portando avanti è in collaborazione con un consulente sessuologico, Gabriel Paparo Micci, è stato già svolto un primo incontro nel quale le ragazze presenti hanno potuto esprimere dubbi e parlare delle proprie ansie in questo campo. “L’idea è di portare avanti questo tipo di appuntamenti, sperando di poter coinvolgere un utenza sempre più ampia, visto che il bisogno, anche in questo ambito è evidente e che le persone che hanno partecipato al primo incontro hanno lasciato feedback molto positivi”.
Rispetto a un anno fa hanno preso avvio i primi progetti di gruppo, a cui l’équipe tiene molto. È molto complicato creare gruppi omogenei, si cerca di unire le persone per fasce d’età “questo perché abbiamo ritenuto opportuno fornire degli spazi diversi a seconda delle tematiche che appartengono agli adolescenti o ai giovani adulti. Abbiamo considerato che i vissuti, i bisogni, le esperienze di una persona magari di 14-15 anni rispetto all'ansia scolastica a o al corpo, alla sessualità non siano quelli magari di una persona di 23 anni che magari l'ansia ce l'ha, ma la vive all'università, al lavoro. Anche se i temi possono essere simili, chiaramente con dei vissuti, dei bisogni, delle esperienze dei momenti di vita abbastanza diversi tra loro”.
Lo spazio Senza Traccia ha un’attenzione importante anche nei confronti delle famiglie. Spesso capita che il primo accesso avvenga da parte dei genitori, preoccupati per un figlio che vedono soffrire e che non sanno come sostenere. Tramite colloqui psicoeducativi, in collaborazione tra pedagogisti, psicoterapeuta ed educatori, si lavora sulle competenze genitoriali e si offre uno luogo fisico in cui portare dubbi e perplessità. Per i genitori stiamo pensando ad altri cicli di incontri, sull’onda di quelli di quest’estate, in cui affrontare dei temi che sembrano essere emergenti. Ad esempio stiamo riflettendo sulla possibilità di organizzare degli appuntamenti per approfondire la tematica del ritiro sociale.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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