a cura di Federico Bianchi di Castelbianco, IdO – Istituto di Ortofonologia
L’ortofonologia opera nell’ambito dell’età evolutiva con un’attenzione particolare all’aspetto psicologico di primaria importanza nel trattamento riabilitativo in una visione integrata e globale.

Si occupa della valutazione, diagnosi e terapia di tutte le problematiche che possono presentarsi in età evolutiva tra cui disturbi del linguaggio, dell’apprendimento, della coordinazione motoria, dello disabilità intellettiva, della sordità, della balbuzie, della deglutizione e di tanti altri.
Il modello di riferimento teorico-clinico è di tipo psicodinamico e prevede l’intervento psicologico a supporto, integrazione e completamento del lavoro abilitativo e riabilitativo, considerando la relazione interpersonale quale aspetto fondante di ogni attività terapeutica, nella presa in carico globale, incentrata sui bisogni del paziente e su una visione integrata degli aspetti funzionali, emotivi e psicoaffettivi della persona e dello sviluppo. All’interno di tale modello e in un’ottica adattiva è fondamentale un lavoro sinergico con la famiglia e la scuola per cui sono stati attivati e fanno parte integrante del progetto terapeutico.
COME SI COLLEGA E CON QUALI PRATICHE ALLA NEUROPSICHIATRIA INFANTILE?
L’attività diagnostica e valutativa dell’IdO è orientata ai disturbi del neurosviluppo, al disagio psicologico e alla psicopatologia dell’età evolutiva secondo un modello integrato multidimensionale e multidisciplinare che si fonda su un intervento che include il minore, la famiglia, la scuola e gli altri specialisti coinvolti.
La definizione di un profilo di sviluppo e il monitoraggio del percorso evolutivo si fondano sulla conoscenza delle molteplici variabili che definiscono e incidono sullo sviluppo differenziando competenze in ritardo, alterate/atipiche/deficitarie e profili immaturi, disarmonici, vulnerabili o francamente patologici di diversa eziologia.
Le valutazioni sono effettuate da équipe multidisciplinari di professionisti specializzati in età evolutiva sia in modalità di prima consultazione, sia di approfondimento e/o assessment diagnostico completo (colloquio clinico, somministrazione di batterie testologiche standardizzate in base all’età e visita specialistica NPI, valutazione psicologica/psicodinamica, esami strumentali, restituzione ai genitori). Questo permette di fornire adeguate indicazioni di intervento e supporto ai genitori, agli insegnanti e alle altre figure professionali sanitarie/assistenziali.
In questa tipologia di organizzazione il neuropsichiatra infantile collabora con gli altri specialisti dell’équipe durante tutte le fasi e le tipologie di intervento, in particolare nella valutazione clinica e testologica del profilo intellettivo, delle funzioni esecutive (attenzione, memoria, concentrazione, problem-solving ecc.), delle correlazioni con l’ambito visuo-spaziale, senso-percettivo, prassico, linguistico e metalinguistico, dell’apprendimento, dei processi di pensiero e delle funzioni mentali.
QUALI DIFFICOLTÀ CI SONO NEL MANTENERE I RAPPORTI CON I PAZIENTI IN ETÀ EVOLUTIVA NEL PERIODO DI COVID?
Dal punto di vista psicologico abbiamo assistito a diverse tipologie di reazioni nelle diverse fasi dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del virus SARS-CoV-2, sia nei minori che negli adulti che si prendono cura di loro. Si è passati da un’iniziale incredulità, al disorientamento, all’ansia, al senso di solitudine, alla paura, alla frustrazione, fino ad arrivare in alcuni casi all’ipocondria. Gradualmente si sono anche innescati progressivi e continui meccanismi di adattamento a nuove normative, restrizioni, limitazioni, chiusure. Ai bambini e agli adolescenti abbiamo chiesto davvero molto, i loro ritmi, le loro relazioni, le loro passioni e i loro bisogni sociali, formativi ed evolutivi sono stati messi a dura prova in questo anno.
Bambini, adolescenti e adulti si sono incontrati in questa rinnovata esigenza di «stare connessi» e sentirsi parte di un gruppo, di una comunità, che condivide tempi, spazi, immagini, chat e quant’altro, ma utilizzando canali, tempi e modalità completamente diversi.
Probabilmente i pazienti che già seguivano un percorso psicoterapeutico hanno reagito meglio in questa fase di emergenza, perché avevano già alcuni strumenti per gestire meglio il disagio psicologico e avevano una maggiore dimestichezza con le proprie difficoltà. Il percorso terapeutico ha attivato in loro le risorse sane che sono presenti in ognuno di noi e attraverso il confronto con il terapeuta hanno sviluppato un contenitore interno nel quale gestire e affrontare in modo più equilibrato le reazioni alle diverse difficoltà incontrate. Da questo punto di vista la terapia diventa un’educazione all’inconscio e quindi alla capacità di ricevere e restituire il senso di ciò che viviamo.
Dal costante e dinamico percorso che abbiamo intrapreso come gruppo di lavoro sono nate numerose iniziative per rispondere ai bisogni emergenti, non solo quelli dei nostri pazienti, ma anche di quelle di minori, genitori, insegnanti, individui che attraverso diverse forme di supporto online gratuito ci hanno chiesto aiuto. I bambini ci rammentano la nostra fragilità, ci interpellano riguardo al bisogno di essere sostenuti.
Abbiamo accettato una grande sfida: modificare il setting. Inizialmente lontano dalle stanze di terapia, mantenendo una lontananza fisica, ma cercando di creare uno spazio potenziale per continuare in modo nuovo la relazione terapeutica instaurata, trovando un giusto dosaggio della quantità di affettività che entra in gioco e di mantenimento di una nuova dimensione psichica.
La terapia ha una funzione contenitiva e trasformatrice, in quanto permette al piccolo di paziente di sperimentare una parte di sé autentica e avere un confine ben definito, integrare stati e vissuti emotivi, giocare e affrontare in modo creativo esperienze che prima potevano solo essere agite, migliorare la qualità della vita raggiungendo un equilibrio tra limiti e risorse.
Dopo la prima fase di totale chiusura, abbiamo ripreso le terapie in presenza con tutte le precauzioni e i dispositivi di sicurezza necessari. Era ed è necessario trovare un modo per svolgere la terapia in questo momento così particolare. La situazione attuale ci pone nelle condizioni di riflettere su un modo diverso di fare terapia che permetta di adeguarsi al nuovo, tenendo conto del vecchio che rappresenta una cornice di riferimento, la quale fornisce sicurezza a noi e ai pazienti. I cambiamenti nel setting sono stati diversi in quanto non c’è contatto corporeo, non ci sono i soliti giochi... siamo noi e i nostri pazienti, con pochi strumenti e oggetti, rigorosamente puliti e disinfettati.
Il setting può essere definito non come un insieme di regole precostituite e applicate, ma piuttosto come una zona in cui si può pensare, una zona protetta e senza intrusioni, nella quale il bambino possa sentirsi al sicuro e nella quale possa avvenire il processo che porta alla realizzazione del Sé.Così i nostri piccoli pazienti sono tornati regolarmente nelle stanze di terapia. Vivaci e spontanei eseguono i rituali con termometri ed igienizzanti. Abbiamo imparato a comunicare ancora di più con lo sguardo, a sorridere e arrabbiarci con gli occhi, ad “abbracciarci” senza toccarci, ad entrare in un contatto psichico ed emotivo ancora più intenso perché deve compensare le limitazioni rispetto all’espressione corporea, così fondamentale in età evolutiva.
Noi e i nostri pazienti continuiamo fiduciosi i nostri percorsi, perché nel mondo post-Covid le loro personalità continueranno ad evolvere e a portare con sé le fatiche, ma anche le risorse, che questi mesi di emergenza sanitaria stanno sollecitando in tutti noi.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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