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Il rapporto tra Pubblica Amministrazione e Terzo Settore fra timori e innovazione

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

a cura di Cinzia Migani, Direttora del CSV (Centro Servizi al Volontariato) della città metropolitana di Bologna

Il 31 marzo 2021, con il decreto n° 72 del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sono state adottate le linee guida sul rapporto tra pubbliche amministrazioni ed enti del terzo settore richiamate negli articoli del Codice del terzo settore del 2017 nella sezione Titolo VII (Dei rapporti con gli enti pubblici, art. 55-57).

Articolo Migani
Come hanno evidenziato i relatori che hanno partecipato al recente webinar di approfondimento "Le Linee Guida sul rapporto tra Pubblica Amministrazione ed Enti di Terzo settore", organizzato da Regione Emilia-Romagna e Anci con il supporto organizzativo di ART-ER, le linee guida non rappresentano un punto di arrivo, ma una tappa importante di un percorso che pone particolare attenzione ai bisogni delle persone, alle risorse presenti nei loro contesti di vita e soprattutto a quelle che si sprigionano dalla partecipazione attiva dei cittadini e delle organizzazioni di terzo settore alla costruzione di comunità più inclusive e solidali.

Diverse sono le esperienze maturate nel corso di questo lungo periodo di gestazione del processo che ha portato a definire le forme di collaborazione fra pubblico, privato sociale e privato, i cui primi esordi si trovano, probabilmente, nella legge "Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 207 del 5 settembre 1997. Erano quelli gli anni in cui iniziò un confronto, in alcuni casi collaborativo in altri decisamente conflittuale, fra le organizzazioni della salute mentale. In ballo c’era l’esigenza di superare una visione fordista dei servizi, che poneva nella visione ingegneristica della programmazione tutte le sue speranze per superare forme inique di erogazioni dei servizi, ma, soprattutto, si avvertiva la necessità di confrontarsi sull'importanza di riconoscere e valorizzare la soggettività delle persone in stato di bisogno, quale modalità più pertinente per la costruzione di servizi a loro dedicati.

È del 1998 il Convegno internazionale dell’UNASAM a Bologna su “Il carico delle famiglie e il problema della qualità nella salute mentale”, che iniziò anche a portare in evidenza i diversi punti di vista sulla salute mentale. Di lì a poco, nel 2000, uscirà la legge 328 intitolata "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali", finalizzata a promuovere interventi sociali, assistenziali e sociosanitari che garantiscano un aiuto concreto alle persone e alle famiglie in difficoltà. A distanza di poco più di 20 anni, quando si ragiona sulle modalità di erogazione dei servizi, non si può fare a meno di sottolineare che vivere in un posto piuttosto che in un altro fa la differenza sulla propria qualità di vita, su quella dei propri cari e sulle comunità di appartenenza.

È questa una delle ragioni che rende più urgente cogliere l’opportunità sottesa alla riforma del Terzo Settore, ossia “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione dei principi di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita (OdV) o di mutualità (cooperative sociali) o di produzione e scambio di beni e servizi (imprese sociali)” [dall’art. 1 della Legge delega 106/2016]. Un complesso di soggetti - lo si è visto anche in fase pandemica, nel momento del massimo disinteresse verso di loro - che è in grado di alimentare le persone e le comunità anche nei periodi di crisi, attraverso beni relazionali che sostengono la coesione sociale, rafforzano il senso di appartenenza e contrastano le tendenze disgregatrici del tessuto comunitario nazionale.

Sottolinea Luca Gori, Costituzionalista e docente presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa - centro di ricerca Maria Eletta Martini – Cantiere terzo settore:
"Le linee guida “suggellano” questo percorso, determinando una svolta. Esse rappresentano un tessuto connettivo fra amministrazione centrale ed amministrazioni territoriali che offre un punto di riferimento dotato di un rilevante grado di certezza e di stabilità, in tema di definizioni sostanziali, procedimento amministrativo, regime di trasparenza. Importante sottolineare come tali linee siano adottate con decreto ministeriale a seguito dell’intesa raggiunta in Conferenza unificata, circostanza tutt’altro che scontata sul piano istituzionale". [in https://www.csvnet.it/component/content/article/144-notizie/4002-rapporto-tra-pubblica-amministrazione-e-terzo-settore-finalmente-le-linee-guida?Itemid=893].

Gori continua sottolineando che superata la fase dell’incertezza normativa ricordata anche nel testo delle linee è ora di dare corso al diritto in azione, ossia la realizzazione della magica prospettiva di nuova stagione: quella della connessione fra norma giuridica e territorio. Una nuova fase generativa che consentirà a tutti di procedere con maggiore serenità nell’applicazione di forme di amministrazione condivisa attraverso la coprogrammazione e la coprogettazione.

Le linee guida sono costruite seguendo un preciso filo logico che parte da un inquadramento generale degli istituti, precisando le caratteristiche degli ETS (Enti Terzo Settore); prosegue esplicitando la distinzione fra l’attivazione di rapporti collaborativi con ETS e l’affidamento di appalti e concessioni, l’ambito soggettivo di applicazione degli strumenti previsti nella sezione Titolo VII (Dei rapporti con gli enti pubblici, art.55-57); infine, illustrando il procedimento di coprogrammazione e di coprogettazione, le convenzioni e le misure di trasparenza e pubblicità.

Un percorso che alcuni soggetti sapranno seguire con competenza e serenità per averlo già tracciato. Sto pensando a tutti coloro che in questi anni hanno preso parte al programma PRISMA (Promuovere Realizzare Insieme Salute Mentale Attivamente), che ha il compito di promuovere, coordinare, supportare la realizzazione dei progetti di sussidiarietà e monitorarne l’andamento e i risultati. Il Programma Prisma rappresenta anche uno degli strumenti innovativi e specifici per lo sviluppo di una cultura della co-programmazione e co-progettazione tra le Istituzioni (DSM-DP) e le Associazioni del CUFO (Comitato Utenti Famigliari e Operatori), in linea con gli obiettivi regionali ben delineati anche nel nuovo Piano Socio Sanitario Regionale 2017-2019. Il programma, anticipando lo spirito del percorso logico individuato nelle linee guida, è stato oggetto di una valutazione di impatto che ha portato allo sviluppo di nuove riflessioni e opportunità. Mi piace sottolineare che fra i progetti del programma è annoverato anche il sito Sogni e Bisogni, frutto dello sforzo congiunto del Dipartimento di Salute Mentale - Dipendenze Patologiche dell’AUSL di Bologna e di un gruppo di Associazioni del CUFO di Bologna impegnate sul tema della Comunicazione.

Al seguente link un commento al decreto n° 72: Commento

Fonti
https://www.lavoro.gov.it/notizie/Pagine/Adottate-le-linee-guida-sul-rapporto-tra-pubbliche-amministrazioni-ed-enti-del-Terzo-settore.aspx

https://terzjus.it/articoli/note-e-commenti/le-linee-guida-sul-rapporto-tra-pa-ed-ets-negli-istituti-collaborativi-del-codice-del-terzo-settore-nota-al-decreto-ministeriale-n-72-del-31-03-2021-di-approvazione-delle-linee-guida/


A.Fici, L.Gallo, F. Giglioni, I rapporti tra pubbliche amministrazioni ed enti del Terzo Settore Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 131 del 2020 , Editoriale scientifica, 2020 scaricabile da https://terzjus.it/quaderni/




 

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