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A scuola ho imparato: una testimonianza su disabilità e didattica.

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

a cura di Luisa Monetti, per Associazione Élève

In questo articolo troverete la testimonianza della mamma di P. Ho seguito personalmente P. per otto anni: dalla prima media all’ultimo anno della scuola secondaria superiore utilizzando 10 ore settimanali per affiancare il sostegno riconosciuto al ragazzo. La frequenza in scuole paritarie ha reso possibile questa esperienza di continuità didattica.

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Buongiorno L.,
eccomi qui. Provo a scrivere qualcosa sugli anni passati assieme. Poi questa sera vedo se P. vuole inviarle qualche riga (dubito!)
Ho conosciuto l'associazione Élève quando P. frequentava la scuola elementare. Erano tempi complicati. A quattro anni gli era stato diagnosticato ritardo cognitivo moderato con sindrome da alterazione globale dello sviluppo psicologico. Una situazione non facile … Le terapie disponibili erano poche ed il metodo ABA ancora quasi sconosciuto. La scuola metteva a disposizione insegnanti di sostegno ed educatori a volte poco preparati e, quando invece sapevano lavorare bene, le ore a disposizione erano assolutamente insufficienti. Ricordo ancora le telefonate all'ufficio di quartiere per elemosinare un'ora in più che, quando mi fu finalmente concessa, venne assegnata all'ora di ginnastica.

In questo contesto, nel quale ho comunque conosciuto anche personale impegnato e preparato, ho scoperto Associazione Élève, guidata da tre ex insegnanti. Ci siamo riuniti tante volte, abbiamo parlato, riflettuto, incontrato gli insegnanti e alla fine abbiamo preso una decisione: a partire dalla prima media P. sarebbe stato seguito direttamente da L. a scuola.

Il compito è stato "ingrato" ed il lavoro tanto. Per fortuna P. era un bambino ed ora è un ragazzo tranquillo, buono, educato, affettuoso. Le capacità di attenzione ed astrazione sono sempre state molto scarse. Le materie, con il passare degli anni, sempre più difficili ed incomprensibili.  E' stato estremamente complesso riuscire a seguire un programma personalizzato; con il falso mito dell'integrazione scolastica a P. veniva consentito di rado di uscire dalla classe con il risultato che l'apprendimento ne ha risentito e l'integrazione non è comunque avvenuta per il semplice fatto che durante l'adolescenza coloro che sono "diversi" non vengono accettati dal gruppo. Solo durante l'ultimo anno di superiori questa barriera ha iniziato ad essere superata; i ragazzi sono maturati ed hanno iniziato ad apprezzare, al di là delle bizzarrie, anche la gentilezza d'animo di P.

In tempo di Covid, c’è stato un collegamento giornaliero con P. via web. Hanno sempre lavorato fino alla maturità. Hanno preparato le tesine, le relazioni, l'esposizione. Alla fine ce l'hanno fatta!
La mia testimonianza non voleva soffermarsi sui metodi, per l'illustrazione dei quali ci sono altre persone più preparate di me, ma sulla dedizione di tre ex insegnati che hanno amato e continuano ad amare il loro lavoro e soprattutto i ragazzi, materia viva della loro attività.
Ancora grazie.

Paolo, sollecitato a scrivere qualcosa ha mandato questo messaggio:
“A scuola ho imparato a lavorare con il computer.”




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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