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Un educatore come formatore : la bellezza di insegnare e trasmettere le proprie conoscenze

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

a cura di Rocco De Luca, educatore professionale del Consorzio Indaco

Il Progetto Itaca Bologna ha raccolto 15 mila euro per acquistare 72 dispositivi digitali: 40 tablet, 5 smartphone e 27 pc che sono stati consegnati al Cufo (Comitato utenti famigliari operatori) che a loro volta sono stati distribuiti ai propri assistiti.

Dopo la distribuzione, io insieme al mio collega Mario (educatori facenti parte del Consorzio Indaco) siamo stati chiamati a proseguire questa iniziativa occupandoci di contattare le persone che avevano ricevuto il tablet.

Lo scopo era di aiutare e orientare, presso il proprio domicilio, tutti coloro che avevano ricevuto un device, sostenendo sia utenti che familiari nell’acquisizione di competenze informatiche, con l’obiettivo di imparare a comunicare durante il periodo di confinamento e anche dopo.

Prima di iniziare pensavo a come avrei potuto utilizzare le mie conoscenze informatiche trasversali in questa realtà e con queste persone. Infatti erano tutte persone nuove con cui non avevo mai avuto nessun contatto diretto e personale, proprio per questo non sapevo cosa potessi aspettarmi, ma dentro di me ero sicuro che avrei vissuto un’esperienza positiva.

Non voglio inoltrarmi sulla parte pratica di questa esperienza, ma vorrei raccontare quello che ognuno degli utenti mi ha trasmesso.
Le persone disabili, pur con tutti i loro problemi mentali, sensoriali e fisici, sono persone vere. Sono dotate di una disarmante semplicità, innocenza e genuinità. Ma l’aspetto che mi ha colpito di più è che vivono di fiducia negli altri.
Grazie a loro, ho scoperto il valore e la bellezza di trasmettere le proprie conoscenze e il proprio sapere agli altri. Ed è stato un continuo susseguirsi di ringraziamenti ogni volta che acquisivano una piccola competenza che gli permetteva di comunicare e mantenere vive le relazioni, perché loro vivono di relazioni: è tutto quello che hanno. Posso testimoniare che ricevere gesti di gratitudine, di affetto e di fiducia, significa vivere un’esperienza bellissima che ti scalda e ti riempie di gioia il cuore.

Per portare a termine questo compito, non sono bastate solo le mie conoscenze tecniche, ma, è stato necessario mettere in gioco la mia personalità, le mie emozioni e i sentimenti che provavo ogni volta che incontravo qualcuno di nuovo, ma soprattutto la capacità di accogliere personalità, emozioni e sentimenti degli altri.
Alla fine di tutto ho imparato che nonostante ci si metta in gioco con attività diverse e nuove, è sempre vivo un fattore comune: sentirsi utili fa bene.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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