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Corsi informatici per non isolarsi

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

a cura di Caterina Bufarini, Educatrice & Arteterapeuta

Sono un’educatrice professionale ma da un anno mi propongo anche come Arteterapeuta ai singoli individui e ai gruppi. L’Arteterapia è una meravigliosa disciplina cui mi sono avvicinata diversi anni fa.

Tra me e la persona con cui sono vicino, con cui vi è un percorso riabilitativo, sono spesso presenti dei materiali artistici, plastici, pittorici, sensoriali che costituiscono un terreno sopra cui, nel tempo poter andare a coltivare. I risultati sono spesso dei sorprendenti fusti di albero che terapeuta e utente guardano crescere, mano a mano e insieme.

Quando qualcuno si approccia a dei nuovi strumenti, qualsiasi essi siano, dei pennelli o un tablet, si avvicina in maniera sconosciuta e quindi si può avere paura, si può essere attratti, si è ansiosi, si ha voglia di iniziare subito, si cerca un alleato per sentirsi meno impacciati, ci si ritira perché in realtà volevamo solo trovarci di fronte allo sconosciuto ma poi sentire la possibilità di andare via. L’informatica come l’arteterapia allora, come la cucina, come il giardinaggio, come il canto, ha i suoi strumenti e i partecipanti del corso base ed intermedio hanno scelto di conoscerla, di sperimentarsi in una dimensione nuova, lontana a loro seppur contemporanea.

Probabilmente mai avrei creduto nella mia vita di poter essere una formatrice di un corso di informatica. Dico questo perché l’informatica “non mi appartiene” …E invece mi appartiene tutti i giorni, al lavoro, nella vita privata, per socializzare i miei progetti e a volte le mie idee. I corsi di informatica del corso P.A.CO. me lo hanno ricordato.

Ai partecipanti è stato insegnato infatti, oltre che la storia dell’informatica anche l’importanza di un suo utilizzo consapevole, ora dove tante funzioni, che prima svolgeva l’uomo sono state sostituite da numeri, infiniti meccanismi complessi, scopriamo che le nostre intenzioni, con un clic possono essere soddisfatte.

Nel bel mezzo di un’epoca (questa in particolar modo), dove tutti ci siamo visti inermi e impossibilitati di comunicare vis a vis, di vedersi e di stare insieme, abbiamo conosciuto gli infiniti mezzi ora esistenti (di cui ne abbiamo praticato una buona parte) che hanno fornito al gruppo la possibilità di:

- saper comunicare a distanza;
- scoprire la curiosità verso sistemi apparentemente indecifrabili, rivelati invece, comprensibili;
- vedersi in videocamera attraverso quella che è una tridimensione virtuale;
- affrontare azioni che vedevamo difficili, come scrivere un testo di una mail con la tastiera.
Cercare le lettere, è una fatica…
- confrontarsi rispetto alle proprie conoscenze pregresse, ampliarle.
- conoscere un ambiente formativo, non rigido.

I gruppi che ho avuto il piacere di condurre non erano molto numerosi, per i motivi che noi tutti conosciamo. Questa limitazione ha avuto un riscontro positivo in quanto ha permesso ad ognuno/a di avere la sua visibilità che, sappiamo essere importante in un contesto come quello della salute mentale ma anche in quel mondo dove siamo noi che ci scambiamo le mail per organizzare le classi, gli orari, i gruppi. Tutti vogliamo essere visti, essere riconosciuti nelle nostre capacità e nelle nostre difficoltà.

I partecipanti tutti e tutte, richiedevano molta attenzione, richiedevano gli sguardi delle facilitatrici da cui prendevano rassicurazioni, il linguaggio delle stesse che è stato di facile accesso. La difficoltà è stata per quanto mi riguarda, in gruppi così piccoli, di riuscire a calibrare la stessa disponibilità di ascolto a chi aveva un filo di voce strozzato dalla timidezza, a chi invece riempiva tutta la stanza di voce. Il gruppo offre però delle buone dinamiche, ognuno apporta un pezzetto e così nel complesso, i gruppi cui ci siamo dedicate si sono rivelati armoniosi, poiché se capitava che un partecipante fosse più capace nella pratica di alcune azioni, poteva insegnare all’altro ad esserlo, il tutto attraverso la nostra mediazione.

Ringrazio chi ha avviato questo progetto in un momento così ostile alla formazione e alla possibilità di essere in un gruppo, a chi ha realizzato le dispense e pensato ai contenuti di queste, a chi ha proposto questi corsi alle persone facenti parti del circuito della saluta mentale, a chi ha passato tempo al telefono a segnare le disdette e le nuove iscrizioni.
Ringrazio Fabiana con cui ho collaborato e passato un tempo sereno, ringrazio “Sogni e Bisogni” e tutti i partecipanti coraggiosi di imparare e costanti nella partecipazione, semmai leggeranno questo articolo.

Grazie, ora posso dire di essere stata una formatrice di informatica.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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