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Gli interventi nella NPIA: il caso di villa Mazzacorati

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

Monica Lemoli, Educatrice Professionale dell’UOA di Neuropsichiatria Infantile e Adolescenza (NPIA) dell'Azienda USL di Bologna, si occupa di progettare, programmare e promuovere attività educative per i Minori che afferiscono al Servizio. Con questa intervista ci addentriamo nelle strutture e nei servizi offerti dalla AUSL di Bologna su un tema delicato e di estrema urgenza come il disagio adolescenziale.

Qual’è la fascia di età dei giovani che accedono al suo servizio?

«Per quanto riguarda l’ambito degli Interventi Educativi ci occupiamo di Progetti rivolti a bimbi dai 4 anni ai 18 anni. Con il Progetto Orientamento e Monitoraggio scolastico seguiamo i ragazzi per tutto il loro percorso scolastico dalla III media, periodo in cui facciamo l’orientamento, fino alla fine della scuola superiore. Il percorso scolastico si conclude quasi sempre oltre i 18 anni. »

Quello della scuola superiore è un periodo particolarmente delicato

«Adesso c’è il tema dei ragazzi così detti “ritirati dalla scuola”; un fenomeno recente e in crescita. basti dire che almeno la metà di coloro che giungono in prima visita presso l’ambulatorio dove assieme un Neuropsichiatra infantile vediamo bambini/ ragazzi che abbiano manifestato una problematica comportamentale o che riguarda un disturbo della sfera affettivo/relazionale, sono ragazzi che hanno smesso di andare a scuola.
La richiesta di visita viene fatta dai genitori; in alcuni casi sono sollecitati dalla scuola.
I ragazzi che si trovano in questa condizione esprimono una fragilità della sfera affettiva relazionale, in alcuni casi emerge una problematica più profonda.»

Gli adolescenti hanno meno problemi a parlare di disagio

«Non so, sicuramente c’è un "fuori" pronto a cogliere i segnali; questo comportamento è una forma nuova di richiesta d’aiuto?
Le modalità con cui i ragazzi esprimono il loro malessere sono varie e anche il “ritiro” si esprime a diversi livelli: c’e’ il ragazzo che interrompe gradualmente tutte le occasioni di socializzazione esterne alla casa (scuola, amici, attività sportive attività culturali) e c’e’ il ragazzo che non riesce più ad affrontare la scuola ma mantiene alcuni interessi esterni alla famiglia ad es. continua a frequentare la società sportiva, gli scout, gli amici; noi stimoliamo i ragazzi a mantenere e frequentare più possibile luoghi di interesse fuori dalla casa rassicurante.
Questi comportamenti sicuramente mettono in luce una difficoltà ad affrontare i compiti di crescita; c’e’ un blocco sulla costruzione del progetto di vita e la scuola e’ il palcoscenico sul quale va in scena questo malessere.
All’interno della scuola sono attivi degli sportelli di consulenza psicologica a cui possono rivolgersi gli studenti in completa autonomia ( le famiglie per i figli minorenni firmano una autorizzazione generale a inizio anno, ma non sono necessariamente coinvolte qualora il ragazzo decida di rivolgersi allo psicologo della scuola). Questi sono progetti delle singole scuole che decidono in autonomia il professionista a cui rivolgersi.
Nel Servizio pubblico conosco l’Esperienza dello Spazio Giovani che offre formazione e consulenza per le scuole su temi quali la sessualità e l’uso di sostanze.
Un ragazzo che si trova in questa situazione mette “ in crisi” tutto il sistema familiare per questo è importante supportare i genitori; prendersi cura di un adolescente non può prescindere dal lavoro con la famiglia. Anche la scuola stessa può essere una delle possibili fonti di disagio.

«Non ho dati certi sul ritiro scolastico. Quello che posso dire è che dietro un ritiro scolastico ci possono essere tante cause: dall’ insuccesso scolastico non accettato a problematiche che non hanno necessariamente la loro origine nell’ambiente scolastico ma che comunque mettono in evidenza la fragilità del ragazzo ad affrontare i compiti dell’età.

Il ragazzo che chiude alle relazioni sociali, tuttavia può non essere solo, e cioè oggi i ragazzi hanno molti contatti virtuali, appartengono, sulla base di interessi comuni, a diversi gruppi social all’interno dei quali soddisfano il bisogno di essere in contatto senza investimento sulla relazione; fuggono la richiesta di prestazione e la competizione. La comunicazione in rete è alla portata di tutti perché tutti i ragazzi hanno un supporto elettronico con cui connettersi.

Come avviene la presa in carico?

«Le famiglie telefonano al Punto Unico di Prenotazione visite della Neuropsichiatria che a Bologna ha due punti di prenotazione distinti per la parte EST e OVEST della città; viene compilata una scheda che riporta il motivo della richiesta e questa verrà successivamente assegnata per la visita a un Medico NPI o a uno Psicologo del Servizio. Noi Educatori del distretto EST di Bologna partecipiamo alle visite dell’ambulatorio di psicopatologia assieme allo specialista titolare della presa in carico. La prima visita si può concludere con una presa in carico del paziente, con un referto di nulla di patologico o, a volte, con l’invio ad altro Servizio.
Se avviene la presa in carico, l’Educatore sarà titolare del progetto educativo formulato sulla base del bisogno espresso.»

E nel caso dei più piccoli?

«In prima visita al nostro ambulatorio vengono assegnati bambini che hanno manifestato problemi di comportamento o problemi dell’umore, disturbi di ansia; disturbi della sfera affettivo/relazionale. La fascia di età varia dagli 8/9 anni fino ai 17. Alcune volte i genitori si rivolgono al Nostro Servizio su sollecitazione della scuola che ha osservato al proprio interno comportamenti disfunzionali del ragazzo .
Nel corso del colloquio può emergere che alcuni tratti che caratterizzano il quadro più o meno patologico erano già presenti in età precoce »

Le modalità del vostro intervento

Se parliamo dell’intervento Educativo, noi educatori del servizio territoriale facciamo sia interventi diretti ( ad es. conduzione di gruppi secondo programmi specifici per il trattamento di comportamenti dirompenti; le osservazioni in contesti di vita; i colloqui), che indiretti ( il lavoro di monitoraggio con la scuola; il lavoro di rete con tutte le agenzie formali e informali che si occupano a vario titolo di bambini e giovani con i quali noi veniamo a contatto o perché il nostro paziente vi è già inserito o perché noi stessi proponiamo ai bambini/ragazzi di frequentare alcune di queste realtà). Gli Educatori sono anche i titolari del progetto educativo personalizzato individuale o di gruppo che viene realizzato con le prestazioni educative che abbiamo a disposizione grazie alla gara d’appalto che regolamenta il rapporto di lavoro fra Azienda USL e Cooperative/ Associazioni del privato sociale.
Altri colleghi professionisti della riabilitazione si occupano della cura del paziente nel proprio ambito professionale: logopedisti per i disturbi del linguaggio, dell’apprendimento e della comunicazione più in generale, i fisioterapisti per le problematiche dell’apparato neuromotorio e scheletrico, i neuro psicomotricisti della valutazione degli aspetti neuropsicologici del bambino.

L’esempio di Villa Mazzacorati

Il poliambulatorio Mazzacorati è una delle sedi territoriali della Neuropsichiatria della Azienda USL di Bologna zona EST. In questo Poliambulatorio ha sede il mio ambulatorio; il lavoro che svolgo è frutto della condivisione fra noi Educatrici della zona Est di un modello operativo che negli anni si è dimostrato efficace; la cornice organizzativa entro cui ci muoviamo naturalmente è quella dell’UOA NPIA. Nello specifico, per i ragazzi che si trovano nella condizione di avere abbandonato la scuola, è importante avviare la costruzione di una rete al cui centro c’è il ragazzo sostenuto dal lavoro fatto in sinergia fra Servizio territoriale, Scuola, Famiglia ed altri specialisti che talvolta sono già coinvolti sul caso dalla famiglia. Questo lavoro di rete nel nostro caso è in capo all’Educatore Professionale che cura la progettazione con la scuola partendo dal bisogno personalizzato del ragazzo. Altre risorse che la NPIA mette a disposizione sono le ore di Intervento Educativo individualizzato che vengono impegnate nell’importante compito di creare una relazione di fiducia con il ragazzo e per “riprendere in mano i libri di scuola”. La centralità del lavoro educativo è quella di aiutare il ragazzo a riprendere il proprio progetto di vita lì dove si è interrotto; lavoriamo per il superamento del momento di crisi cercando di creare ponti fra “dentro” la casa e “fuori” sia come spazio di esperienze concrete che come spazio simbolico.

Che storie le capita di incontrare?

Le storie sono tante e come tutte le storie hanno le radici nel passato; ci sono storie che trovano il loro nodo all’interno della famiglia, altre nella scuola altre nel mondo degli amici, ma soprattutto tutte le storie ci raccontano qualcosa del soggetto che le racconta, di come lui stesso ha affrontato le diverse esperienze che ha vissuto e soprattutto delle soluzioni che ha trovato per viverle.
Importante è anche la storia che costruiscono con Noi che diventiamo stimolo per andare oltre il qui ed ora, per costruire del ponti che colleghino il passato con il futuro perché noi ci occupiamo di una fascia di età che si chiama evolutiva.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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