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La redazione del sito Sogni e Bisogni a La Spezia

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

a cura di Maria Berri

Tre giorni 22, 30 e 31 maggio sono stati dedicati alla salute mentale, programmati dall’ Asl5 di La Spezia, insieme alle associazioni di volontariato del settore e il patrocinio della Regione Liguria e del Comune di La Spezia.

In una giornata particolarmente mite di un mese di maggio risultato straordinariamente rigido, noi della redazione del sito Sogni e Bisogni abbiamo affrontato, di buon mattino, un viaggio in treno da Bologna, pieno di cambi e di coincidenze, per recarci nella città spezzina, vissuto, comunque, con entusiastico spirito di avventura.

La prima giornata si è svolta all’istituto Fossati Da Passano, il 30 e 31 maggio al Centro Allende sul tema "La salute mentale e l’immaginario collettivo”. Noi della redazione abbiamo partecipato alla giornata del 30 maggio. Nelle ore pomeridiane, nelle quali era previsto il nostro intervento, erano presenti anche gli organi di stampa, rappresentati da alcuni giornalisti, per discutere il tema controverso su come viene trattata la salute mentale nei mass media. È emersa tutta l’inadeguatezza di un giornalismo che si interessa del problema solo nei casi di cronaca nera, ma d’altra parte qualcuno ha fatto notare come la precarizzazione del mestiere giornalistico abbia notevolmente abbassato le competenze della categoria.

Dalle ore 14,00 alle ore 15,30 è stata aperta la tavola rotonda dal dott. Giorgio Pescetto che ha introdotto i lavori sul tema “Un patto per la Salute Mentale: la città che cura”, alla quale hanno partecipato anche il sindaco di La Spezia, esperti, rappresentanti sindacali e delle associazioni di volontariato. Il focus è stato incentrato sul cambiamento che devono effettuare le parti sociali quando si relazionano con persone con disturbi. Molto spesso la paura, in maniera pregiudiziale, prende il sopravvento sulla psiche dei cosiddetti cittadini “normali”, in quanto associano il problema psichiatrico al rischio di violenza, all’impossibilità di comunicare, all’irresponsabilità e ad altri fattori. E questo si traduce soprattutto nell’ambito lavorativo, nel quale l’accesso della persona con disturbi rappresenta un forte ostacolo. Questo nonostante le parti presenti al tavolo di discussione abbiano raccontato le esperienze di incontro con le associazioni di categoria, come Confindustria, spesso assenti e sorde a questa problematica.

Abbiamo colto l’occasione per distribuire i volantini riguardanti il sito e alcune copie de “Il Faro” che abbiamo visto poi in mano a molti dei presenti in sala.
Quindi è toccato a noi. Ci siamo presentati come utenti della Salute Mentale di Bologna con il compito di illustrare il sito in tutte le sue articolazioni nell’ambito della comunicazione.

Federico Mascagni ha sviluppato il suo intervento con l’ausilio di svariate slide. Ha presentato la struttura del sito e le sue tante funzioni inerenti la comunicazione a 360°: informazioni sulla nascita del progetto del sito, che cominciando in sordina, ha sensibilmente aumentato il bacino dei fruitori; ha fatto conoscere il CUFO (Comitato Utenti Familiari e Operatori) che è l’organismo partecipativo all’interno del Dipartimento di Salute Mentale e promuove l’elaborazione congiunta di proposte di intervento; l’articolato programma PRISMA per l’attuazione del sito Sogni e Bisogni, che ha anche il compito di promuovere, coordinare e supportare la realizzazione dei progetti di sussidiarietà promossi dalle associazioni del CUFO.

Maria Berri ha illustrato il giornale “Il Faro”, un progetto nato da alcuni utenti, la cui denominazione si ispira simbolicamente alla luce che indica la rotta a persone perse nel mare della sofferenza ( cit. Fabio Tolomelli, direttore del giornale “Il Faro”).
La peculiarità è il tema che di volta in volta viene messo a fuoco: la vergogna, lo stigma, la colpa, le emozioni e altri argomenti, che risulta essere, da come viene trattato l’argomento, un utile strumento per chi sta male in quanto lo aiuta a capire meglio se stesso con il confronto delle varie visioni e da ogni angolazione. La verità è che è forte la resistenza nel dover ammettere la propria malattia perché si vive in una società in cui alberga il pregiudizio nei confronti di chi ha disturbi psichici.

Daniele Collina ha parlato di Psicoradio, una testata giornalistica depositata che ha una redazione formata da pazienti psichiatrici. Inoltre, propone un corso di formazione per imparare a fare radio. Il progetto nasce dall’idea che l'intelligenza e i talenti di chi soffre di disturbi mentali spesso vengono sopiti, ma non annullati dalla malattia. Con una formazione ad hoc i talenti possono emergere, e la sensibilità di chi vive tali problemi può produrre una comunicazione accattivante, in quanto scava nei meandri della sua psiche.
Da una persona presente al Convegno sono state rivolte domande sulla nascita di questa specifica trasmissione radio, come la frequenza delle puntate che vanno in onda una volta a settimana e se l’idea fosse trasferibile a La Spezia, ricevendo una risposta affermativa, così come avvenuto a Bologna.

L’obiettivo di questo evento, come evidenziato dalla brochure di presentazione è stato quello di tentare di ridurre la distanza tra i vari mondi, quello dei Media e quello della Salute Mentale che, spesso loro malgrado, si incrociano, senza però avere gli strumenti per capirsi e quindi raccontarsi in modo adeguato.
Occorre fare crescere la cultura della promozione della salute mentale nell’opinione pubblica. Le informazioni sul mondo della psichiatria non devono suscitare ansia e paura ed influire negativamente sull’immaginario collettivo. Occorre che le parole da utilizzare non feriscano, ma curino e servino a infondere coraggio per abbattere e superare le barriere e per vincere lo stigma e il pregiudizio. Sarebbe necessario creare una interazione e una interdipendenza positiva e relazionale tra i vari attori protagonisti, artefici del cambiamento: un patto cittadino che sia crocevia tra operatori del pubblico e del privato, tra familiari e pazienti, tra le diverse forze istituzionali, economiche, culturali e associative per generare, così, il senso collettivo e di comunità intorno al tema della salute mentale e restituire alle persone, nonostante il problema psichiatrico, la speranza concreta di vivere la miglior vita possibile.

Il raccontarci le impressioni e le emozioni vissute lungo la strada del ritorno a casa, ha fatto volare via la stanchezza e il tempo di percorrenza, portando con noi un ricco bagaglio di esperienze positive e la voglia di imbarcarci per approdare a contesti ancora da esplorare.



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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