di Chandra Signorile
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale 2026 alla biblioteca di San Giovanni in Persiceto è stata organizzata "Esperienze a colori", una giornata di arte, live painting, informazione e convivialità per incontrare la cittadinanza e condividere esperienze di salute mentale.

La redazione ne ha parlato con Ombretta Gentile, educatrice del Centro di salute mentale, che è stata coinvolta nell’organizzazione, e con un paio di artiste che hanno esposto le proprie opere e hanno raccontato la loro esperienza. “Insieme con la dottoressa Maria Costanza Scura, il dottor Gabriele Simonelli, la dottoressa Stefania Siano e la collega educatrice Anna Sangalli abbiamo pensato di proporre alla comunità di San Giovanni una esperienza basata sull'arte come espressione di linguaggio delle proprie emozioni, quindi come altra modalità di esprimersi, sempre orientata al benessere – dice Gentile - Ciò che ci ha reso contente è essere riuscite a valorizzato le esperienze di ognuno e la proficua collaborazione con il Comune, che nonostante il periodo saturo di eventi ha messo a disposizione la biblioteca e i pannelli espositivi. È stato coinvolto anche il Fomal, istituto professionale del territorio con il quale si cerca di collaborare per fare rete. La performance in sé era un format nuovo per il paese quindi è stato partecipato e apprezzato. A partire da una tela bianca si è dato vita a un’opera collettiva a otto mani”.
La mostra era molto variegata e c’erano opere realizzate con diverse tecniche. Chiara Chiossi, ad esempio, ha realizzato un’opera, il cui sfondo è il regolamento dell’Spdc di San Giovanni in Persiceto, sul quale poi ha utilizzato sia pennarelli che disegno digitale. Ha scelto di intitolarla “Ricordi di diagnosi e cura” e ha chiesto che potesse essere esposta vicino a questa frase: “Il disegno e l’arte mi hanno aiutata a restare in contatto con me stessa e la realtà in un momento della mia vita dove mi sembrava di impazzire. L’arte mi ha tenuto compagnia quando le persone non bastavano”.
“Disegno da quando sono piccolissima – racconta Chiossi - è stata la prima passione che ho avuto e l’unica che sono riuscita a portare avanti nonostante tutto. Anche per quanto riguarda le sofferenze legate alla salute mentale mi ha sempre aiutata esprimermi e sfogarmi attraverso il disegno e la pittura, ma in realtà con qualsiasi forma d’arte, anche con la musica. Purtroppo nei momenti peggiori mi sembra che la mia condizione mi porti ad abbandonare un po’ la passione e l’estro artistico che va di pari passo con lo stato di salute mentale. Se sto male si vede da quello che disegno, anche perché è uno dei pochi modi che ho di esprimere quello che ho dentro senza incontrare ostacoli in particolare”.
Anche Beatrice Zara, un’altra delle artiste che ha esposto racconta di essere sempre stata creativa, fin dall’infanzia. Zara ha un vissuto un po’ diverso, se Chiossi parla di rimanere nella realtà grazie all’arte, Zara racconta che per lei è un modo di creare come un piccolo mondo parallelo, più bello di quello tangibile. Entrambe sono però accomunate da un’enorme voglia di migliorarsi e di continuare a utilizzare l’arte come un vero e proprio strumento di benessere, oltre che di sensibilizzazione rispetto al tema della salute mentale.
“L'arte per me è una via di fuga. Fuga da tutto ciò che di brutto trovo nel mondo e in me stessa. Quando creo non penso, sono concentrata solo lì, a far venire la mia creazione al meglio possibile per me e per chi guarda/compra. Spesso le cose non vengono come vorrei, ma sto imparando ad accettarle lo stesso, se riesco modifico via facendo, se no, vedo come va a finire. È sempre una sorpresa alla fine, perché parti con un'idea ma non sai come ti verrà”.
L’arte così diventa una compagna fedele, un esercizio di fiducia nel futuro e allo stesso modo rappresenta la possibilità di vivere qui ed ora.
Adina invece è passata con l’educatrice che vede durante gli interventi individuali e anche lei, in un’altra posizione ha beneficiato della giornata: “Oggi ci siamo riempite gli occhi di colori, ero stanca di fare sempre discorsi pesanti”.
L’arte, che sia creata o semplicemente contemplata, apre una finestra su un mondo diverso e aiuta a guardare la realtà da un’altra prospettiva. A volte basta proprio questo: fermarsi, lasciarsi sorprendere dai colori e concedersi un momento di leggerezza. Non per dimenticare le difficoltà, ma per ricordare che nella vita c’è spazio anche per ciò che fa stare bene.
Quando si parla di salute mentale, il pensiero va spesso alla sofferenza. Eppure, prendersi cura di sé significa anche imparare a riconoscere la gioia, accoglierla e condividerla. La giornata “Esperienze a colori” ha ricordato che l’arte può essere un’occasione per ritrovarsi, incontrare gli altri e riscoprire il piacere delle piccole cose.
Avere un momento di leggerezza aiuta a rendere più sopportabile la vita e allena alla gioia. Quando si è felici bisogna rendersene conto e vivere.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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