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A San Lazzaro con Agriverde nasce una Comunità a sostegno dell'agricoltura sociale

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni

L'occupazione è una delle forme di sostegno alla terapia più importanti per la salute mentale. Agriverde, la cooperativa sociale con sede legale in via Salarolo 2/D a San Lazzaro di Savena, si occupa fin dalla fondazione, nel 1986, di riabilitazione e inserimento lavorativo attraverso la coltivazione orticola.
La cura del verde e il contatto con la natura consentono alla persona con fragilità di entrare in contatto con la forma basilare della realtà, con il processo delle stagioni che insegnano la ciclicità della vita e il suo sviluppo, in un contesto dove il prodotto del proprio sforzo è visibile. Coltivare vuole dire prendersi cura di esseri viventi, sviluppare conoscenze, abilità, empatia. Con il progetto della Csa – acronimo di Comunità a Sostegno dell'Agricoltura, dall'inglese Community Supported Agriculture – si apre la possibilità del coinvolgimento dell'intera cittadinanza in un rapporto fiduciario fra coltivatore e consumatore.

È un progetto sociale che elimina le diversità e potrebbe aprire, nel lungo periodo e in base al successo dell'iniziativa, a nuovi posti di lavoro anche per le persone con fragilità mentali, in un ambiente inclusivo, preparato ad accoglierle e seguirle, a renderle protagoniste degli obiettivi. Ne abbiamo parlato con Valentina Bassi di Agriverde.

csa fattoriadeldono

 

Come nasce la Csa della Fattoria del Dono

“Abbiamo deciso di cercare di creare una Csa per avvicinare chi coltiva e chi porta il cibo sulla propria tavola: è un po' quello che vuole sviluppare questo progetto, sostenere un'agricoltura locale, agroecologica e rispettosa dell'ambiente - dice Bassi - E non soltanto: una Csa permette anche di valorizzare la dimensione sociale, quindi costruire una comunità, creare delle occasioni e contribuire anche alla cura di quello che alla fine è un bene comune, perché la persona che l'ha donato ha messo il vincolo che fossero fatte delle attività a scopo sociale”.

Il funzionamento è quello di “un grande orto collettivo che viene sostenuto economicamente direttamente dalle persone che poi ne ricevono i prodotti. Chi partecipa non partecipa solo all'acquisto di una cassetta di verdura ogni settimana – prosegue Bassi – ma sostiene tutti i costi dell'intera annata agricola: il lavoro delle persone impiegate, le sementi, le piantine, le attrezzature, tutto ciò che serve per coltivare gli ortaggi”. In cambio, ogni settimana chi aderisce riceve una parte del raccolto: ortaggi “stagionali, a chilometro zero, coltivati con tecniche agroecologiche senza l'uso di sostanze chimiche. È come se si condividessero sia i benefici che anche i rischi della stagione agricola, perché ci potrebbero essere delle difficoltà che fanno sì che il raccolto non vada esattamente come ti sei prefissato”.

Le opzioni di adesione sono due: “Una quota intera, che è di 800 euro all'anno, e sono circa 5-6 chili di ortaggi a settimana, oppure mezza quota, che quindi sono 400 euro, e la metà del quantitativo”. Le quantità, precisa Bassi, “sono un po' una stima: possono variare in base al clima, all'andamento delle colture, al raccolto. Possono variare anche in surplus, e poi è chiaro che la comunità, quindi le persone che hanno aderito, decideranno cosa farne”. La distribuzione avverrà una volta a settimana e, per la prima annata, durerà 33 settimane a partire da maggio 2027. “Gli ortaggi saranno distribuiti senza imballaggi usa e getta: si riduce la filiera, si riducono gli sprechi e anche gli imballaggi, e si creano occasioni d'incontro, di scambio e di relazione tra le persone del territorio”.

Preadesioni fino a metà novembre: servono 75 quote

“In questo momento stiamo raccogliendo le preadesioni, perché dobbiamo capire se ci sono le condizioni per partire nel 2027. Abbiamo bisogno di minimo 75 quote e siamo più o meno a metà, un pochino di più”. Il termine, inizialmente fissato a fine settembre, è stato spostato: “Abbiamo deciso di prorogare la data fino a circa metà novembre. Una volta che avremo le condizioni per partire, quindi ci saranno abbastanza persone che hanno aderito, Agriverde assumerà due persone che poi nella pratica coltiveranno la terra”.

Aderire, però, non significa soltanto acquistare ortaggi. “Partecipare a una Csa non è solo mettere una quota e portarsi a casa le verdure: oltre ad assumersi un po' un rischio d'impresa, vuol dire anche partecipare attivamente a una comunità, quindi mettere magari del proprio tempo come volontario per fare alcune attività, che possono essere decise dagli stessi aderenti”. La Csa è destinata ad autogestirsi: “Dovrà in qualche modo capire se diventare un'entità giuridica oppure un'associazione, può decidere come costituirsi”.

Inserimento lavorativo e salute mentale: il ruolo di Agriverde

Alla domanda se il progetto coinvolga persone con fragilità, Bassi parte dalle regole del lavoro agricolo. “Su quello che è l'agricoltura e il lavoro agricolo c'è una parte di sicurezza del lavoro che va rispettata. Le due persone che materialmente coltiveranno la terra saranno assunte da Agriverde e verranno affiancate da squadre di Agriverde, che sono sempre composte, come è la nostra organizzazione, da un caposquadra che è un educatore e da persone inserite che provengono dalla salute mentale o dal servizio disabili, oppure hanno fragilità di diverso tipo”. Dietro la Csa, sottolinea, “c'è Agriverde, che promuove il fatto che tutto questo sia anche una modalità di inserimento per persone con fragilità”. Resta poi aperta a chiunque la partecipazione alle attività promosse dalla Fattoria del Dono: “Quello sempre”.

Se la Csa avrà successo, i posti di lavoro potranno aumentare? Il progetto del comitato, spiega Bassi, è stato calcolato sul numero minimo di aderenti in grado di sostenere due assunzioni. Promuovere e avviare la Csa era uno degli obiettivi del progetto di gestione presentato al Comune; dopo il lancio, la parola passerà agli aderenti. “La Csa sarà composta da persone, un'assemblea che deciderà come andare avanti. Questo lo decideranno loro, e sicuramente nel momento in cui dovessero aderire più persone si prevederà di coltivare più terra e, nel caso in cui sia necessario, assumere più persone”.

Chi può partecipare alla Comunità a Sostegno dell'Agricoltura

“Per il momento non possiamo attivare tirocini, perché Fattoria del Dono non è un'entità giuridica. Non ci sono neanche le attività giuste e neanche le persone che potrebbero poi seguirle, perché non ci sono dei veri e propri educatori”. L'accoglienza resta aperta a chi ha voglia di partecipare in maniera attiva e riesce a farlo – “noi accogliamo tutti, questo assolutamente sì” –, ma serve un minimo di autonomia. “Se una persona ha zero autonomia all'interno delle attività, noi abbiamo bisogno che venga accompagnata da qualcuno in questo momento, perché non c'è una vera e propria struttura, come c'è in Agriverde, per accogliere le persone e dargli anche un sostegno”.

Lo spazio è aperto anche alle associazioni che vogliano proporre iniziative: “Come comitato prendiamo in considerazione tutte le proposte che vengono da qualsiasi tipo di realtà e poi cerchiamo di promuoverle all'interno dello spazio”. Intanto il calendario della Fattoria si riempie. Ogni venerdì si tiene un aperitivo con scambio di piantine, il cosiddetto plant swap: “Tu porti una piantina e, se vuoi, ne prendi un'altra diversa”, spiega Bassi. L'aperitivo, preparato dal comitato o dalle volontarie e dai volontari disponibili, si svolge all'aperto finché il tempo lo consente. L'11 e il 12 settembre la Fattoria ha ospitato la prima edizione di Alleanze per la Terra – Festival dell'Agroecologia, promosso dall'assessorato all'Agroecologia del Comune di San Lazzaro insieme al comitato di gestione e al Biodistretto dell'Appennino bolognese. E quando sarà raggiunto il numero minimo di quote, promette Bassi, “sicuramente faremo una festa”.

Per informazioni e preadesioni alla Csa della Fattoria del Dono si può scrivere a lafattoriadeldono@gmail.com.

In fondo all'articolo è disponibile la scheda di preadesione.

Volantino

Scheda di preadesione




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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