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“Anatomia di me”: il corpo, la diagnosi e la riconquista della propria voce

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Chiara Ghelfi

Con “Anatomia di me”, Melissa Ianniello - in arte Mel the Sketcher - firma un’opera intensa e radicale, a metà tra diario autobiografico e poesia illustrata. Un libro che non si limita a raccontare l’esperienza della sofferenza psichica, ma la attraversa dall’interno, restituendole corpo, voce e complessità.

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Illustratrice autodidatta, già fotografa documentarista e laureata in filosofia, Ianniello costruisce negli anni una ricerca artistica profondamente autobiografica, nata dalla necessità di trasformare il dolore in linguaggio. Disegno e scrittura diventano strumenti di sopravvivenza, piccoli atti di esorcismo contro paure, stigma e invisibilità. In “Anatomia di me” (Eris Edizioni) questa pratica raggiunge una forma compiuta: le pagine si riempiono di illustrazioni in bianco e nero accompagnate da testi in prosa e frammenti poetici che restituiscono tutta la vulnerabilità dell’esperienza vissuta.

Il libro affronta apertamente il rapporto con la diagnosi psichiatrica, il disturbo borderline di personalità e il disturbo bipolare, ma rifiuta qualsiasi narrazione semplificata della “guarigione”. Lo sguardo dell’autrice è dichiaratamente antipsichiatrico: mette in discussione la medicalizzazione coercitiva, denuncia le pratiche che riducono la persona a oggetto di cura e racconta la violenza silenziosa di un sistema che spesso “cura togliendo la voce”.
“Anatomia di me” è il racconto di una riappropriazione. Il corpo e la mente diventano un campo di battaglia, ma anche uno spazio da riconquistare. L’autrice si interroga su cosa significhi convivere con una diagnosi senza esserne annientata, imparare a rispettare i propri tempi, attraversare il dolore senza cancellare la propria identità.

La forza del libro sta soprattutto nella sua sincerità estrema. Mel the Sketcher si espone senza filtri, alternando momenti di profonda fragilità – il testo contiene riferimenti all’ideazione suicidaria – a slanci di consapevolezza e resistenza. Non cerca consolazione né retorica motivazionale: ciò che offre è una testimonianza viscerale, autentica, necessaria.

“Anatomia di me” è un’opera che lascia il segno perché non addomestica il dolore e non cerca di renderlo accettabile. Lo mostra nella sua crudezza, ma anche nella sua capacità di trasformarsi in linguaggio, relazione e possibilità di riscatto. Un libro che parla di salute mentale, sì, ma soprattutto del diritto di restare persone anche dentro la sofferenza.

Il percorso raccontato da Mel the Sketcher può essere letto come un autentico percorso di recovery: non una guarigione lineare o una semplice “scomparsa” del sintomo, ma un processo complesso di riconquista di sé, di autodeterminazione e costruzione di significato attraverso l’esperienza della sofferenza psichica. In “Anatomia di me” la recovery prende forma nella possibilità di nominare il dolore, trasformarlo in linguaggio e relazione, sottraendolo allo stigma e al silenzio. Disegnare e scrivere diventano così pratiche di sopravvivenza, ma anche strumenti di emancipazione: un modo per riprendersi la propria storia, il proprio corpo e il diritto di esistere oltre la diagnosi. La forza del libro sta proprio nel mostrare come la fragilità possa convivere con la resistenza, e come il percorso di cura possa nascere anche fuori dalle logiche esclusivamente medicalizzanti, dentro relazioni, consapevolezza e possibilità di espressione.

 




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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