di Maria Berri
Sin dalla notte dei tempi l'uomo si è sempre interrogato sul senso della propria esistenza, ed è proprio "Il senso" il tema che viene declinato nelle sue varie accezioni nel nuovo numero del Faro, uscito a dicembre 2025.

Un senso
omissis...
Voglio trovare un senso a questa vita
Anche se questa vita un senso non ce l'ha
[...]
Che se non ha un senso
Domani arriverà lo stesso
[...]
Domani un altro giorno arriverà...
Vasco Rossi
Nel testo di "Un senso" di Vasco Rossi, citato all'interno della rivista, si parla della ricerca del significato universale del senso della vita. Pur riconoscendo che a volte la vita, le storie e i desideri sembrano non averne, c'è la speranza che "domani arriverà lo stesso", offrendo un messaggio di persistenza e ottimismo.
Fabio Tolomelli nel suo editoriale fa riferimento alle varie accezioni del termine come la facoltà di percepire stimoli esterni, come cogliere il significato di una parola o di un concetto e, inoltre, come la capacità di giudicare correttamente o di comprendere il valore delle cose.
Ciò che però più interessa a Tolomelli è porre l'accento sul senso della vita e, facendo un excursus tra vari pensatori, ricorda Sigmund Freud, quando l'uomo si ostina a ricercarlo mostrando già segni patologici. D'altro canto Lev Tolstoj era all'affannosa ricerca del perchè la vita ha un senso e non trovandolo in sè lo cercava negli altri o nella famiglia, ma non bastandogli, meditò il suicidio.
Tra i contemporanei, il filosofo André Comte-Sponville afferma che la vita non ha senso, ma può avere un valore, che coincide con l’amore per la vita. E, quindi, la vita ha senso se noi l’amiamo. Il Vangelo, ne rafforza il significato, ponendo l'uomo in relazione con Dio, e amandolo e amando il prossimo, si può vivere in comunione con lui per l’eternità.
Nel suo percorso di malattia, Tolomelli si è domandato qual è il senso della vita, o più ancora il perché di tutta la sua sofferenza, il perchè delle ingiustizie e delle malattie che attanagliano il mondo. Non ha mai trovato risposta fino a qundo, lavorando presso l’Opera di Padre Marella a San Lazzaro di Savena, fu illuminato da una frase che aveva letto su un cartello affisso al muro: “La felicità è sempre al plurale”.
In effetti, all’inizio Tolomelli non ne comprese subito tutto il significato, ma come un anticorpo, lentamente, si sviluppò nel suo essere e andò ad aggredire tutte le ossessioni che, come un virus, infettavano la sua mente. Ciò avvenne capendo che il senso della vita è essere felici insieme agli altri, condividendone gioie e dolori.
Laura nella sezione "Pensieri e Parole" scrive l'aticolo intitolato "In che senso?" Nel labirinto delle sue riflessioni, Laura cerca di trovare il filo della sua ricerca di senso: ogni cosa che esiste ha un senso. Tutto ha un senso, tutto ha un perché, afferma Laura. Ad esempio, le scarpe servono per poterci dare la possibilità di camminare più speditamente, e che ogni tipo di abbigliamento ha il suo scopo, il proprio senso.
Così passa dalla osservazione delle cose pragmatiche a quelle che nutrono l'intelletto e lo spirito, come i mass media, anche la musica e le arti creative in generale hanno il senso di ricreare mente e spirito.
Per l'autrice la vita, come per tutti noi, è un dono e bisogna fruirne al meglio senza privarsi di niente, perché di vita ce n’è una sola. I nostri cinque sensi sono il mezzo fondamentale per interagire con l’ambiente circostante, ma Laura aggiunge anche il sesto senso che offre la possibilità a ogni persona di captare istintivamente e comprendere il senso delle cose.
Profonde sono le riflessioni di Greta Bettelli nel suo articolo:"Senso e dissenso della malattia psichica", nellla sezione Riflessioni in libertà. L'autrice si interroga sul significato della malattia mentale e se esistono criteri univoci per definire la sua genesi e il suo decorso. Bettelli a queste domande cerca di fornire risposte basandosi su ricerche scientifiche. Diversi neuropsichiatri sostengono che si sappia di più sul nostro universo che non sul cervello umano. In effetti, non esistono studi solidi che comprovino alterazioni biochimiche o strutturali all’interno del cervello di quanti soffrono di patologie psichiche, dalla schizofrenia alla depressione.
Sfogliando la rivista non si può non considerare il momento storico in cui viviamo, caratterizzato da violenze e conflitti disseminati per tutto il globo terrestre e ciò non ha lasciato indifferenti Fabio Tolomelli e Cristina Cavicchi. Recensendo il carteggio tra Freud e Einstein dal titolo "Perchè la guerra?" (1932). si interrogano appunto sul perchè di tali conflitti.
Il libretto, nato da una richiesta della Società delle Nazioni, per disquisire sul senso della guerra, mette in luce una serie di domande che Albert Einstein rivolge a Freud sul suo significato. Freud dà un'interpretazione psicoanalitica ed esamina le cause della guerra, focalizzandosi sugli istinti primordiali dell'uomo in contrapposizione al senso civico che dovrebbe prevalere. Sostiene che la guerra sia radicata nell'aggressività umana, ma che la risposta stia in un processo di civilizzazione e nell'identificazione tra individui capaci di contrastarla, sebbene riconosca la difficoltà di una pace duratura.
In un contesto mondiale dove vige la legge del più forte e tutte le norme giuridiche vengono infrante, in che futuro si può sperare? Sono le domande che si pongono Fabio e Cristina e si chiedono ancora: "Se i potenti in persona, quelli che usano la violenza verso civili inermi, decimando popoli e portandoli alla fame, e anche quelli che fomentano o cinicamente consentono queste distruzioni, venissero catapultati nella striscia di Gaza, a vivere nelle condizioni in cui sono costretti i palestinesi, o in Ucraina sotto le bombe, come reagirebbero? Chissà se non potrebbe servire a farli diventare più empatici e più umani".

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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