di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni
Senza lavoro non c’è presente né futuro, e questo vale per tutti. Per chi soffre di disturbi mentali oltre a significare sopravvivenza materiale, il lavoro è anche terapia che sottrae dall’isolamento, porta a sane abitudini, al senso di responsabilità, alla gratificazione.

Ogni giorno utenti e familiari lottano contro l’inefficacia delle agenzie pubbliche preposte alla ricerca del lavoro; chi racconta che le richieste di chi ha disturbi mentali vengono lasciate in fondo ai fascicoli perché nessuna impresa vuole avere a che fare con persone considerate imprevedibili o peggio pericolose, e né il collocamento mirato né l’Ips (Individual placement and support, il servizio di supporto all'impiego del Dipartimento di salute mentale) intervengono direttamente per perorare efficacemente la causa di chi ha meno diritti degli altri. Le esperienze raccolte negli anni raccontano che il sistema di collocamento migliore è il passaparola di amici e conoscenti.
In questo panorama sappiamo dell'associazione Progetto Itaca e della sua Job Station, che colloca e affianca le persone con disabilità nell’inserimento nel lavoro, anche se per limiti strutturali può muoversi a favore di poche persone all’anno. Poi nell’ambito pubblico-privato c’è Insieme per il lavoro. Nato nel 2017 da Comune, Città Metropolitana e Arcidiocesi di Bologna, che mantengono l’organizzazione grazie alla cessione di una parte del fatturato dell’azienda Faac (di proprietà dell’Arcidiocesi) e di risorse, anche professionali, provenienti da Comune e Città Metropolitana, può contare su una rete creatasi grazie alla firma di un protocollo di intesa politico che vede assieme le associazioni di categoria e i sindacati unitari.
“Dal 2017 a oggi abbiamo ricevuto 11.500 candidature, si sono presentate ai colloqui 8.200 persone, e si sono formalizzati 3.100 contratti”, dice Ambrogio Dionigi, responsabile del Servizio politiche per il lavoro della Città metropolitana e del Comune di Bologna e coordinatore di Insieme per il Lavoro.
Il servizio è aperto a tutti i residenti e domiciliati nel territorio metropolitano; basta prendere un appuntamento al numero 051.6598210 il mercoledì dalle 10 alle 12.30. “Il colloquio può durare fino a due ore. Serve per conoscersi reciprocamente a fondo, visto che non tutti possono avere bisogno di Insieme per il lavoro. Ci sono dei servizi specialistici che sono più indicati. Quando emerge un profilo di disabilità che è difficile da aiutare collaboriamo con il collocamento mirato, quello protetto e con l’Ips, anche perché noi lavoriamo prevalentemente con il mercato del lavoro competitivo”.
Rimane il problema di cui abbiamo parlato sopra. Dionigi si dimostra aperto a un ragionamento con il mondo dell’associazionismo della salute mentale purché questo avvenga a un tavolo che raccolga le agenzie preposte al collocamento per persone disabili. “Non vogliamo entrare in competizione con chi si occupa da tempo di un settore specifico, ma ritengo che sarebbe interessante uno scambio di idee per migliorare il servizio di tutti”.
Una sollecitazione da prendere in considerazione da parte delle associazioni. Ma come funzionano l’orientamento e l’inserimento proposti da Insieme per il lavoro? “Il primo colloquio serve a capire cosa possiamo fare noi e cosa può fare la persona. Che cosa uno vorrebbe fare, che cosa può effettivamente fare. Noi illustriamo quali sono i servizi sul territorio e valutiamo se è necessario fare o rifare il curriculum. Fatto il primo colloquio ogni settimana i nostri operatori si riuniscono in équipe e ragionano su quale progetto si può attuare per la persona”. Rispetto all’Ips Insieme per il lavoro non applica il sostegno indeterminato nel tempo all’utente, anche se è l’unica realtà sul territorio a offrire formazione che prevede un’indennità di frequenza. “Inoltre intercettiamo i percorsi formativi già attivati dalla Regione Emilia-Romagna”. Poi Dionigi ci segnala una novità interessante: “C’è un rapporto significativo con il Dsm, che da settembre in via sperimentale ci invierà dai Centri di salute mentale una ventina di persone che hanno in carico”.
Insieme per il lavoro non contempla tirocini ma stage di massimo tre mesi con l’impegno ad assumere la persona se lo stage è andato bene. Infine Dionigi rinnova l’invito alle associazioni a prendere contatto con Insieme per il lavoro. “Siamo un’organizzazione estremamente permeabile disposta ad ascoltare i bisogni. In questi anni abbiamo interloquito con moltissime associazioni e portatori di interesse che ci hanno portato istanze, come nel caso dei centri antiviolenza, per i quali siamo stati un punto di riferimento delle donne che escono dai loro percorsi. Sul tema delle disabilità se è vero che abbiamo comunque un rapporto privilegiato con il centro per l’impiego e con il collocamento mirato, siamo comunque sussidiari e possiamo pensare a riflessioni comuni che integrino i loro obiettivi”. Associazioni, fatevi avanti.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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