di Chandra Signorile, redattrice di Sogni&Bisogni
La redazione di Sogni&Bisogni ha incontrato Camilla, una ragazza che ha preso parte a un progetto Iesa, il percorso di accoglienza in famiglia di persone con problemi psichiatrici. Camilla ha 24 anni e vive con la sua famiglia. A volte sente il bisogno di andarsene, ma non si sente ancora pronta ad abitare in autonomia e ha paura di non riuscire a mantenersi da sola. Camilla è seguita dal Centro di salute mentale del suo territorio che le fa una proposta: lo Iesa potrebbe fare per lei.

Lo Iesa (Inserimento Etero-Familiare Supportato per Adulti) è un’iniziativa promossa dal Dipartimento di Salute Mentale di Bologna, dove è stato attivato la prima volta nel 2008. In realtà il primo Paese a sperimentare questa formula è stato il Belgio. In Italia è presente in diverse città: Torino, Bergamo, Treviso, Modena, Monza, Firenze, Settimo Torinese, Lucca, Collegno, Barletta-Andria-Trani. E Bologna.
Il progetto prevede l'accoglienza in famiglia di persone con problematiche psichiche. L'obiettivo è fornire un supporto temporaneo. In cambio, le famiglie ricevono un piccolo contributo economico dall'Ausl per coprire le spese quotidiane, compresi i bisogni degli ospiti. La "famiglia" non si riferisce solo a quella intesa in modo tradizionale, ma a qualsiasi persona disposta a condividere una parte del proprio tempo con qualcuno in difficoltà. Durante l’intera durata del progetto vengono organizzati incontri periodici con i referenti Iesa dell’Ausl per monitorarne l’andamento.
C’è una vera e propria équipe operativa multiprofessionale di supporto. Le modalità che possono essere adottate sono principalmente due: full time o part time, a seconda delle esigenze dell’ospite e delle possibilità offerte dall’ospitante. Nel secondo caso si condivide una parte del proprio tempo libero, nei giorni feriali o nei fine settimana, anche facendo, a casa propria e non, semplici attività quotidiane insieme all’ospite. L’obiettivo è “fare famiglia” e creare tanta quotidianità.
Camilla (il nome è stato cambiato per motivi di privacy) ha fatto la richiesta per il progetto Iesa nell'ottobre del 2022. In quel momento si trovava ricoverata a Villa Baruzziana. Le sono state presentate Carolina Conti ed Elisabetta Bernardinello, referenti Ausl, con le quali ha fatto diversi colloqui a cadenza bisettimanale in cui hanno cercato insieme di scandagliare gli interessi e le propensioni di Camilla, una sorta di analisi dei bisogni, in un'accezione più ampia. Questo lavoro preventivo è stato pensato per trovare il "match" giusto. Nel caso di Camilla ci si è concentrati molto sulla sua vena artistica. Durante questi colloqui è emersa però anche la necessità di potersi sperimentare nell'ambito lavorativo, possibilmente a contatto con altre persone.
Dopo circa sei mesi, ben dopo le dimissioni di Camilla da Villa Baruzziana, viene individuata la persona che sembra poterla accogliere durante i weekend. È Giovanna (il nome è stato cambiato per motivi di privacy), una donna di 42 anni che ha un laboratorio creativo, in cui realizza le sue opere artigianali che poi vende. Giovanna utilizza tecniche diverse, dalla stoffa al decoupage, dalla pasta di mais alla ceramica, passando per il macramè e la lavorazione del fimo, una pasta modellabile.
Nel marzo del 2023, quindi, viene organizzato un primo incontro tra Camilla e Giovanna. Si inizia a parlare degli aspetti più pratici relativi all'organizzazione del progetto. Camilla racconta “nei primi giorni di aprile ho iniziato a vedere Giovanna nel weekend. Di solito ci vedevamo a casa sua, dove mi ha presentato anche il suo compagno". Camilla spiega come questo rapporto nel tempo abbia acquisito sempre maggiore importanza: "Giovanna era diventata un modello di riferimento, non l'ho mai considerata come la mia terapeuta, nè come un'amica. Era un rapporto informale nel quale entrambe eravamo contente di stare". Il fatto di essere accolta in casa rappresenta già di per sé l’inizio di una relazione che sarà intrinsecamente caratterizzata dalla fiducia reciproca e dal piacere dello stare insieme.
Dopo i primi mesi di conoscenza fatti di pranzi, chiacchiere e tisane, le due decidono di comune accordo di iniziare a vedersi al laboratorio di Giovanna. Qui Camilla inizia a sperimentarsi sia nel lavoro pratico, imparando a realizzare delle creazioni artigianali con diverse tecniche, sia progressivamente inizia a stare anche più spesso a contatto con la clientela. Da giugno a settembre le due collaborano in maniera sempre più affiatata, fino al punto che non è più solo Giovanna a essere di supporto per Camilla, ma diventa un rapporto di scambio e aiuto reciproco.
Il progetto Iesa si trasforma in un tirocinio formativo a tutti gli effetti. “Questa fase è stata per me molto stimolante, ho iniziato ad accorgermi che le mia capacità hanno un valore, il fatto di riuscire a lavorare con Giovanna per 8 ore al giorno mi ha fatto capire che ho tante risorse da mettere in campo. Non pensavo di riuscire a reggere tutto quel tempo. L’esperienza che stavo facendo mi ha sollecitata nel provare a cercare un lavoro con regolare assunzione, mi sono sentita sempre più efficace”.
Alla fine del 2023 Camilla, dopo alcuni colloqui, trova effettivamente lavoro, seppur in tutt’altro ambito. Il progetto con Giovanna rimane aperto ancora fino a maggio 2024 quando arriva a progressiva conclusione. Camilla, ormai impegnata dal lavoro e dalla quotidianità racconta del progetto Iesa, come un banco di prova sia da un punto di vista relazionale che lavorativo. “Mi ha fatto acquisire maggiore sicurezza e consapevolezza, ho sperimentato che a volte devo avere solo il coraggio di provarci e avendo alle spalle l’esperienza più che positiva con Giovanna, mi sono sentita serena nel propormi al mondo del lavoro”.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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