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Contenzione meccanica, qual è la situazione a Bologna e in Emilia-Romagna?

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni

La contenzione meccanica in psichiatria è una pratica utilizzata per immobilizzare un paziente in fase acuta ed evitare che faccia male a sé stesso o agli altri. A questo scopo vengono utilizzate apposite polsiere imbottite fissate alle sponde del letto. La contenzione meccanica può portare a lesioni fisiche, fino alla morte, a causa di asfissie e arresti cardiaci provocati da inappropriato posizionamento-gestione -monitoraggio del dispositivo contenitivo e dall’immobilità forzata.

contenzione

L’associazione A Buon Diritto stima che nei reparti psichiatrici, in Italia, avvengano in media 20 contenzioni ogni 100 ricoveri. La situazione in Emilia-Romagna è diversa da quella delle altre regioni italiane, grazie al monitoraggio delle contenzioni e alla formazione del personale sanitario per cercare di ridurre il ricorso a questa pratica.
“In ogni Spdc (Servizio psichiatrico di diagnosi e cura) si deve compilare sul registro quando inizia la contenzione, e deve esserci la firma dal medico presente in quel momento. Vanno inoltre monitorati i parametri vitali, verificare che non ci siano pressioni sul torace e gli arti. Alla fine della contenzione il medico presente deve firmare il registro”. A raccontarci queste procedure è la dottoressa Catia Nicoli, Direttrice UOC Psichiatria Pianura, del Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell'Ausl di Bologna.

“Ogni anno ciascun reparto di diagnosi e cura deve inviare il numero delle contenzioni fatte, la loro durata, quante persone sono state contenute, e questi dati vengono non solo registrati ma anche commentati. Il 18 ottobre 2024 a un convegno a Ravenna sugli Spdc la Regione Emilia-Romagna ha portato i dati sulle contenzioni”, dice Nicoli. Eccoli di seguito: se nel 2011 si contavano 972 episodi di contenzione, nel 2022 sono passati a 183 episodi. Un calo circa del 70 per cento.

“Ci sono stati il 22,7% di casi di contenzione meccanica fra i ricoveri in Tso (Trattamento sanitario obbligatorio), dei quali il 44,8% è avvenuto dopo il ricovero. Il 27,4% di contenzioni avviene invece dopo un ricovero volontario”. Un dato significativo che riporta Nicoli è quello della richiesta della contenzione meccanica da parte dell’utente stesso, perché culturalmente abituato a contenere le proprie crisi in questo modo, provenendo da regioni italiane dove la contenzione viene praticata, ci permettiamo di scrivere, più “disinvoltamente”. Anche se non è possibile fornire dati precisi perché si tratta quasi sempre di regioni che non raccolgono dati sulle contenzioni e non fanno monitoraggio dei Tso.

L’impegno della Regione Emilia-Romagna ad abbassare i casi di contenzione meccanica ha portato a dare mandato agli Spdc di San Giovanni in Persiceto (Bologna) e di Ravenna, gli unici no-restraint, di formare gli altri Spdc della regione sulle strategie per la non contenzione. “Questo lavoro è durato più di un anno - racconta Nicoli - invitando psichiatri, Oss, infermieri e tecnici della riabilitazione psichiatrica a partecipare a una nostra giornata di lavoro, come se fossero in turno con noi. Abbiamo messo in campo tutte le nostre pratiche e conoscenze sia dal punto di vista strutturale (contatto con l’esterno, utilizzo di camere singole, spazi ampli di movimento) che organizzativo e di formazione per evitare la contenzione. Abbiamo poi creato un gruppo del nostro reparto che è andato negli altri Spdc proseguendo il confronto e la formazione”.

A livello regionale si segnala un’inversione di tendenza più bassa nelle contenzioni meccaniche a Ferrara e Bologna, con le strutture del Malpighi e dell’Ottonello. “L’area metropolitana ha delle situazioni di maggiore degrado sociale, con persone in condizioni di marginalità che utilizzano sostanze per sopportare la loro condizione. Poi esiste anche un problema strutturale: da tempo aspettiamo che l’ospedale Malpighi venga ristrutturato o costruito ex novo, perché organizzato ancora secondo i dettami degli anni ’70 con camere da 4 letti”. Una promiscuità di casi psichiatrici differenti che può recare danno alla stabilità della salute dei singoli pazienti.

Il problema del contenimento delle crisi riguarda l’incolumità del paziente ma anche quella dell’operatore sanitario. “Non c’è un’equivalenza fra violenza e condizione psichica. Con la legge 180 si è superata l’idea del comportamento associato alla condizione psichica, e come operatori sanitari lavoriamo sulla persona e non sulla pericolosità sociale. Alla psichiatria compete la cura, alla forze dell’ordine e la magistratura la sicurezza. Dobbiamo mettere allo stesso tavolo la psichiatria, le polizie locali, i pronto soccorso, le guardie mediche. Tutte queste figure devono trovarsi per discutere e scrivere i protocolli utili a gestire le situazioni di crisi”.

A livello nazionale le aggressioni fisiche in psichiatria sono il 34,12%, in area pronto soccorso il 20,26%. Le aggressioni più numerose sono quelle in ospedale, con il 72%, mentre sul territorio sono del 26% e infine nelle Rems solo l’1 per cento. L’uso delle sostanze aumenta la violenza del 14% in più rispetto alla popolazione generale, che ha un dato dell’11%, mentre per la patologia psichiatrica contrariamente alle attese i dati sono dall’1,7% al 3,6% nella fase acuta della malattia.

“La popolazione ha più paura della malattia mentale ma i casi di violenza sono maggiori nella popolazione generale e soprattutto in quella che fa uso di sostanze. Come operatori sanitari avremmo bisogno di essere sostenuti dalla comunità e dalle istituzioni per aumentare la nostra sicurezza; solo così riusciremmo a migliorare la sicurezza di chi curiamo. Non possiamo non contenere se abbiamo delle vecchie strutture che facilitano le crisi e non si investe nella formazione. Questi mezzi hanno dei costi: non si può chiedere di non contenere se non si hanno i mezzi”.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

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...quando amavamo
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perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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