di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni
Con Erminia Tumini, operatrice della cooperativa Il Martin Pescatore, ci eravamo già incontrati in passato per parlare degli uditori di voci, persone che hanno percezioni uditive interne di suoni, rumori e principalmente voci. L’interesse della redazione di Sogni&Bisogni per i gruppi di Autuo Mutuo Aiuto ha portato a contattare nuovamente Erminia per conoscere di persona l’attività di questo gruppo.

Ci siamo dati appuntamento presso una delle sedi della Cooperativa, in via Margiotti 12, dove si tengono le riunioni periodiche del gruppo Ama dedicato agli uditori di voci. “Sarebbe auspicabile che chi sente le voci potesse partecipare al gruppo”. Questo è l’appello di Stefano Canini, fondatore del gruppo di questo gruppo Ama e psichiatra con una lunga esperienza nell’Ausl di Bologna che, insieme a Erminia Tumini, coordina e facilita il gruppo ogni venerdì mattina dalle 9.30 alle 10.30.
“Ci distinguiamo per la presenza di due operatori all’interno del gruppo, come può avvenire in esperienze di questo tipo”, racconta Tumini mentre mi accompagna a visitare la sede di via Margotti a Casalecchio di Reno (Bologna). Il gruppo degli uditori di voci si ritrova in un’ampia sala dedicata ai laboratori artigianali e alle prove di un coro. Oggi il numero dei partecipanti è ridotto a causa di uno sciopero degli autobus. Si presentano solo due uomini e due donne, rispetto alle dieci persone che solitamente si riuniscono per raccontarsi i momenti salienti della settimana trascorsa. “Ma abbiamo in passato raggiunto le trenta presenze”, precisa il dottor Canini. Da qualche tempo i partecipanti sono calati, fino a non avere più ingressi.
Con i due uomini si scambia qualche parola mentre spostiamo verso il muro un tavolo al centro della stanza e raccogliamo e sistemiamo le sedie in circolo, come di prassi nei gruppi Ama per facilitare il confronto fra le persone. Entrambi escono da un lutto recente che li accomuna in modo speculare. Questo momento difficile farà parte della discussione del gruppo più tardi. Va sottolineato che nonostante la disabilità che presentano, le persone che incontro non mostrano in alcun modo segni somatici del loro dolore. Non solo; tutti e quattro sono in grado di svolgere nella loro vita un regolare lavoro.
Una volta seduti si passa alle presentazioni e al racconto della propria esperienza. “Le voci che sento sono come un sottofondo simile a trasmissioni radiofoniche o a un telegiornale”. I sintomi sono diversi per ciascun partecipante. In questo caso, la persona non ha interazioni dirette con le voci, e le voci non si esprimono in modo giudicante rispetto a quanto succede. La sua storia rivela molto soprattutto sulla prescrizione degli psicofarmaci. “Avevo aumentato notevolmente il mio peso durante la terapia farmacologica, passando dai 70 kg fino a quasi il quintale. Inoltre la qualità della vita era peggiorata”. Da qui la proposta al proprio psichiatra di cambiare terapia, con dosaggi inferiori, attraverso una fruttuosa alleanza terapeutica che ha portato, attraverso un percorso controllato, a un netto miglioramento della condizione e il ritorno al peso corporeo precedente.
“Bisogna avere la fortuna di trovare medici che abbiano la volontà di provare a ricalibrare dosaggi e farmaci nella direzione di una riduzione”, commenta Canini. Un percorso avvenuto anche grazie alla consapevolezza raggiunta dal paziente durante le riunioni e i confronti del gruppo di Auto Mutuo Aiuto, dei quali purtroppo i medici spesso non conoscono l’esistenza. La carenza di informazioni sulle attività del territorio rimane un punto debole dei servizi sanitari.
C’è chi poi dalle voci può trarre sostegno e suggerimenti. E quando diventano ossessive o ingombranti si inizia a conversare con qualcuno per metterle a tacere. “Sono credente e ho trovato nella preghiera un conforto”. La fede può essere un aiuto. Oppure l’interpretazione perturbante delle voci più aggressive, viste come provenienti da demoni.
Le strategie per affrontare le voci sono molteplici, e cercarne di nuove ed efficaci è uno degli obiettivi del gruppo. Che possono tradursi anche in un gesto fisico di sfida rivolto alle voci più distruttive. Quando le si ritengono reali, convincerci del contrario pare a volte non essere così semplice. Chi ne soffre crede abbiano origine dalle ragioni più diverse. Molti pazienti pensano siano dovute a intrusioni tecnologiche, come la trasmissione di onde elettromagnetiche volutamente indirizzate contro qualcuno, o, come nella convinzione ormai passata di uno dei presenti, da un microchip inserito sottopelle.
“Il gruppo, che si riunisce dal 2004, ha raccolto nel tempo l’interesse di studenti di psichiatria, medicina, scienze della formazione e scienze infermieristiche, che volevano replicare l’esperienza o per scrivere anche tesi di laurea su di noi - racconta Canini - perché il lavoro del gruppo permette un esame di realtà capace di trasformare le voci da sintomi a espressioni della propria personalità. Lo scopo è di governarle o addirittura, nei casi migliori, di farle svanire”.
Fra i partecipanti al gruppo Ama si è creato un rapporto di empatia e solidarietà, importante per aiutare a superare i problemi, anche quelli quotidiani. Si racconta di sé, si esprimono opinioni e consigli. L’impressione è che questi incontri siano un momento irrinunciabile per riflettere su di sé liberamente e confrontarsi con chi può capire.
L’incontro si chiude. Si rimettono a posto le sedie, si sposta il grande tavolo al centro della stanza. Per il prossimo appuntamento non ci sarà lo sciopero degli autobus. Il gruppo tornerà a essere quello di sempre.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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