di Maria Berri, redattrice di Sogni&Bisogni
Nel nuovo numero del Faro il tema che viene trattato è il mistero e, riprendendo la definizione che Fabio Tolomelli riporta nel suo editoriale, esso è "quanto rimane escluso dalle normali possibilità intuitive o conoscitive dell'intelletto umano o ne preclude un orientamento ragionevole".

La materia è di per sé molto affascinante: l'uomo, infatti, si è sempre misurato con il mistero ponendosi le fatidiche domande che danno il senso al vivere: chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando.
Tolomelli sostiene che, purtroppo o per fortuna, non riusciamo a decifrare e comprendere la realtà in tutta la sua interezza. Per esempio, le malattie psichiatriche restano per numerosi aspetti ancora un mistero, non sono ancora del tutto conosciute nelle loro cause e manifestazioni, e ciò comporta difficoltà nel ricercare farmaci idonei e terapie alternative che siano efficaci e capaci di portare la persona a una guarigione completa.
Ma il mistero più grande, precisa Tolomelli, resta quello della vita. Da quando l’uomo ha lasciato tracce scritte della sua esistenza, possiamo dire che si è posto, in un modo o nell’altro, le stesse grandi domande. La prima risposta è stata l’idea di una forza superiore, magari identificabile con la natura, nelle sue varie e grandiose manifestazioni, da cui l’idea del divino. Poi le religioni si sono strutturate dando fisionomie ben precise alle più svariate divinità, fino all’idea del Dio unico, creatore e motore di tutte le cose, nelle grandi religioni monoteiste.
Ma l’uomo per sua natura ama ricercare e trovare possibili soluzioni. Già nel VI secolo a.C. i primi filosofi greci hanno tentato di dare una spiegazione, diversa da quella divina, dell'origine del creato. Da allora a oggi il connubio tra filosofia e scienza ha generato scoperte sempre più avanzate, senza però riuscire ad arrivare a una spiegazione definitiva.
Nella sezione intitolata Pensieri e Parole troviamo l'articolo "se lo chiedevano pure i filosofi greci, ma..." in cui Tolomelli riprende ciò che aveva accennato nell'editoriale. Infatti, sottolinea come, durante il lockdown da covid, mentre il disturbo psichico regrediva, il riavvicinarsi allo studio della filosofia greca sia riuscito a fornirgli risposte sorprendenti sul significato della vita. Tolomelli, pur riconoscendo che l'etica e la morale cristiana danno valori universali e punti fermi, ha delle forti perplessità sui dogmi della religione cattolica. Esaminando i tanti filosofi pre-aristotelici trova via via punti di forza nella concezione secondo la quale Aristotele, attraverso la logica, è arrivato a pensare che il cosmo abbia avuto origine da Dio, cominciandolo a creare dal nulla. Comunque, il mistero dell’origine dell’universo, secondo Tolomelli, rimane indecifrabile, se si pensa a chi c’era prima di Dio. Molto più utile, nella evoluzione personale del suo pensiero, è stata la formula di Eraclito panta rei, tanto famosa da essere usata anche nel linguaggio comune, allo stesso modo delle equivalenti parole italiane “tutto scorre”, “tutto passa”, per alludere all’instabilità della condizione umana e all’effimera durata di ogni situazione.
La riflessione che ne è scaturita è che, mentre Fabio si arrovellava sul perchè della sua malattia, la lettura dei vari filosofi gli suggeriva di non accanirsi sulla ricerca dell'origine del suo male e di vivere il presente in maniera più leggera e pragmatica, coltivando maggiormente le relazioni umane e sociali.
Altri articoli, presenti nella medesima sezione, insistono quasi sempre sulle domande inerenti il senso della vita e il rapporto con il trascendente da qualsiasi punto di vista si parta. Alcuni autori come Fabrizio Pallotti, nell'intervento "Il rapporto con il mistero", Luigi Valgimigli ne "Il mistero del dolore e della sofferenza umana" e Simone Enomis Piscitelli nel "Mistero della fede", ricorrendo a metafore e riflessioni filosofiche greche, hanno come file rouge la difficoltà nella comprensione del loro perchè sono al mondo, l'inquietudine di vivere, il rapporto conflittuale nelle loro relazioni umane e l'impotenza di fronte all'aldilà.
Le varie sensibilità femminili di Anna Agosti, Gabriella Tiberi e Laura si esprimono nelle loro brevi riflessioni giungendo alla conclusione che siamo noi esseri umani il mistero. In particolare, Agosti sostiene che il più grande mistero irrisolto è quello della morte, mentre Tiberi ribadisce che il mistero siamo noi, figli dell’universo che ci abbraccia, esso stesso grande e silenzioso mistero. Per Laura ogni persona è un mistero e ognuno di noi è diverso. D'altro canto la teoria filosofico pedaogica dell'umanesimo e anche del cristianesimo sostengono che ogni persona è unica, originale e irripetibile.
Nell'inserto dedicato al tema "Tra ragione e fede" il filosofo Carlo Monaco e fra Gianluigi Moreschi da Parma, Abbazia di Monteveglio, argomentano nelle loro rispettive disquisizioni: "La sfida verso lo svelamento" e "Un cammino mai finito". Carlo Monaco facendo un percorso storico filosofico dalle origini micenee cretesi per giungere alla stessa religione cristiana, in cui noi siamo cresciuti, parla del rapporto tra vita e morte e della sofferenza, considerata dai filosofi come un dato immediato e inevitabile. Nell'articolo di fra Luigi il mistero, travalicando la prospettiva religiosa, indica qualcosa o qualcuno che ha un senso celato, che poi viene o scoperto o manifestato.
Piene di carica emotiva e di incantato stupore sono le composizioni poetiche nello spazio "Dedicato ad Arianna", in cui si respirano atmosfere rarefatte e sovrannaturali e in alcuni affreschi si richiamano lontani paesaggi:
Il mistero
Un cuore grande mite,
nella terra rossa d’Australia,
incontra i misteri dei leggendari
aborigeni
e la loro libertà
Anna Maria Pareschi
Nella sezione "Riflessioni in libertà" i vari articoli scandagliano l'animo umano ed emergono considerazioni attraverso metafore. Laura nel suo "Occhio al mistero" scava nel profondo e usa la metafora degli occhiali per osservare meglio gli aspetti misteriosi che il mondo riserva; Costanza Tuor, Esperta in Supporto tra Pari (Esp) nel suo "Il TSO e il mistero dei colori" utilizza appunto quella dei colori. Paragona il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) a una poesia, "più probabilmente - dice Tuor - trattasi di sgambetto alla vitalità frizzantina che vuole esprimersi libera e spesso è innamorata dei colori e delle possibilità di cambiamento".
Degno di nota è il fronte della copertina, in cui si evidenzia nella trasfigurazione pittorica dell'opera d'arte "Achille e l’ombra di Patroclo" del pittore onirico Johann Heinrich Füssli (1741-1825), suggerita da Piergiorgio Fanti, il senso doloroso della morte. Achille piange la morte del suo amatissimo compagno Patroclo e il mistero dell’aldilà viene colto nel suo acme, "sulla soglia appunto di un mondo a cui da vivi non si può accedere, mentre i nostri cari vi si inabissano"(L.L.). I colori utilizzati nel quadro a olio sono prevalentemente cinerei perchè Füssli predilige gli aspetti irrazionali, allucinati e inquietanti.
In contrapposizione, sul retro della copertina, nello spazio dedicato agli artisti irregolari, emergono i colori più vividi e accesi utilizzati da Fly. Egli nei suoi quadri va a perscrutare gli abissi del suo io, esprimendosi nelle forme più astratte che restano indecifeabili e misteriose.
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Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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