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Non di solo pane: l'espressione di sé attraverso la scrittura

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni

Non di Solo Pane è il titolo di un opuscolo contenente otto racconti brevi nato dall’infaticabile attività di promotrice di Lucia Luminasi dell’associazione Il Ventaglio di Orav APS, e dal desiderio e dai talenti di otto utenti della Salute Mentale che hanno trovato nella scrittura un’espressione di sé particolarmente soddisfacente.

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Frutto di un progetto PRISMA e da un PACo, in co-progettazione col DSM-DP di Bologna, Non di Solo Pane è dedicato non solo alla narrazione come elemento propulsivo di riflessione, ma anche come lettura, inevitabilmente, dei pensieri degli autori. Tutto ciò che nasce all’interno del mondo della Salute Mentale difficilmente si sottrae a questa tentazione di indagine della persona sofferente, dei suoi pensieri, per ragioni che vanno dalla partecipazione empatica alle emozioni fino alla curiosità, nei casi estremi un po’ morbosa, di leggere nero su bianco i pensieri provenienti dal disagio, di confrontarsi con un mondo ritenuto altrui, lontano, intoccabile e, sorprendentemente, sempre più condivisibile di quanto le nostre paure ci suggeriscano di fare.

Le speranze, le angosce, le ragioni escono con forza da queste pagine dove il tema della vita oltre la necessità biologica, il pane da mangiare e da guadagnarsi, interrogano gli autori che decidono di rispondere con accenni di protesta verso un mondo irreparabilmente difficile, che passa attraverso i ricordi ancestrali della guerra, della provenienza sociale disagiata; della richiesta di libertà, libertà di espressione, di decisione, di scelta e fantasia. Una domanda aperta, quella del pane come non unica necessità, che ha stimolato un volo alto degli autori in esperienze spesso fuori da sé per potere osservare meglio il quesito e librarsi su risposte narrative ampie.

Luca rifiuta le imposizioni pretese dagli altri, che si sentono nel dovere di dispensare buoni consigli. Quando è no è no, racconta Luca, prendendo a pretesto lateralmente il titolo dell’antologia per dichiarare con forza che lui non ci sta. Non ci sta a rinunciare alla sua libertà, percepita dall’esterno spesso come differibile rispetto a ciò che si ritiene sia adatto per lui in quel momento. L’insistenza dell’educatore diventa insopportabile, quella dell’amico inopportuna. Cesare racconta con un colore esotico il suo desiderio di fuga dal quotidiano immaginandosi un bantu che vive di istinti magici e surreali. Un selvaggio che mette in crisi il quotidiano fortemente normativo del mondo della Salute Mentale, dove un’infermiera disperata lo insegue per somministrargli la terapia quotidiana mentre Cesare sogna un raviolo al vapore, altroché il pane. Un raviolo da potere mangiare con gusto e in santa pace senza doversi trovare farmaci ovunque che si stemperano nella salsa di soia, senza il controllo occhiuto dell’autorità senza camicie e divisa, in un borghese indefinito che nasconde un’estenuante osservazione continua da parte di tutti.

Non rimane che il volo, quello di Francesco che, come la sua anatra germana da compagnia, spicca senza preavviso in un cielo di carta che si popola attraverso i suoi disegni istintivi di personaggi irreali, desideri evidenti di mettere ai piedi più che le ali delle ruote veloci. Dinamismo, libertà fantasia.
E poi il buio claustrofobico di Fabio, un’immagine classica di un Ade greco dove al corpo sopravvive la coscienza e il pensiero, rendendo conto di ciò che si è fatto nella vita per riempire questo pensiero eterno di contenuti e riflessioni infinite nate dalla conoscenza. Un sogno di sapienza eterna ed eterna ricapitolazione.

Il pane cristiano della riconciliazione è quello di Simone, che sposta l’asse del discorso dalla necessità del quotidiano alla lettura cristologica del pane. Oltre i miracoli di Cristo, non così frequenti negli scritti evangelici, è il pane spezzato e suddiviso a essere protagonista di una realtà auspicabile.
Antonio e Paolo affrontano la durezza del guadagnarsi il pane per soddisfare alle necessità primarie con il racconto di due contesti affini, uno realista del meridione bellico, dell’isolamento della Sardegna poggiata in una sua eternità pietrosa e sabbiosa in mezzo al mediterraneo. Il pane è solo apparentemente poca cosa e quando diventa necessità si colloca come perno centrale e significato principe di un’esistenza semplice ma serena.
Il realismo di Paolo è invece magico, e in una comunità che sembra di pan di zucchero si inserisce la realtà della delocalizzazione dell’industria, con il finale felice di una politica fondata sull’autogoverno dei lavoratori che libera se non da ogni male almeno dalle imposizioni del potere che portano diseguaglianza, povertà e infelicità: l’infelicità di guadagnarsi il pane attraverso la concessione di altri e non grazie al proprio lavoro e ingegno.

Al seguente link si può trovare il pdf del libretto relativo a tale iniziativa: Libretto




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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