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Costruire un percorso di salute e libertà attraverso il recovery college

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni

Nella sala consiliare del Quartiere Porto-Saragozza, prestata dal Comune di Bologna per la circostanza, le sedie sono posizionate in cerchio per facilitare l’incontro degli sguardi e una comunicazione diretta fra i partecipanti. Si tratta del primo incontro del percorso "La recovery e il cambiamento" organizzato all'interno delle iniziative del Recovery College, la scuola del proprio benessere psicofisico divisa in quattro appuntamenti.

recovery e cambiamento
Verso l’imbrunire di un pomeriggio autunnale si riuniscono una ventina fra educatori, utenti, cittadini incuriositi da questa novità sul territorio. Per la prima volta nel quartiere arriva questa iniziativa che insegna a sollevare l’individuo dalle ansie, dai disagi, dalle difficoltà quotidiane di chi vive in uno stato di sofferenza o di chi vuole semplicemente imparare un percorso verso il benessere.

La testimonianza diretta di chi è uscito da una condizione di crisi è la leva che negli incontri ritorna più spesso, quella più suggestiva. Ci si riconosce nelle difficoltà, si partecipa al dolore esploso in qualche fase della vita, si ripercorrono assieme le tappe della remissione e dell’equilibrio raggiunto. Nulla di miracoloso, si tratta solo di chi ha avuto fra mille vicende la possibilità e la forza di seguire un percorso che ha condotto innanzitutto alla consapevolezza di sé, quindi all’accettazione e al miglioramento.

Questo percorso è suggerito nel Recovery College. È contenuto nell’idea che siamo in continuo cambiamento, se lo vogliamo e se abbiamo vicino chi può esserci d’aiuto. C’è una scala di eventi i cui cinque passi si susseguono spesso fondendosi fra di loro. Il blocco di chi vuole essere lasciato solo, di chi è isolato e non riesce a trovare un appiglio per liberarsi dalle proprie angosce. L’accettazione dell’aiuto, passo successivo e decisivo per attuare un cambiamento e poi il passo più difficile, tirare fuori la grinta per essere attori del proprio cambiamento. Fino a prendere l’abitudine a comportamenti sani e viverli in autonomia. Nessuno sostiene che sia facile, ma questi passi descrivono con tale esattezza la condizione del disagio e della fuoriuscita dai problemi da essere estremamente convincenti.

Le storie altrui si mescolano con le proprie storie, alle testimonianze seguono le riflessioni su di sé, il confronto con gli altri per riuscire a osservarsi dal di fuori e avere cognizione di come risultiamo nel nostro disagio agli occhi di chi ci circonda. Stimoli, principalmente, utili a spronare a un cambiamento. Ogni giovedì un incontro e si vedono le stesse facce: ci si conosce e chi partecipa non abbandona il percorso. Evidentemente è convincente, attira, forse funziona. La dimensione comunitaria, di gruppo, di provenienze diverse è accogliente e rassicura. la predisposizione all’ascolto e l’assenza di ogni pregiudizio rendono il contesto particolarmente amichevole. Nessuno resta indietro, nessuno si sente giudicato.

La creazione di piccoli gruppi di lavoro rende la relazione più dinamica e colloquiale, tutti si liberano della propria identità quotidiana e ci si ritrova allo stesso livello, quello in cui ci riconosciamo tutte e tutti esseri umani. Da ciò che viene detto e non detto emergono sentimenti ed emozioni comuni. La solitudine, come la sofferenza, sono patrimonio di ciascuno e tutto si livella in un’esperienza dalla quale attingere l’empatia e la solidarietà. Si diventa simili nella differenza fra chi è caratterialmente diverso, dall’esuberante al dubbioso, dal silenzioso al fiume in piena di parole. Ma tutti partecipano allo stesso livello in questo processo di cambiamento.

Si apprende che esistono storie simili, esperienze condivise, che cinque sono i capisaldi del benessere quotidiano. Coltivare relazioni, mantenersi attivi, essere curiosi, continuare a imparare, essere generosi. Che tradotto in termini quotidiani vuole dire aprirsi alle persone con cui si viene in contatto, mantenere con esse un rapporto, scoprire che la relazione è accettazione degli altri e di sé. Dell’importanza dell’attività fisica per il benessere complessivo se ne è parlato spesso, ma fra i partecipanti circolano inviti a partecipare ad attività e suggerimenti su come sia importante iniziare la giornata con una passeggiata. Non perdere mai la curiosità e il desiderio di imparare cose nuove per non schiacciare le proprie funzioni cognitive nel nulla della disperazione. E avere il coraggio di rendersi utili, non solo come forma di partecipazione comunitaria, di senso di responsabilità civico, ma come iniziativa per vivere una vita attiva che contempla in sé tutti gli altri punti prima indicati. Essere generosi vuole dire essere in equilibrio ed essere oltre sé stessi.

Un applauso ha salutato la conclusione di questi quattro pomeriggi autunnali, dove dolore e speranza si sono uniti per costruire un percorso di salute e libertà. Abbiamo bisogno di confronto con gli altri e da soli non possiamo farcela. Il Recovery College in fondo insegna questo: generiamo momenti collettivi, pratiche comuni, per recuperare una dimensione di relazione e conoscere stratagemmi che ci rendano più in salute e più sereni.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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