Lavoro e Salute Mentale

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a cura di Vincenzo Trono, Ref.PO Area Progettazione Educativa, Inserimenti Lavorativi, Budget di Salute Dipartimento Salute Mentale Dipendenze Patologiche AUSL di Bologna

Premessa

Il lavoro nelle varie epoche storiche dell’umanità ha assunto senso e significati diversi se non contrapposti tra loro e pur rimanendo una delle principali attività umane, l’organizzazione, i contenuti e il valore sociale e identitario del lavoro si sono modificati e continuano a modificarsi nel tempo. Attualmente il lavoro come il Giano bifronte, mantiene tutta la sua contraddittorietà rispetto alla persona, sia proponendosi come elemento costitutivo dell’identità personale e sociale sia conservando gli aspetti di stress, di sfruttamento e di alienazione.
Soprattutto risulta interessante riflettere sulla condizione attuale del lavoro per poterne cogliere la correlazione con la qualità di vita e di salute, con l’inclusione sociale e con l’integrazione lavorativa delle persone disabili, svantaggiate e fragili-vulnerabili.

1. La Costituzione e il Lavoro

La Costituzione della Repubblica Italiana, richiama il tema del lavoro agli articoli 1, 3, 4 e 38, affermando che il lavoro è l'elemento fondativo della società e della comunità dei cittadini, che è uno degli strumenti principali per la riduzione e per il superamento delle diseguaglianze economiche e sociali e che può rivestire un ruolo importante nelle pratiche riabilitative inclusive all’interno dei percorsi emancipativi dei cittadini disabili e svantaggiati. Il lavoro è una delle principali vie di accesso alla cittadinanza, indistintamente per tutti, disabili e non.
Quindi se si vuole stare al mondo non si può eludere il rapporto contraddittorio tra la cittadinanza e il mondo dell’economia e del lavoro. La prima rappresenta l’insieme dei diritti che spettano indistintamente a tutti i membri della società, il secondo subordina tali diritti all’effettiva partecipazione alle attività produttive.[1]

2. L'essere un lavoratore

La partecipazione per essere lavoratori e cittadini a pieno titolo comporta il prendere parte e il mettersi in relazione e in gioco con gli altri. E il cimentarsi con il lavoro aiuta a capire meglio chi siamo, quanto valiamo e cosa vedono gli altri in noi.[2] Spesso alla domanda “Chi sei ?” si risponde oltre che con il nome e cognome, con la propria qualifica professionale che identifica così anche la persona e il proprio vissuto esperienziale e di apprendimento. Il nostro equilibrio psichico è legato alla nostra capacità o possibilità di dirci e di dire agli altri chi siamo e cosa stiamo a fare al mondo. Far parte o essere parte di un’organizzazione produttiva, stare nel mondo del lavoro, attraverso un percorso formativo o lavorativo, consente di costituire e di rafforzare la propria identità lavorativa. L’identità lavorativa è una realtà dinamica che evolve o involve a seconda dei momenti e delle situazioni lavorative e di vita e che segue un suo percorso individuale, organizzativo e sociale per conseguire l’obiettivo del lavoro. Tale obiettivo assume diverse sfaccettature e declinazioni: dall’avere un posto di lavoro al percepire uno stipendio, dal sentirsi qualcuno con un lavoro, un mestiere, una professione, un nome, al riattivarsi e al potenziare abilità, competenze, motivazione e senso di responsabilità.

3. La difficoltà di avere un lavoro e la riabilitazione lavorativa

Se quindi gli effetti positivi dell'inserimento al lavoro sono rilevanti, possiamo ben comprendere i significati che possono assumere la perdita di un posto di lavoro o il non riuscire ad inserirsi al lavoro o il trovarsi in situazioni dove la relazione è difficile e stressante.
Essere privi di lavoro e di un introito economico incide sulla possibilità di possedere dei beni primari per soddisfare i propri bisogni elementari (nutrirsi, lavarsi, vestirsi, ecc.) ma anche sull’opportunità di svolgere attività sociali come la mobilità, il vedere gli amici, prendere parte alla vita di comunità, apparire in pubblico senza vergognarsi, avere stima di sé e ricevere il rispetto degli altri.[3] E purtroppo in tutti i paesi del mondo il tasso di disoccupazione delle persone con disagio psichico è sempre molto alto (70% - 90%, dati OMS - Organizzazione Mondiale per la Sanità, 2010) e la ragione di tale condizione al contrario di quanto si possa pensare, spesso non è da ricercarsi nella mancanza della motivazione e delle capacità a lavorare bensì nel fatto che queste persone, a causa della malattia mentale, incontrano diverse barriere dovute a stigma, pregiudizio e discriminazione.[4]
Le difficoltà si possono presentare anche quando si ha un lavoro. Dal punto di vista psico-fisico talvolta ci si confronta con situazioni di stress correlato al lavoro, quando le richieste dell'ambiente di lavoro superano la capacità del lavoratore di affrontarle.
Richard Lazarus, un eminente studioso dello stress lavoro correlato, lo ha definito come "una relazione particolare tra una persona e l'ambiente che viene valutata dalla persona come gravosa o eccessiva per le proprie risorse e che mette in pericolo il proprio benessere".[5]
Pertanto la riabilitazione lavorativa in salute mentale, oggigiorno supporta la persona con disagio psichico non solo nel cercare e nel trovare lavoro ma se è già inserita al lavoro, nell'individuare e nell'affrontare le situazioni difficoltose e di disagio, nel cercare soluzioni e nell'utilizzare delle strategie per gestirle e superarle.

4. I percorsi e le attività d'inserimento lavorativo

      4.1 Area degli interventi socio-riabilitativi, della formazione e della transizione al lavoro (tirocini formativi, tirocini inclusivi, percorsi Legge n.68/99, percorsi LR n. 14/2015)

Negli ultimi trentacinque anni, il sistema dei percorsi e delle attività d’inserimento formativo e lavorativo, promosso dai servizi della salute mentale italiani e emiliano romagnoli, prevalentemente impostato sul modello protettivo “train and place”, ha visto accrescere le proprie attività sul piano della quantità e del tipo di risposte e del numero degli utenti seguiti. Anche i Servizi e gli Uffici competenti di inclusione lavorativa, pubblici e privati (Regioni, Enti di formazione, Cooperative Sociali, Agenzie per il lavoro) hanno perfezionato il proprio livello organizzativo ed hanno stabilmente consolidato le prassi operative della riabilitazione lavorativa e della formazione professionale. Bisogna precisare che a livello nazionale, vi sono dei riferimenti normativi di base, una programmazione e delle linee d'indirizzo centrali e generali (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) in tema di politiche del lavoro che cercano di orientare e di guidare l'azione delle singole Regioni, detentrici della competenza del lavoro (riforma del Titolo V della Costituzione).
Ci sono diverse tematiche che possono caratterizzare l'area degli interventi socio-riabilitativi, della formazione e della transizione al lavoro quali routine, benefit, attivazione, occupabilità, gradualità, mediazione, integrazione. Per descrivere la struttura, le finalità e la gradualità con cui vengono proposti i diversi strumenti e i percorsi formativi-lavorativi all'interno della grande area degli interventi socio-riabilitativi, della formazione e della transizione al lavoro (tirocini formativi, tirocini inclusivi, percorsi Legge n.68/99, percorsi LR n. 14/2015) è utile ed opportuno richiamarsi alla filosofia del train and place e degli schemi a responsabilità sociale: se il lavoro è un diritto del cittadino e se esistono classi di cittadini disabili, svantaggiati, fragili e vulnerabili che trovano serie difficoltà nell’accedere a questo diritto, allora devono esistere meccanismi sociali e legislativi che garantiscano la fruizione di tale diritto o almeno che ci provano con tutti i mezzi di mediazione interpersonale e sociale.

      4.2 Area dei percorsi di supporto all’impiego IPS (Individual Placement and Support)

Questa seconda area - alternativa e complementare alla precedente - dei percorsi di supporto all'impiego IPS al momento è costituita da questo solo strumento di lavoro e di intervento. Dal punto di vista del cambio di paradigma dell'approccio riabilitativo, vi è il passaggio dalla modalità dell'inserimento al lavoro “train and place a quella meno protettiva “place and train” della recovery.
Con la recovery, l’approccio al lavoro - meno protettivo rispetto ad altri percorsi formativi- lavorativi - ripone maggiore fiducia nella capacità e nell'autonomia dell'utente di valutare, di bilanciare e di gestire un inserimento lavorativo con tutto quello che comporta in termini di stress ma anche di crescita personale e professionale. Un moderno programma di riabilitazione lavorativa deve quindi prevedere che l’utente si rapporti e si inserisca in un contesto lavorativo nel mercato del lavoro - al di fuori del circuito psichiatrico - e possa raggiungere un rendimento occupazionale ed una qualità di relazioni sociali analoga ai coetanei della comunità di appartenenza.
Da questo concetto ha tratto origine il modello IPS, creato e sviluppato negli Stati Uniti all’inizio degli anni novanta da Robert Drake e Deborah Becker, presso il Dartmouth Supported Employment Center dell’Università di Rochester nel New Hampshire. [6] [7]La diffusione della conoscenza del programma IPS e la divulgazione dei suoi strumenti e della sua metodologia, hanno permesso negli Stati Uniti di informare i servizi dei risultati ottenuti e di promuovere cambiamenti negli stessi.
Scopo primario del programma IPS consiste nel fornire alle persone con gravi disturbi mentali un supporto nella ricerca, nell’ottenimento e nello svolgimento dell’impiego all'interno del mercato del lavoro competitivo. L'attività lavorativa dell’utente deve svolgersi all'interno di un normale luogo di lavoro, con i diritti e i doveri che ogni libero cittadino incontra svolgendo il proprio incarico lavorativo. Tali caratteristiche sono centrali nel programma IPS, poiché ne costituiscono la filosofia fondamentale e la base teorica. L'IPS è un intervento riabilitativo centrato sull’utente che viene aiutato e supportato dall'operatore in modo continuativo e intensivo durante il percorso per l'ottenimento di un impiego nel libero mercato del lavoro. Se ciò costituisce l’obiettivo fondante dell’intervento, tuttavia altre finalità a questa si aggiungono, tra le quali la possibilità di rendere l’utente un individuo indipendente e, soprattutto, integrato nella comunità d'appartenenza.[8]
É di rilievo il fatto che gli utenti del metodo IPS sono sempre concettualizzati e definiti come clienti, proprio a sottolineare la particolare contrattualità che hanno nel rapporto con gli operatori perché sono loro e le loro preferenze a guidare il processo.[9]

Concludendo, ritroveremo la descrizione delle diverse tipologie di attività di formazione e d'inserimento lavorativo (tirocini formativi, tirocini inclusivi, percorsi Legge n.68/99, percorsi LR n. 14/2015, supporto all'impiego IPS) all'interno delle schede pubblicate su questo sito nell'area "Lavorare".

 Bibliografia

1. D’Alessandro R., Breve storia della cittadinanza, Roma, Manifestolibri, 2006

2. Orsenigo A., I riflessi sul piano psicologico di flessibilità, precarietà e povertà relazionale del lavoro, Rivista Sperimentale di Freniatria, Milano, FrancoAngeli Editore, 9, 2009, pp. 43 - 72
3. Sen A.K., La Diseguaglianza. Un riesame critico, Bologna, Società editrice Il Mulino, 2000

4. Bouwmans C., De Sonneville C., Mulder C.L., Hakkaart van Roijen L., Employment and the associated impact on quality of life in people diagnosed with schizophrenia, Neuropsychiatric desease and treatment, Londra, Dove Press, 11, 2015, p.2125

5. Lazarus R.S., Folkman S., Stress, appraisal and coping, New York, Springer Publishing Company, 1984

6. Becker D.R., Drake R.E., A working life: the Individual Placement and Support (IPS) program, New Hampshire Dartmouth Psychiatric Research Center, Dartmouth, 1993.

7. Becker D.R., Drake R.E., Farabaugh A., Bond, G.R., Job preferences of clients with severe psychiatric disorders participating in supported employment programs, n. 47 Washington DC, Psychiatric Services, 47, 1996, pp. 1223-1226

8. Sabatelli R., Manchisi D., Piegari D., Fioritti A., Per un lavoro da protagonisti: il progetto EQOLISE, Psichiatria di Comunità, Torino, Centro Scientifico Editore, 4/4, 2005, pp. 224 - 229

9. Fioritti A., Berardi D. (a cura di), Individual Placement and support. Manuale italiano del metodo per il supporto all’impiego delle persone con disturbi mentali, Bologna, Bononia University Press, 2017



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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