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I ragazzi e le ragazze in didattica a distanza DAD: Ci siete? Mi sentite?

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

a cura di Annalisa Masi e Eleonora Strazzari, psicologhe UOC PT

Dal nostro osservatorio - lo Spazio Giovani - un servizio dell’Azienda USL di Bologna dedicato agli adolescenti (fascia 14-19 anni) e agli adulti del contesto, vogliamo raccontarvi dei ragazzi e delle ragazze che ogni giorno, da diverse settimane e senza interruzioni, sono obbligati a fare scuola a distanza.

Sappiamo che la scuola è un perno attorno al quale ruota la vita dei giovani. Già dal risveglio, nella preparazione del corpo dell’adolescente che incontrerà i suoi pari a scuola, c’è l’avvio a quel mondo di relazioni ed esperienze che fanno da contorno alle ore d’italiano o di tecnologia. C’è il tragitto condiviso con gli altri, gli scambi, gli incontri, gli appuntamenti presi o persi. C’è il tempo effettivo della didattica che diventa efficace e piacevole se infarcito di parole e di relazioni godibili con gli insegnanti e i compagni; gli intervalli, che sono tempi di programmazione di uscite, di sperimentazioni e creazioni di futuri incontri ed esplorazioni.

Tutto questo da tempo si è arrestato. Sono rimaste le spiegazioni e gli apprendimenti, i tiepidi scambi di battute che possono avvenire fra un cambio di docente e l’altro; il corpo non ha più bisogno di essere agghindato per attirare lo sguardo dei pari. Il trucco o il capello spesso non sono curati: basta una felpa, indossata con poca cura sopra al pantalone del pigiama, più per rispetto del professore che di sé, tanto ciò che si vede è il mezzo busto, il corpo nella sua interezza non è più necessario. Sta a riposo, adagiato su un divano (quando non ancora nel letto), spento nelle richieste di movimenti e di pulsionalità. C’è chi, tra la demotivazione, il disinteresse e l’apatia, si connette con la telecamera spenta, come una sorta di nascondiglio; si oscura, lasciando l’impronta di sé solo con le due lettere dell’alfabeto o se è sufficientemente tranquillo del proprio aspetto fisico colloca una foto che richiama un tempo pre COVID, un’estate senza restrizioni, oppure un avatar, un meme, un disegno, la scelta del quale alle volte dice tanto del ragazzo o della ragazza nascosto/a lì dietro.

La DAD, le limitazioni, pongono il corpo in “silenzioso”, impedito ad essere visto e toccato, sentito da qualcuno che non sia un familiare. Rispetto alle attività in presenza, ma anche negli ultimi mesi di DAD, dalle narrazioni che raccogliamo dai ragazzi e dalle ragazze sembrano aumentate le difficoltà a relazionare tra i compagni di classe durante le ore di attività, si predilige una sorta di dialogo a due, l’adulto è colui con il quale interfacciarsi, molto meno il compagno e la compagna. Sono saltati i riferimenti “affettivi spaziali”: non esiste più il compagno di banco, sostegno, suggeritore, motivatore; tutti sono sullo stesso piano piatto. Si nota un generale “spegnimento”. Incontrandoli nei progetti di promozione alla salute, durante un breve giro di presentazione che facciamo per conoscerci, abbiamo notato come sia aumentata la difficoltà ad esprimere cosa piace loro fare e, nel tempo, la risposta “mi piace uscire con gli amici” è incredibilmente diminuita, sostituita da un elenco smoderatamente lungo di serie tv divorate in solitudine. In diversi dichiarano di avere interrotto l’attività sportiva, non solo ad oggi perché non è possibile attuarla, ma pensano di non riprenderla quando sarà possibile ricominciare.

I messaggi contraddittori e sempre mutevoli, le indicazioni di date e successivi spostamenti della riapertura della scuola, fanno perdere fiducia e convinzione; i giovani faticano a dare alla scuola il giusto valore e l’impegno costante che richiede. Anche tra i più motivati, la proposta scolastica in DAD viene spesso vissuta come noiosa, faticosa e poco arricchente. Chi invece era già poco interessato sta rischiando l’abbandono scolastico. Solo alcuni, spesso più timidi e isolati in classe, hanno trovato in questa nuova modalità di stare a scuola la giusta dimensione, il coraggio di esporsi maggiormente, la fluenza spigliata nelle interrogazioni. Ma il ritorno in presenza per queste stesse persone potrà essere ancora più difficile, quanto più il tempo passa e ci si abitua ad interazioni a distanza.

La salute psichica degli adolescenti, che passa anche attraverso la possibilità di frequentare la scuola e i coetanei, deve essere salvaguardata al pari di quella fisica, non può non essere considerata ed essere messa in secondo piano. Se non c’è salute mentale, non c’è neanche salute fisica, questo concetto è oramai teoricamente assodato. La scuola chiusa (con anche l'impossibilità di tutte le altre forme di aggregazione) rappresenta quindi un fattore di rischio psicopatologico.

Tra le nuove prese in carico di chi chiede un aiuto psicologico emerge un aumento dei sintomi nella sfera dell’ansia, della depressione e nell’area dei disturbi del comportamento alimentare. Anche quando non è evidente una sintomatologia così marcata, nei racconti dei ragazzi e delle ragazze è aumentato il senso di solitudine e incertezza per il futuro (soprattutto tra i più grandi che devono approcciare la scelta dell’iscrizione all’università o di un futuro professionalizzante). Nonostante l’iperconnessione digitale, la mancanza di condivisione di esperienze viene individuata come fonte di tristezza e senso di vuoto, a volte d’angoscia per un immobilismo che pare senza fine. La presenza costante dei familiari, attiva comportamenti regressivi: il corpo non viene curato ma trascurato, i desideri esplorativi inibiti, la casa diventa il rifugio nel quale farsi accudire dalle figure familiari come al tempo dell’infanzia. Altri vivono solitudini amplificate, altri ancora sono immersi in un clima conflittuale sempre più acceso e maltrattante. Alcuni chiusi nella loro stanza sono molto preoccupati all'idea della ripresa, sono in apprensione sul piano prestazionale, temono un aumento del carico e delle richieste e un’impossibilità a farne fronte.

Pertanto, capiamo e sosteniamo i ragazzi e le ragazze che con diverse forme di protesta attiva portano l’attenzione del dibattito sulla scuola da svolgersi in presenza, anche solo per una parte dell’orario scolastico. Sosteniamo la possibilità di dare fiducia a questa generazione perché gli adolescenti non vengano resi solo passivi, nel ruolo di possibili untori noncuranti della comunità, da rinchiudere in casa in attesa che la situazione migliori, ma possano essere veri e propri soggetti attivi della prevenzione del contagio. Il rischio che intravediamo è una sorta di disabitudine alla vicinanza e al contatto con l’altro. Il rischio che il corpo proprio e lo sguardo altrui, da sempre vissuti con turbamento nella mente dell’adolescente, possano diventare avversi e rifiutati.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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