Il ragazzo di cristallo

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a cura di Federico Mascagni

Questo è il saluto di Natale di Marco. Marco non sta bene e la sua vita non è mai stata facile. È circondato dall’amore di Franca e Floriano, i suoi genitori forti generosi e sorridenti. Anche loro salutano e ringraziano quanti gli sono vicini in questi giorni.

 E sono stati in tanti, perché Marco è timido, silenzioso, sempre in attesa, con lo sguardo di chi si chiede se gli è concesso, o se è il momento giusto, di fidarsi, di scambiare due parole con qualcuno che sembra disponibile. Qualcuno che sembra simpatico e interessante. Se si rompe il ghiaccio con Marco si parla sottovoce, a frasi spezzate, ma di qualsiasi cosa. Di musica, di vestiti. Almeno, questi sono due argomenti riguardo i quali mi è capitato di parlare con Marco, che devo dire in quel tavolino lungo la spiaggia mi sembrava a suo agio.

Marco si è fatto male. Ha avuto un attacco epilettico che ha frantumato il suo corpo. Mentre vi scrivo il caso trasmette dalla radio Tommy, degli Who. La storia di un ragazzo cieco, sordo, muto che si confronta con un mondo che lo osserva e non lo comprende. Marco sente, vede, parla (poco), osserva e comprende. Ma come Tommy vive in un corpo che limita i contatti con gli altri. Non esiste una sola diagnosi per Marco, è un ragazzo misterioso sotto il profilo medico. Ora purtroppo si aggiunge anche l’epilessia al carico di sofferenze. Per me Marco è sempre stato il ragazzo di cristallo. Perché purtroppo, lungo e magro com’è, è fragile come uno stelo. Le sue ossa sono come vetro. Ma è puro e trasparente come il cristallo. Nonostante il suo timido silenzio con gli occhi riesce a trasmettere ritrosia, richiesta, concessione, indifferenza, stupore.

Ora il ragazzo di cristallo ha bisogno di una sola cosa: del pensiero di tutte e tutti noi. Anche di chi legge e non lo conosce. Anzi, mi rivolgo proprio a chi non conosce Marco: questo ragazzo dalle mille diagnosi e quindi senza alcuna diagnosi è con sua madre e suo padre in una stanza d’ospedale. Pensatelo. Mandiamo al diavolo gli scettici, sempre più invadenti e insopportabili, e pensiamo a Marco, alla sua guarigione. Pensate a lui con l’affetto che merita. Perché Marco ce l’ha sempre messa tutta per tentare di uscire dalla sua condizione complessa e misteriosa. Ha sempre provato a comunicare, a muoversi, ballare, a partecipare alle iniziative dove era invitato. Marco è uno che ci dà dentro nonostante tutto. Ribadisco, merita i pensieri di tutti noi. Rivolgiamogli un pensiero forte e amorevole. Auguriamogli una strepitosa guarigione.

Ciao Marco, ciao Franca, ciao Floriano.



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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