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Storia di vita: dalle disco alla consapevolezza

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

a cura di Federico Mascagni

Chi è un tipo da discoteca? Difficile dirlo visto che in molti ci vanno. Ciò che cambia, che passa, sono le mode. Simone in questo si può riconoscere subito come un frequentatore della scena dei club anni ’90.

Le canotte estive, per mettere in rilievo il fisico allenato. Uno stile da palestrato. Simone naviga sulle piattaforme della moda in rete e se trova qualcosa di originale, qualcosa che corrisponda alla sua personalità lo compra. E compone pezzo dopo pezzo la sua immagine.

Qualcuno potrebbe pensare da questa descrizione che Simone è una personalità bizzarra. Niente affatto. Il suo tono è sempre misurato. Un modo di esprimersi tranquillo, posato. La cura dell’aspetto fisico è di nuovo un tratto di chi ha imparato dall’ambiente delle discoteche che l’apparire in forma è importante. Anche per stare bene. “Di sport ne ho praticato tanto, sempre individuale. Ho fatto ciclismo, corsa, palestra, box, kick boxing, e altro ancora. Lo sport è un momento in cui percepisco il corpo. Mi concentro su di esso e sugli stimoli che provo. Lo sport praticato all’esterno è anche un’esperienza con il paesaggio attorno a te. Un salvavita contro le ansie. Mi alleno un’ora al giorno. O meglio quasi. Se non ci fosse dovrei prendere molte più medicine. Grazie al sacco da boxe mi sfogo.” Le medicine di cui parla Simone sono gli psicofarmaci.

Il vangelo della vita secondo Simone ruota tutto attorno pochi anni, la fine dei ’90, vissuti intensamente durante le estati romagnole. “A Rimini si confondeva il sesso per amore. Si cominciava alle nove, nove e mezza di sera con una mazzetta di volantini in mano per pubblicizzare le serate in giro per la città. E fermando le ragazze ci provavi. Qualche volta rimorchiavi.” Mezzanotte: inizia la lunga liturgia della discoteca fino alle cinque del mattino. Ite missa est. E i più resistenti a fare l’after in qualche altro locale.

Simone su questa esperienza ha scritto anche un libro (altri di cui è autore sono memoriali più intimi). Il titolo è “Voglio sentire l’urlo del tuo respiro”, edito dai libri di Emil, ora ripubblicato su Amazon. Un titolo sensuale che deriva in realtà dal payoff pubblicitario stampato sulla maglietta di una discoteca riminese, ma che corrisponde alle esperienze sessuali raccontate con una serialità degna di un playboy romagnolo, ma senza la gioia e la spensieratezza della mitologica figura rivierasca. Simone racconta un’adolescenza oppressa da dubbi, timidezze. “Il mio psicoterapeuta dice che mia madre ha allontanato ogni donna che potessi avere. Sono stato represso per anni perché mia madre le aveva sempre allontanate dalla mia vita. A 18 anni non avevo ancora dato un bacio.” E il libro racconta proprio la formazione di un’idea bulimica del rapporto con l’altro sesso. Recuperare il tempo perduto attraverso il conteggio delle avventure nelle discoteche. Fra le righe emerge l’uso degli alcolici per disinibirsi, i cui fumi, una volta dissolti, rivelano il vero volto dell’esperienza e delle donne con cui è stato, in un’escalation di esperienze sessuali sempre più “disinvolte”. Simone coraggiosamente non rinnega nulla di quelle esperienze, seppure vissute sottotraccia con l’angoscia di contrarre delle malattie veneree, giusta per la profilassi e la cura di sé ma insistente. Forse una riemersione del senso di colpa del periodo adolescenziale.

La mia infanzia è stata molto felice fino a che non sono nati due fratelli più piccoli. A 10 il primo e a 12 il secondo. I problemi incominciano da lì.” Simone sente d’un tratto cedere le attenzioni dei suoi genitori. “Passa il tempo e tendi a perdonare ma rimane un senso di abbandono.” Simone tiene alla popolarità e si ricorda come il migliore amico di molti a scuola. E subentra sull’onda dei ricordi la nostalgia dell’infanzia passata, il rapporto di amicizia sincero, i rapporti con i coetanei immediato, senza falsità, opportunismi. Nel frattempo la casa si fa stretta e Simone viene mandato a vivere coi nonni. “La casa dei nonni era vicina. Del rapporto con loro mantengo un bellissimo ricordo. Sono stati in tutti e per tutto sostitutivi dei genitori. Per carità, i miei genitori li comprendo. Lavoravano tutti e due tantissimo.” La madre di Simone, bravissima nel suo lavoro, è il perno familiare. La mamma impiegata lo vuole a suo volta impiegato e nonostante l’interesse di Simone sia tutto per le materie umanistiche viene mandato a studiare ragioneria. “Mi tentò di piazzare anche nel lavoro ma non ne avevo mezza.”

L’approccio con la letteratura è recente. Simone scrive di getto. “Avrò fatto bene a scrivere dei libri e a pubblicarli esternando le mie emozioni? Io non so valutare ciò che scrivo.” La paura di mostrare la propria visione di sé senza inibizioni, preso dalla foga della scrittura, è una forma quasi confusionale di espressione.

Finché andavo a scopare andava tutto bene, poi quando mi innamoravo non riuscivo a proseguire la relazione. Mi sentivo come ingabbiato. Ci sono situazioni in cui si crea un danno da parte dei genitori, delle madri. Mi sentivo pesantemente giudicato, aggredito e non riuscivo a reggere la situazione.

Nel 1999 (l’educazione sentimentale di Simone con il piede sull’acceleratore si svolge tutta nel giro di due anni) nasce la storia poco chiara con una ragazza che fa la escort. È il momento in cui i ricordi e le forte emozioni rendono tutto più confuso. La madre di Simone interviene. La situazione, frutto di una caduta verticale verso la ricerca dell’amore forse con le persone sbagliate, proietta Simone in un esordio psicotico. “Credevo che mia madre mi ipnotizzasse. Evidentemente aveva un’influenza fortissima su di me. Quando vado in terapia continuano a dirmi che è un delirio. Ma se sono stato male ci sarà stata una ragione.”

Per questa ragazza Simone soffre moltissimo. "Questo amore non l’ho vissuto, l’ho idealizzato.” Si tratta di due persone ai margini che si incontrano. E interviene la madre di Simone a proteggerlo. “Io arrivo a casa felicissimo, le dico che con questa ragazza ci siamo fidanzati. Mia madre dice che non era vero; ne nasce una discussione talmente scioccante che mi risveglio in poltrona non ricordando nulla di quanto è avvenuto. Non ho dormito per qualche giorno. Cerco un prof delle medie per parlare con lui della mia situazione sentimentale con questa ragazza, per avere un conforto e mi porta al CSM dove vengo ricoverato.”

Alcuni pensieri sparsi del Simone di oggi: ”Al futuro non ci penso. Vorrei trovare una ragazza dolce che mi capisca. Non sono una persona facile. La disabilità mi ha dato la capacità di capire le cose belle della vita. Ho sempre paura che mi possa succedere di nuovo: da un lato è positivo perché mi fa prendere sempre i farmaci. Frequento il bar sottocasa. Quella è la socializzazione semplice dalla quale ripartire. Mia madre, immersa nel suo mondo. forse mi avrebbe visto meglio frequentare gli aperitivi eleganti.”

C’è prima e c’è un dopo il ricovero. Questo vale per tutti. E per quanto il conformismo porti a giudicare l’individuo dalle qualità “performative”, Simone si trova in perfetto equilibrio facendo un lavoro semplice e pieno di dignità “Ma lavoro poco, vorrei trovare anche un’occupazione pomeridiana.” E Simone riguardo questo argomento tocca un punto fondamentale: “Sono iscritto alle categorie protette e mi chiedo se faccio bene a entrare negli inserimenti lavorativi perché trovo sfiducia da parte dei datori di lavoro. Temono ci sia sempre la malattia: a parità di capacità non sarai di certo quello assunto.” Comunque Simone ora è assunto in regola anche se rimane ancora un sogno: “Vorrei diventare un barista”. Chissà che la sua frequentazione nelle associazioni della Salute Mentale, con le numerose attività formative, non lo porti a realizzare il suo desiderio.



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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