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Dal numero di marzo 2019 del faro commento a "Le Verità"

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

a cura di Maria Berri

Dal numero di marzo della rivista mensile “Il Faro”, intitolato “la Vergogna”, desideriamo sottolineare i brevi racconti a sfondo morale, a firma di Mariangela Pezone, dal titolo le “Verità”.

Nel primo racconto, intitolato L’Alibi, si evince come alcune persone con problemi di salute mentale tendano a trovarsi un alibi per non dichiarare la loro condizione. Questo perché hanno timore di essere giudicati.
Mariangela Pezone racconta la storia di un gattino che si trova nel parco di un grande ex ospedale psichiatrico, dove è attivo un CSM. Il felino incontra un cane e gli chiede se anche lui si trova lì per motivi di disagio mentale. Il cane nega, rispondendo che è a spasso col suo padrone e ci tiene a sottolineare come anche il suo padrone non sia lì per quel motivo. La vergogna del cane e del padrone è lampante e il gattino comprende subito il problema. La verità è che è forte la resistenza nel dover ammettere la propria malattia perché viviamo in una società dove alberga il pregiudizio nei confronti di chi ha disturbi psichici.

Copertina Faro marzo2019Nel secondo racconto dal titolo Lo Stigma l’autrice parla dei pazienti psichiatrici vittime, appunto, dello stigma. Le stesse persone si nascondono e non si sentono ascoltate e capite come chi ha una qualsiasi altra forma di malattia. Ad esempio un malato di cancro parla della sua patologia e non prova vergogna nel recarsi in ospedale per le cure, mentre una persona con problemi psichici si vergona di dichiarare di curarsi in un CSM. Sembra paradossale, ma purtroppo è un problema reale.

Mariangela Pezone, attraverso un altro breve racconto, dal titolo Il Depot, fa luce sul problema dell’assunzione dei farmaci depot. Tanti pazienti sono molto attenti alla possibilità della somministrazione di psicofarmaci che, agendo secondo un rilascio graduale nell’organismo, si possono assumere mensilmente. I pazienti si sentono così sollevati dal nascondersi, percependo come gesto imbarazzante e vergognoso l’atto dell’assunzione, ripetuta nell’arco della giornata, soprattutto in presenza di amici e conoscenti, evitando in questo modo di non apparire “normali”. Ma il vero passo in avanti per la società si avrà solo quando un cittadino si sentirà libero di assumere farmaci davanti a tutti senza avvertire il pregiudizio e, di conseguenza, non si vergognerà della sua “diversità”.

A volte ci si vergogna anche quando sono i propri parenti ad essere malati e nel racconto, dal titolo Cose dell’altro mondo, l’autrice ci dice che spesso si assumono comportamenti ambigui o si tende a nascondere o tenere a distanza il proprio familiare con problemi psichici. In questo racconto una figlia si vergogna della propria mamma perché “matta” e, quando sono per strada, cammina qualche metro più avanti con grande dispiacere della madre malata. Inconcepibile ma vero, in quanto il senso di vergogna colpisce e travalica l’amore per il proprio caro. I servizi però decidono, nella storia, di prendere in carico proprio la figlia per farle superare il senso di vergogna e farle riacquistare più forza nell’amore incondizionato verso la propria madre.

Infine, nel racconto dal titolo L’Inibizione l’autrice spiega come la vergogna paralizza le energie del corpo e della mente e non è la malattia mentale la responsabile.
La causa è lo stigma che abbatte l’azione e ostacola il cammino verso la guarigione.
La vergogna, però, può avere una funzione positiva perché induce al rispetto delle norme sociali e impedisce comportamenti immorali, ma quando è portata all’eccesso e subentra una forte inibizione, ostacola le relazioni sane e spontanee e può diventare pericolosa in quanto si può arrivare fino al suicidio.
Quando qualcuno deride un malato mentale mentre parla in pubblico o mentre piange è proprio lui che deve provare vergogna per il male che gli procura.

Antonio Marino InibizioneEmblematico e fortemente evocativo l’uomo racchiuso in se stesso nel quadro ad olio e foglie d’oro su tela, intitolato Inibizione, del pittore contemporaneo Antonio Marino che è a chiusura dello scritto di Mariangela Pezone.
Il pittore, ispirandosi ai grandi del passato come ad esempio Michelangelo, tratta, con tecniche pittoriche moderne, la figura dell’uomo, esaltando la postura, quasi fosse una scultura. Tutti i muscoli corporei sono tesi in una morsa per isolarsi dal mondo e porre un freno alle emozioni e l’autore ne coglie in pieno l’essenza, nel grigiore plumbeo, quasi metallico, dell’incarnato dell’uomo, in contrasto con il drappo rosso, vivo, vitale, visibile nell’originale.

Potete leggere l'intero numero del faro al seguente link: Faro Marzo 2019



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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