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Un Ventaglio di opportunità contro il disagio

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a cura di Federico Mascagni

Vi presentiamo “Il Ventaglio di Orav" una delle associazione “storiche” del Comitato Utenti Familiari Operatori (CUFO) del Dipartimento di Salute Mentale/Dipendenze Patologiche dell’AUSL di Bologna (DSM-DP). Per farlo abbiamo intervistato Carla Facchini e Lucia Luminasi dell'associazione.

· Come, quando e perché nasce l’associazione?

Carla:
L’Associazione di Promozione Sociale Il Ventaglio di O.R.A.V (Opportunità, Responsabilità, Attitudini, Valori) è nata con un duplice obiettivo: il recupero ambientale e l’inclusione sociale delle persone con disagio psichico.
Abbiamo cominciato in punta di piedi, nel settembre 2006, con la coltivazione di orti in collina (“Un orto, un anziano, un disabile”) e in seguito, nel dicembre 2008, abbiamo avuto dal Quartiere Santo Stefano la concessione di un fondo di proprietà del Comune di Bologna, il podere ‘Canova’, in via Gaibara 1. Questa è la nostra principale sede operativa, che purtroppo in questi giorni è stata visitata dai ladri. Hanno rubato attrezzi agricoli e materiali per noi indispensabili, mettendoci seriamente difficoltà, e purtroppo non è la prima volta!
ApicolturaLe attività vengono svolte al mattino, grazie a un accordo fra noi, il DSM-DP e l’AUSER, con una dozzina di utenti della psichiatria adulti in tirocinio: impiantiamo e coltiviamo erbe officinali e prodotti ortofrutticoli, con particolare attenzione a varietà autoctone come gli ulivi forniti dal CNR-IBIMET, i carciofi di S. Luca e antiche specie di alberi da frutto, e non solo: ci siamo anche dedicati all’impianto di un vasto apiario con produzione di miele.
Il podere ‘Canova’ si trova in collina, all’interno del parco pubblico di Forte Bandiera, a pochi chilometri da porta Castiglione e da Monte Donato. È un luogo di grande bellezza paesaggistica che era in condizioni di degrado e che, grazie al nostro impegno, sta rifiorendo. Ultimamente, a seguito di una collaborazione con giovani imprenditori apprezzata e sostenuta dal Comune, il podere si è riempito di vita. Durante la bella stagione infatti viene attrezzato per momenti musicali e iniziative culturali di richiamo e come luogo di ritrovo per giornate all’aperto, magari servendosi della bella griglia che mettiamo a disposizione gratuitamente.
Purtroppo non siamo riusciti a realizzare il sogno di ricostruire gli edifici rurali, che sono inagibili, ma in questi anni abbiamo contribuito all’apertura di due sentieri CAI per escursionisti e lavorato alla pulizia e al ripristino dell’area verde e degli spazi agricoli. La vita all’aria aperta e il senso di far parte di un gruppo sono di grandissimo aiuto alle persone con disagio psichico, per riprendere il ritmo quotidiano e la voglia di mettersi in gioco, ma quello che soprattutto riteniamo importante è l’attribuzione di responsabilità all’interno di un progetto socialmente utile. I successi che abbiamo avuto in questi anni dimostrano che il riconoscimento dell’attitudine al lavoro o almeno a un impegno costruttivo è un passo importante per restituire dignità alla persona.

· Vi occupate soltanto di attività nel verde?

Lucia:
Certo che no! Come dice il suo nome, Il Ventaglio di ORAV cerca di offrire un ‘ventaglio’ di opportunità, per le persone con disagio psichico ma anche per i loro familiari e per la cittadinanzaLogo tutta, perciò organizza molteplici azioni, ispirandosi alla filosofia del ‘fare insieme’.
È capofila in progetti di sussidiarietà, in rete con le sue ‘storiche’ partner, I Diavoli Rossi, Progetto-Spazio e Amicizia, Cristina Gavioli, all’interno del programma PRISMA del DSM-DP (il progetto del 2019 si chiama “Teniamoci forte!”); partecipa alla gestione del ‘Provvidone’ a Sabbiuno di Castel Maggiore; sostiene la redazione della rivista Il nuovo Faro e contribuisce al sito Sogni e Bisogni; da anni è capofila del progetto co-gestito con il DSM-DP per la diffusione della funzione degli ESP (Esperti nel Supporto fra Pari) all’interno dei Centri di Salute Mentale bolognesi.
Il Ventaglio di ORAV inoltre partecipa con frequenza ad azioni finalizzate all’inclusione sociale nel territorio bolognese, collaborando con il Comune di Bologna, i Quartieri S. Stefano e Saragozza, altri enti, associazioni, centri sociali. Da quest’anno parteciperà con i suoi “Libri in movimento” al progetto comunale “Patto per la lettura”.
Data l’importanza dell’abitare, dal 2012 l’associazione, in accordo col DSM-DP, aderisce al progetto “Alloggi di transizione” dell’Istituzione per l’inclusione sociale e comunitaria Achille Ardigò e don Paolo Serra Zanetti del Comune di Bologna, grazie al quale può disporre di tre alloggi mono-abitativi per persone con disagio psichico interessate a compiere un percorso personalizzato e condiviso verso l’autonomia. Si tratta di monolocali con angolo cottura e bagno, che abbiamo arredato con mobili nuovi grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Gli appartamenti, attualmente tutti occupati, si trovano in via S. Caterina, in palazzine stile vecchia Bologna gestite dall’ACER.

· Chi fa parte dell'associazione? E a chi si rivolge?

Carla:
L’associazione ha una trentina di soci stabili, molti simpatizzanti e un piccolo drappello di volontari. Per il futuro ci auguriamo di crescere, sperando che altri volontari ci affianchino. Il nostro target è la Salute Mentale: oltre a occuparci di molte attività con gli utenti, cerchiamo di far conoscere la realtà del disagio psichico all’esterno, perché la gente capisca che non c’è nulla da temere e c’è invece tanto da imparare dalle persone che ne soffrono. Le iniziative culturali e ricreative che promuoviamo, infatti, non sono destinate a soli utenti del DSM-DP, anzi, sono sempre aperte a un pubblico il più possibile ampio e variegato. In questo modo le persone con disagio psichico possono trovare compagnia senza essere discriminate, e spazio per esprimere la propria potenzialità e originalità…

Lucia:
Il compito dei volontari è particolarmente impegnativo nei progetti personalizzati e nei piccoli gruppi: affianchiamo nei loro percorsi di recovery una dozzina di tirocinanti e i tre ospiti degli alloggi e manteniamo stretti contatti con i partecipanti alle attività di gruppo e con singoli utenti. Chi è solo, o ha relazioni difficili, ma in genere tutti, hanno bisogno di ascolto e di riferimenti costanti, perché devono affrontare crisi personali e problemi pratici che il disagio psichico può amplificare in modo drammatico… Per un piccolo progresso occorrono il più delle volte grandi sforzi e tempi lunghi. Il nostro bilancio è comunque positivo, perché noi guardiamo alle persone nella loro essenzialità e in questi anni ne abbiamo viste tante star meglio e alcune ottenere risultati importanti. Per non parlare della grande ricchezza di umanità che l’esperienza del Ventaglio comporta per quanti vi partecipano, senza distinzione di ruoli.

Abbiamo raccolto alcune voci di utenti (ospiti degli alloggi e tirocinanti), chiedendo: “Cos’è stato per te l’incontro con Il Ventaglio, in poche parole”.

ORAV2· “Casa, dolce casa!” … Quando entro me lo dico sempre. È la vita, avere una casa! Grazie, grazie!
· Al primo posto viene la casa. Fin da piccoli, quando si nasce, c’è bisogno di avere un posto dove dormire. Una macchina, un motorino, una moglie… sono cose che vengono dopo.
· La casa è il posto dove ti senti più sicura.
· Ho conosciuto Il Ventaglio tramite il Centro Diurno ‘Tasso’. La cosa che mi piace di più è buttare la legna nel fuoco per preparare la griglia. Vorrei imparare a piantare vari tipi di piante nell’orto. Nell’associazione mi trovo molto bene, solo vorrei che ci fosse una casetta più grande per stare al caldo.
· Ho cominciato molti anni fa tramite uno psicologo, Gianluca Laudicina, che collaborava con l’associazione. Mi trovo molto bene e il mio rapporto con i volontari è ottimo. Mi sono divertito a potare arbusti e ad aprire sentieri, ma la mia specialità è l’informatica, Vorrei poter fare corsi avanzati di computer. Mi piacerebbe che l’associazione organizzasse più corsi aperti alle persone che non hanno disagio psichico per poter socializzare.
· Ho conosciuto Carla Facchini al CSM ‘Tiarini’. Mi piace soprattutto l’apicoltura, ma anche pulire i parchi e usare il decespugliatore. C’è sempre da imparare e sono contento.
· Sono arrivato tramite la mia educatrice, Lidia Gianferrara. È un’esperienza positiva. Mi piace la cura del verde (orto, ulivi, eccetera), mi piacerebbe anche imparare a usare il computer.
· Mi ha fatto conoscere Il Ventaglio il mio educatore, Luca De Giorgis. Mi trovo bene nell’associazione e con gli altri utenti. Mi piace usare il decespugliatore e vorrei imparare a usare la motosega.
· Ho conosciuto Il Ventaglio tramite l’educatrice del ‘Tiarini’, Liliana Ardito. Mi trovo bene nell’associazione, è un bell’ambiente e ho un buon rapporto con tutti. Mi piacerebbe che i vari progetti fossero portati avanti con assiduità ancora maggiore. Le mansioni mi piacciono tutte, in particolare l’agricoltura, per la soddisfazione di veder nascere e crescere le piante. Vorrei approfondire la conoscenza dell’apicoltura.



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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