di Chandra Signorile e Maria Berri
L’intelligenza artificiale e la realtà virtuale rappresentano strumenti innovativi che possono affiancare l’intervento umano sia nell’educazione sia nella cura della salute mentale. Se ne è parlato durante la Giornata mondiale della salute mentale 2026 a Bologna in particolare in due iniziative a cui ha partecipato anche la redazione di Sogni e Bisogni: "Dimmi come st-AI" organizzato da Progetto Itaca Bologna e "Realtà virtuale in salute mentale: cosa succede se l'avatar incontra le allucinazioni". Dai due incontri è emerso che il valore della tecnologia dipende da un utilizzo responsabile e dalla presenza di professionisti qualificati, capaci di garantire attenzione, empatia e sicurezza. La tecnologia, quindi, non deve sostituire la relazione umana, ma sostenerla e renderla più efficace.
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Una decina di persone hanno partecipato al tavolo organizzato da Progetto Itaca Bologna che si è tenuto nella sede del Club Itaca in via Morgagni. A guidare il pomeriggio c'erano Ilaria Cataldo, psicoterapeuta dell'università di Bologna, e Mario Piccirilli di Progetto Itaca Bologna. Dopo una breve introduzione, Cataldo ha invitato i partecipanti a interagire con un esercizio pratico sulla percezione del significato di intelligenza artificiale. Le riflessioni espresse dai presenti hanno portato a un confronto su opportunità, rischi, aspettative e timori legati all'AI nella vita di tutti i giorni e nei percorsi di cura della salute mentale. Nel corso del dibattito sono emersi i pareri sui vantaggi e sugli svantaggi dell'uso dell'intelligenza artificiali. Tra i benefici sono stati citati la velocità e l'efficienza di poter elaborare in pochi secondi una quantità enorme di dati e automatizzare compiti ripetitivi e noiosi, il supporto nella medicina e il fatto di poter operare 24 ore su 24 senza interruzioni, riducendo gli errori umani; tra i rischi, è emerso il timore della sostituzione di alcune figure professionali e quindi della perdita di posti di lavoro, ma anche la mancanza di empatia e di creatività reale visto che i modelli replicano schemi statistici ma non provano emozioni né possiedono una vera comprensione del contesto. Inoltre, l'AI se addestrata su informazioni scorrette o di scarsa qualità, produce risposte inaffidabili o distorte.
Altre questioni aperte sono quelle legate ai problemi etici e alla privacy, poichè l'uso di intelligenza artificiale comporta la raccolta massiccia di dati personali, la creazione di deepfake (contenuti digitali falsi, ma alterati per sembrare realistici), e al diritto d'autore.
Il dibattito si è concluso sul tema dei costi e della regolamentazione: l'AI richiede investimenti elevati per l'hardware e l'addestramento, ed è soggetta a normative rigide come l'AI Act dell'Unione Europea (legge ufficiale dell'UE volta a disciplinare lo sviluppo, la fornitura e l'uso dei sistemi di intelligenza artificiale).
A Palazzo Malvezzi si è tenuto invece il tavolo incentrato sulla terapia avatar in realtà virtuale, un trattamento psicoterapeutico sviluppato a partire dal 2013 nel Regno Unito, rivolto a persone con schizofrenia che soffrono di allucinazioni uditive persistenti. Il suo obiettivo non è eliminare le voci, ma migliorare il rapporto del paziente con esse, riducendone il potere percepito e aumentando il senso di controllo, l’autostima e la qualità della vita. Il trattamento prevede la creazione di un avatar digitale che riproduce sia l’aspetto sia le caratteristiche vocali della voce sentita dal paziente. Attraverso un visore di realtà virtuale, il paziente, accompagnato dal terapeuta, può confrontarsi direttamente con l’avatar in un ambiente immersivo e protetto. Il percorso comprende sette sedute, precedute da un’intervista approfondita sulle caratteristiche delle voci e sulla relazione che il paziente instaura con esse. Nella prima fase si cerca di riequilibrare il rapporto di potere tra il paziente e la voce, mentre nella seconda si lavora sul rafforzamento dell’identità personale e dell’autostima.
A Bologna e Forlì è stato avviato uno studio di fattibilità, in collaborazione con i servizi di salute mentale, con l’obiettivo principale di valutare la possibilità di integrare questo intervento nella pratica clinica. Tra gli obiettivi secondari vi sono la riduzione delle allucinazioni e dei sintomi ansioso-depressivi e il miglioramento della qualità della vita. I risultati preliminari mostrano una buona tollerabilità del trattamento: la maggior parte delle sedute non ha provocato effetti collaterali significativi, sebbene siano stati segnalati occasionalmente affaticamento e dolore agli occhi. Tuttavia, il campione analizzato è ancora ridotto e sono necessari ulteriori studi per valutarne l’efficacia e la durata dei benefici nel tempo. La terapia avatar rappresenta quindi una prospettiva promettente nell’ambito dei trattamenti psicoterapeutici per le allucinazioni uditive, da affiancare alle cure abituali.
Attraverso la creazione di un avatar che riproduce l’aspetto e la voce percepita dal paziente, il terapeuta guida quest’ultimo in un dialogo graduale, con l’obiettivo di ridurre l’ansia, rafforzare l’autostima e aumentare il senso di controllo sulle voci. I risultati preliminari dello studio presentato a Bologna sono incoraggianti per quanto riguarda la tollerabilità del trattamento, ma sono necessari ulteriori studi per confermarne l’efficacia nel tempo.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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