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Spiegare il cambiamento con un murale. Un progetto di recovery al Csm di Budrio

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Chiara Bassi

Nel mese di giugno sulla facciata del Centro di salute mentale di Budrio è comparso un murale. Lo hanno realizzato i partecipanti a un percorso di Recovery College organizzato dal Csm in collaborazione con la cooperativa Arcobaleno di Bentivoglio. La redazione di Sogni e Bisogni ne ha parlato con le educatrici Laura Baratta e Sara Bernardini.

murale budrio copertina

Come nasce il progetto di realizzare un murale?

Laura Baratta: L'idea in realtà nasce all'interno di due corsi del Recovery College. Il primo era mirato alla creazione del disegno che sarebbe poi diventato il murale. Come tematica avevamo scelto quella del cambiamento perché è molto connessa a tutta la tematica della Recovery. Abbiamo fatto prima un corso di tre incontri, in cui i ragazzi si sono sentiti molto liberi di rappresentare in modo grafico cosa significava per loro il cambiamento. Poi noi, insieme agli operatori della cooperativa Arcobaleno che si occupano più dell'aspetto artistico, abbiamo cercato di prendere i vari elementi dei disegni fatti dai ragazzi per crearne uno unico. Un ragazzo aveva individuato come simbolo del cambiamento la luna e le sue fasi e abbiamo scelto la luna, un altro aveva rappresentato un albero e abbiamo estrapolato dal suo disegno le foglie. Attraverso gli elementi presi dai diversi disegni abbiamo composto, tutti insieme, il disegno finale che, poi, abbiamo trasferito sul muro del Centro di salute mentale durante un altro corso del Recovery College.

Chi ha partecipato a questo corso di Recovery?

LB: Al primo, in cui è stato progettato il disegno, hanno partecipato sei persone. La maggior parte veniva da Budrio e alcuni da fuori territorio. Al secondo laboratorio, in cui abbiamo realizzato il murale, hanno partecipato anche 8-10 persone, tutte tra i 18 e i 30 anni. Non avevamo indirizzato la proposta a un'età specifica, è stato il caso, forse anche per area d’interesse, che ha portato a partecipare soprattutto giovani.

Qual è il ruolo dell'arte nella Recovery?

LB: Sicuramente l'arte è un mezzo per riuscire a esprimere una serie di concetti, sentimenti, esperienze che magari a parole si fa un po' più fatica a dire. Durante la progettazione, nei primi tre incontri, oltre a disegnare abbiamo proposto un confronto in cui i simboli sono stati spiegati, a parole. È stato bello. Secondo me l'arte ha degli strumenti in più rispetto alle parole per rappresentare alcuni concetti: il colore, le figure. Alcuni ragazzi, ad esempio, hanno scelto, pensando alla tematica del cambiamento, figure che non rappresentavano un oggetto, come onde, segni grafici non troppo rigidi, ondulati, che a livello grafico danno un significato particolare.

Sara Bernardini: In generale, c'è molto interesse nei laboratori artistici. Questo percorso è stato anche una possibilità di condivisione, di creazione di un gruppo. Io ho partecipato a tutti gli incontri e ho visto che, nel tempo, si è creato un gruppo tra persone che, tramite l'arte, sono entrate in connessione tra loro.

Pensate che i partecipanti si stiano ancora vedendo al di fuori dei laboratori?

LB: Sicuramente, sì! Durante il laboratorio il clima è sempre stato positivo, i ragazzi scherzavano tra loro e anche noi ci siamo divertite. Sono stati pomeriggi piacevoli nonostante il caldo. Subito dopo abbiamo organizzato un altro corso e alcuni dei ragazzi che hanno partecipato al percorso sul murale e si sono iscritti insieme. Quindi sì, è stato bello. Oltre al fatto che è molto bello che sia rimasto un segno visibile di questo laboratorio all'entrata del Centro di salute mentale. Molte persone, mentre eravamo lì a disegnare, entravano e dicevano, “Bravi che state rendendo questo posto un po' più allegro”. Ma, certamente, la cosa più bella è stato il clima che si è creato tra i partecipanti, uno degli obiettivi principali della recovery è proprio questo: creare ambienti accoglienti, connessioni tra le persone, in un'ottica di benessere. E lì si respirava un clima di benessere.

SB: I feedback sono stati assolutamente positivi sia da parte dei partecipanti sia da parte di persone esterne che passavano di qua e si fermavano a vedere cosa stavamo facendo. Sapere che dalla comunità c'è stato un riscontro positivo ci fa molto piacere.

LB: Alla fine c'era chi era dispiaciuto perché era finita un'esperienza piacevole. Ecco, pensando alla domanda sull'arte, credo che utilizzare uno strumento di questo tipo possa aiutare anche a creare connessioni, perché condividendo un interesse le relazioni si creano più facilmente. Io e Sara seguiamo la progettazione del Recovery College, abbiamo fatto diversi corsi e ci siamo rese conto che quelli che vengono mediati da un'attività laboratoriale funzionano molto bene.

Quindi non ci sono state perdite durante il percorso? Quelli che hanno iniziato sono arrivati alla fine?

LB: Qualche perdita c'è stata, ma c'è stato un gruppo fisso di persone che hanno portato avanti il progetto dall'inizio alla fine a cui poi ogni tanto si sono aggiunte persone che partecipavano a un incontro, dipingevano un po' insieme agli altri, davano il loro contributo.

Che ruolo ha avuto la cooperativa Arcobaleno?


SB: È stata fondamentale! Sono stati loro a guidare il gruppo nella progettazione del murale e nella sua realizzazione.
LB: Gli educatori della cooperativa Arcobaleno sono molto bravi sia sul piano relazionale sia su quello artistico. La cosa più difficile è stato mettere insieme tutti i disegni dei partecipanti, senza escludere nessuno dal progetto finale. Se ne sono occupati loro e sono stati molto bravi a scegliere elementi da tutti i disegni in modo che il murale fosse davvero frutto della collaborazione di tutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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