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Servizi di prossimità e sociologia urbana: verso una lettura condivisa delle marginalità

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Chandra Signorile


Dietro il fenomeno delle dipendenze e della marginalità esiste una rete di servizi che lavora direttamente con le persone che vivono la strada. A raccontarlo è Marina Padula, coordinatrice dei servizi di prossimità per ASP Città di Bologna, che descrive un sistema di intervento costruito sulla presenza costante sul territorio, con un approccio di riduzione del danno. “La prossimità è quel servizio che afferisce al mondo delle persone senza dimora, che consuma sostanze o che vive in luoghi irregolari - spiega -. È un complesso di servizi che serve per avvicinare, affiancare, orientare e sostenere la popolazione che vive in strada”.

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I servizi di prossimità fanno parte del Contrasto alla Grave Emarginazione Adulta e sono gestiti da ASP per conto del Comune di Bologna attraverso una coprogettazione con enti del terzo settore, in particolare con il Consorzio L'Arcolaio e CIDAS. Tra i principali strumenti di intervento c'è “In Strada”, un servizio composto da circa quindici operatori sociali ed educatori professionali che lavorano sette giorni su sette nei luoghi frequentati dalle persone senza dimora. “Gli operatori vanno su strada e cercano di agganciare e orientare le persone che vivono nelle diverse zone della città”, racconta Padula. Oltre a questo esistono un centralino telefonico, che offre orientamento ai servizi cittadini, e un servizio di docce pubbliche in via del Lazzaretto, aperto anche a persone prive di documenti o in condizioni di irregolarità. L'attività di strada è strettamente collegata a Fuori Binario, il drop-in di via Carracci dedicato alle persone che fanno uso di sostanze. “Gli stessi operatori che lavorano a Fuori Binario hanno delle ore anche sulla strada. Questo facilita il lavoro: agganci una persona in strada e poi la ritrovi al drop-in”.

Uno degli aspetti centrali dell'intervento riguarda la riduzione del danno, un approccio nato negli anni Ottanta per contrastare la diffusione di Hiv ed epatiti tra i consumatori di sostanze. “La riduzione del danno è un'azione di intervento verso le persone che fanno uso di sostanze che non ha come obiettivo quello di convincere qualcuno a smettere di consumare - sottolinea Padula -. Io mi metto in relazione non nel tentativo di convincere che la sostanza è lesiva, perché questo i consumatori lo sanno già, ma nel tentativo di limitare i danni del consumo”. Gli operatori, infatti durante le uscite in strada, distribuiscono materiale sterile e costruiscono rapporti di fiducia che, nel tempo, possono portare all'accesso ai servizi sanitari. “Se a un certo punto una persona dice di avere bisogno di essere accompagnata al SerDP perché non riesce più a gestire il consumo, noi possiamo fare questo accompagnamento - spiega - Siamo sempre lì a fianco, nel tempo necessario al suo percorso e alla sua consapevolezza”.

Negli ultimi anni il panorama delle dipendenze è profondamente cambiato. “Tra i giovani - osserva Padula - sono sempre più diffusi psicofarmaci e cannabinoidi sintetici, sostanze che spesso sfuggono ai normali sistemi di identificazione”. Nel mondo della notte e del divertimento cresce invece il consumo di ketamina, mentre tra le persone che vivono in strada la sostanza che oggi desta maggiore preoccupazione è il crack. “Il cambiamento più importante che abbiamo visto è il passaggio dalle sostanze iniettive, come eroina e cocaina, al crack - spiega - Rispetto alla popolazione che vive in strada, la questione più seria oggi è legata all'utilizzo di crack”. Forse il consumo preponderante e anche più problematico è quello dell’alcol “Nessuno lo dice, ma l'alcol per noi è forse un problema ancora maggiore, per tutte le conseguenze fisiche e biologiche che comporta”.

Le persone intercettate dai servizi raccontano storie molto diverse. “Gli uomini che consumano sono spesso persone che hanno avuto percorsi migratori fallimentari oppure migranti che arrivano con problematiche psichiche o di adattamento al contesto - racconta Padula - In molti casi il consumo si intreccia con storie di grave deprivazione, traumi e problemi di salute mentale mai affrontati”. Le donne rappresentano una quota minore dell'utenza, ma per gli operatori costituiscono una particolare area di attenzione. “Numericamente sono inferiori, ma non significa che diano meno da lavorare - spiega - Ci sono questioni legate alla sicurezza, alla violenza, alle gravidanze e agli effetti che il consumo produce sul corpo femminile”.

Negli ultimi anni il lavoro sociale si è integrato sempre di più con quello sanitario. Oltre agli accompagnamenti al SerDP di viale Pepoli, dal 2024 è attiva anche un'unità sanitaria di strada composta da un infermiere e un operatore socio-sanitario. “Ci siamo accorti che molte persone non andavano né al pronto soccorso né agli altri servizi sanitari - racconta Padula - Per questo abbiamo deciso di portare la sanità direttamente nei luoghi frequentati dalle persone”. Il servizio opera sia in strada sia all'interno di Fuori Binario e delle docce pubbliche. “È stato perfetto perché abbiamo agganciato una serie di persone che non si facevano vedere dai servizi sanitari da moltissimo tempo”.

Anche la distribuzione delle persone che consumano sostanze cambia rapidamente e segue le trasformazioni urbane, molto della geografia di una città si modifica anche in base al tipo di interventi di sicurezza previsti, che chiaramente però non risolvono un problema così complesso, piuttosto si assiste ad uno spostamento. “Quello che noi dobbiamo fare come operatori è osservare il fenomeno e spostarci a seconda di dove si spostano le persone”, spiega Padula.
La Bolognina, storicamente uno dei quartieri più interessati dal fenomeno, ha visto importanti cambiamenti negli ultimi anni. “La situazione è molto cambiata, ma le persone non sono sparite: si sono spostate in altre zone della città”. Tra le aree oggi maggiormente interessate vengono citate via Amendola, via dei Mille, piazza dei Martiri, i Giardini Fava e, in parte, piazza Verdi.

Per Padula comprendere questi cambiamenti è fondamentale per progettare servizi efficaci. “Se non mi interesso di come cambia la città, di come cambiano le povertà e le marginalità, rischio di costruire servizi che non servono a nessuno - conclude - Il futuro dei servizi passa anche dalla capacità di leggere le trasformazioni urbane e lavorare insieme a chi studia la città”.



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
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Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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