Editoriale di maggio 2026

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di Laura Pasotti

“L'empatia è la base e deve diventare una pratica concreta”. Ho scelto di aprire questo editoriale con le parole di Nicola Filippi, che succede ad Antonella Misuraca alla guida del Cufo, il Comitato utenti familiari e operatori della Salute Mentale del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell'AUSL di Bologna. Filippi è presidente dell'associazione Nastro Rosso Bologna per la lotta alla droga - ODV, realtà che opera nel campo delle dipendenze patologiche e della doppia diagnosi, e porta con sé, in questo nuovo incarico, l'esperienza diretta di cosa significa affrontare il sistema della salute mentale, da genitore.

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Nell'intervista che pubblichiamo in questa newsletter gli abbiamo chiesto che cosa vuole far emergere nei prossimi tre anni, quelli del suo mandato da presidente, e la risposta è stata “aumentare l'integrazione tra i vari ruoli” e, in particolare nel Cufo, “una maggiore partecipazione degli utenti e degli operatori, oltre che dei familiari”. Tra gli ambiti su cui lavorare, come emerso dalla prima riunione operativa, ci sono il dopo di noi, il volontariato, il sostegno ai caregiver e l'amministrazione di sostegno. Ma quello che ha sottolineato Filippi è che “bastano tre parole, un gesto, per cambiare completamente la relazione” e appunto l'empatia è il punto di partenza se si vogliono davvero costruire dei percorsi individuali e umanizzati.

Ospitiamo questo mese un articolo degli operatori che lavorano nel Centro diurno Osservanza di Bologna dedicato all'età evolutiva e che raccontano i primi due anni di attività della struttura. Il centro accoglie ragazzi con quadri di psicopatologia complessa, offrendo interventi intensivi per prevenire ricoveri prolungati e favorire il ritorno alla vita sociale e scolastica. Dal racconto emerge che il bisogno di interventi precoci è sempre più forte: sono 84 gli adolescenti accolti in due anni, con un'età media di 15,8 anni ma sono stati presi in carico anche preadolescenti a partire dagli 11 anni di età.

Si è abbassata in modo significativo anche l'età della prima esperienza con le sostanze, che avviene già a 11 o 12 anni, e si sta diffondendo tra i giovani l'uso di antidolorifici in maniera preventiva. È quanto emerge dall'intervista con gli operatori del servizio Loop, un progetto del Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell'Ausl di Bologna gestito dalle cooperative sociali La Carovana e Cadiai.

La cura delle piante può essere una metafora della recovery. Ce lo ha raccontato Raphael Decerf, educatore della cooperativa sociale Agriverde nata per costruire percorsi di inserimento lavorativo e riabilitativo per persone seguite dai servizi di salute mentale. Per molte di loro, ha raccontato Decerf, è difficile immaginare il futuro ma “quando una persona semina, prepara il terreno e aspetta che qualcosa cresca, comincia già a proiettarsi nel futuro. Attraverso la cura della pianta si prova a riattivare un pensiero costruttivo e progettuale”.

Sostenere le differenze è uno dei principi che guidano il lavoro della cooperativa sociale IT2 che ha aperto un laboratorio di pasta fresca nel quartiere Savena. Al suo interno una ventina di persone con disabilità, fragili, in carico ai Servizi sociali del Comune o ai Centri di salute mentale producono ravioli, balanzoni, tortellini destinati all'Osteria sociale La Tiz (gestita sempre dalla cooperativa) e alla vendita al pubblico. Il nome che hanno scelto, Senza Stampo, è una dichiarazione di intenti che richiama l'artigianalità dei prodotti e il fatto di non voler appiccicare etichette o stampi sulle persone. “Anche se abbiamo creato degli strumenti per ritagliare i ravioli o le tagliatelle in modo che abbiamo più o meno la stessa lunghezza e larghezza, ognuno qui ha la sua manualità, la sua storia, e ognuno fa il suo tortellone”, dice Luigi Traisci, educatore e responsabile comunicazione della cooperativa.

Chiudiamo la newsletter con il racconto della mostra “Elogio dell'irregolarità” organizzata a fine aprile al Dumbo di Bologna per celebrare il centenario della nascita di Dario Fo e che ha visto il Collettivo artisti irregolari bolognesi rendere omaggio a un artista che ha raccontato il mondo con uno sguardo libero, ironico e rivoluzionario.

Buona lettura.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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