di Chandra Signorile
“Loop è acronimo di Laboratorio Osservazione Organizzazione Prevenzione. Il nome richiama una circolarità che ha a che fare sia con le sostanze che con un lavoro sincronico di presa in cura circolare e con una modalità di intervento senza spigoli”, racconta l’educatrice professionale Lidia De Vido. Nato nel 1998 come centro giovanile, il progetto ha poi cambiato struttura nel 2002, adattandosi ai nuovi bisogni del territorio: “È il cambiamento che ha portato un altro cambiamento, come per il nome”. Oggi è un progetto del Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell'Ausl di Bologna gestito dalle cooperative sociali La Carovana e CADIAI.

La capacità di riadattarsi ai contesti resta una delle caratteristiche principali del Loop, che oggi lavora su più livelli. “Le attività sono svolte a scuola, negli sportelli territoriali e sul territorio. Offriamo consulenza educativa ai genitori e alle persone giovani”, spiega Riccardo Lombi, educatore professionale. Un altro ambito importante è il lavoro di prossimità durante eventi e manifestazioni: “Siamo presenti con materiale informativo e con l’etilometro, che spesso diventa uno strumento di aggancio quando emergono situazioni da approfondire”.
Negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata soprattutto sulle scuole superiori, attraverso interventi nelle classi, sportelli d’ascolto e percorsi di peer education. “Formiamo studenti e studentesse di quarta che poi propongono laboratori alle ragazze e ai ragazzi di seconda”, racconta Lombi. Un aspetto che facilita il lavoro educativo è la continuità della presenza delle operatrici e degli operatori: gli stessi educatori ed educatrici che entrano nelle scuole sono anche presenti allo sportello pomeridiano, permettendo così alle persone giovani di trovare figure già conosciute e di fiducia. I laboratori di Loop hanno coinvolto 61 classi, per un totale di 1342 studenti raggiunti. Gli sportelli scolastici hanno accolto 113 persone in consulenza, mentre gli incontri per adulti e insegnanti hanno visto la partecipazione di 300 persone.
Il Loop lavora in stretta collaborazione con il SerDP, il Servizio per le dipendenze patologiche dell'Ausl di Bologna, pur mantenendo una funzione diversa. “Non è un servizio di cura e non certifica una dipendenza - precisa De Vido - Si muove più su un livello informativo e si rivolge anche a persone che consumano in maniera problematica ma che non hanno sviluppato una dipendenza”. È importante evitare che i e le giovani si identifichino completamente con il proprio comportamento: “Più si tengono separate, soprattutto nelle persone giovani, la parte della cura della dipendenza da tutto il resto, meno si rischia un’identificazione con il comportamento”. Nei SerDP si fa un lavoro multiprofessionale: Elena Leporatti, educatrice professionale nel servizio e referente per il Loop del Distretto Ausl di San Giovanni in Persiceto, spiega che quella del SerDP “è un’effettiva presa in carico, poi i progetti possono essere in collaborazione con altri enti e servizi, spesso è così, ma il nostro è un servizio che purtroppo viene percepito più stigmatizzante. Ci aiuta molto la vicinanza anche fisica: il Loop è appena al piano sotto il SerDP e questo ci permette di avere confronti più immediati”.
Il progetto copre un territorio molto ampio, distribuito su 21 comuni della pianura (i tre distretti Ausl di S. Giorgio di Piano, San Giovanni in Persiceto e Budrio), e cerca di mantenere un accesso il più possibile semplice e diretto (sono 78 le persone che si sono rivolte agli sportelli per una consulenza, 160 quelle raggiunte da interventi di prossimità, 44 le persone convocate in base all'articolo 121 del Testo Unico sulle sostanze stupefacenti che prevede di segnalare ai servizi le persone che fanno uso). La maggior parte dei contatti avviene tramite WhatsApp o email, senza necessità di invio da altri servizi. Rimane costante il lavoro con il SerDP, con cui si fanno i coordinamenti del progetto e si concordano azioni e analizzano le consulenze, così come le prese in carico congiunte.
Fondamentale è anche il lavoro di rete con gli altri servizi del territorio. “La nostra grande ricchezza è la collaborazione con tutti gli enti che si occupano di adolescenza”, sottolinea Lombi, ricordando anche il Tavolo Clinico attivo sul Distretto di San Giovanni e il Tavolo Adolescenza attivo nei Distretti di Pianura Est (S. Giorgio e Budrio) che permette ai diversi servizi di confrontarsi e costruire progettualità comuni. Per De Vido la rete deve coinvolgere anche le famiglie: “Siamo convinti che sia necessario un lavoro sistemico che coinvolga i genitori. Per i ragazzi e le ragazze, vedere i genitori modificare il proprio comportamento è motivante: se non lo fanno gli adulti, perché dovrebbero farlo le persone giovani?”
Accanto agli incontri con i genitori nelle scuole, il Loop promuove, in collaborazione con il Consultorio Familiare-Spazio Giovani di San Giovanni, anche un gruppo chiamato “L’ora del tè”, pensato come spazio di confronto e sostegno reciproco tra famiglie. “Si crea molto ascolto e solidarietà, si condividono strategie diverse e si cerca di costruire un maggiore equilibrio nei nuclei familiari”, racconta De Vido.
Nel tempo sono cambiati soprattutto gli stili di consumo. Restano molto diffuse sostanze come alcol e cannabinoidi, considerate anche più socialmente accettate, mentre cresce l’uso delle sigarette elettroniche, spesso acquistate tramite canali non controllati. Le figure educative raccontano inoltre che tra ragazze e ragazzi l’uso dei device e dei social non viene quasi mai percepito come un problema reale, mentre sono soprattutto i genitori a portare questa preoccupazione allo sportello, raccontando difficoltà legate all’isolamento, al tempo trascorso online e alla fatica nel costruire relazioni fuori dallo schermo.
Ciò che appare più cambiato riguarda però il significato stesso del consumo. “Se un tempo era legato soprattutto alla trasgressione e alla sperimentazione, già da un po' ragazze e ragazzi parlano molto di autocura. La solitudine è fortissima, relazionarsi sembra sempre più difficile. Sono loro stessi che ci raccontano che consumano per sentirsi meglio, per sentire meno il dolore”.
Continua a essere significativo l’abbassamento dell’età della prima esperienza con le sostanze, che avviene spesso già a 11 o 12 anni, così come la diffusione degli psicofarmaci. “C’è una grande facilità nell’uso dei farmaci in generale. Tra le persone giovani è diffuso l’uso di antidolorifici in maniera preventiva, anche monitorati dai genitori. Se una ragazza sa che nel pomeriggio avrà mal di testa, prende un antidolorifico dopo pranzo”.
Nonostante le difficoltà, il lavoro del Loop continua a puntare sulla possibilità del cambiamento attraverso relazioni, ascolto e coinvolgimento anche delle famiglie. L’idea che guida le educatrici e gli educatori è che anche piccoli cambiamenti negli adulti possano avere effetti importanti su figli e figlie: quando i genitori riescono a modificare modalità comunicative, atteggiamenti o aspettative, figli e figlie possono trovare a loro volta uno spazio diverso in cui crescere e cambiare.
Per informazioni e appuntamenti: spazioloop@gmail.com o contattare i servizi:
Bentivoglio (competente per i territori di: San Giorgio di Piano, Argelato, Bentivoglio, San Pietro in Casale, Galliera, Castello D’Argile, Castel Maggiore, Baricella, Minerbio, Malabergo, Pieve di Cento) c/o la Biblioteca comunale R. Dotti, Via Marconi, 5 Bentivoglio. Orari: martedì dalle 14 alle 19. Telefono 35374906169.
Budrio (competente per i territori di: Budrio, Castenaso, Granarolo dell’Emilia) Sala S della Biblioteca di Budrio - Via Giuseppe Garibaldi n 39. Orari: ogni lunedì dalle 15.30 alle 18.30. Telefono 339/3160473.
San Giovanni in Persiceto (competente per i territori di: San Giovanni in Persiceto, Calderara di Reno, Anzola, Sala Bolognese) Via Marzocchi 2, San Giovanni in Persiceto. Orari: tutti i mercoledì tranne l'ultimo di ogni mese dalle 16 alle 19. Telefono 334/7822583.
Crevalcore (competente per i territori di: Crevalcore e Sant'Agata) Casa della salute, via della Libertà 171. Orari: tutti i martedì tranne il primo di ogni mese dalle 16 alle 19. Telefono 334/7822583.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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