di Laura Pasotti
Evoluzioni. È la parola che ha scelto Carla Ferrero, presidente della cooperativa Società Dolce, per raccontare il percorso che ha portato il Centro diurno Rondine nella nuova sede di via Bentivogli in Cirenaica, inaugurata lo scorso 24 marzo con un momento di festa che ha visto la partecipazione di tantissime persone. In questo viaggio da via Rondine nel quartiere Saragozza (da cui il centro ha preso il suo nome) alla grande sede di via Abba nel quartiere Savena fino alla Cirenaica passando per il Dopolavoro Ferroviario, l'evoluzione c'è stata anche nell'approccio alla salute mentale, in particolare con l'introduzione del budget di salute, e l'ormai ex centro diurno è diventato Spazio Rondine.

Dopo tre anni in via Serlio, in uno spazio piuttosto ridotto ma all'interno di un contesto molto variegato, fatto di tantissime realtà e attraversato da tantissime persone provenienti da ogni zona della città, Spazio Rondine ritrova con questa nuova sede una dimensione adatta ad accogliere operatori, attività, progetti: l'accesso è dalla strada direttamente in una grande sala dove si trovano alcuni divanetti su cui accomodarsi e dove alle pareti sono stati appesi i cuori di ceramica realizzati nei laboratori creativi e che hanno seguito Spazio Rondine nei diversi traslochi. Sempre al pianterreno ci sono una stanza per i colloqui, una cucina e altri spazi in cui fare attività, oltre a una piccola palestra e un bellissimo giardino che sarà sicuramente molto frequentato con la bella stagione. Al piano interrato invece è stata allestita un'ampia stanza multimediale utilizzabile per incontri, proiezioni e cineforum.
“Otto anni fa dovevamo entrare in questo spazio, ma diverse vicissitudini legate all'immobile non ce l'hanno permesso, così abbiamo trovato una soluzione temporanea al Dopolavoro ferroviario – ha detto Carla Ferrero nel discorso inaugurale – Poi finalmente siamo potuti tornare alla scelta iniziale. La nostra idea è che questo spazio, interamente sistemato dagli operatori, possa diventare un punto di riferimento non solo per i budget di salute, ma anche per i progetti Paco, per quelli legati all'autismo, per la recovery e per tutte le persone con fragilità o problemi di salute menale che possono partecipare alle attività che faremo qui”.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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