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Psichiatria e giustizia: in 10 anni è cambiato il quadro delle responsabilità

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni

L'attività dello psichiatra si muove da decenni tra mandato terapeutico di cura e quello sociale di controllo, caricando i medici di responsabilità che spesso eccedono il perimetro della medicina per sfociare nella gestione della pubblica sicurezza. Lo abbiamo colto nelle parole della dottoressa Lorena Catania e della dottoressa Angela Trappoli dell’Spdc Malpighi, ma è un problema ben noto per gli operatori che lavorano nelle strutture per la Salute mentale. Tuttavia, tra la spinta verso nuove forme di istituzionalizzazione e il recente intervento della Corte Costituzionale, il quadro delle responsabilità sta mutando profondamente. Di seguito, ricostruiamo l'evoluzione normativa e il dibattito professionale attraverso alcuni documenti chiave degli ultimi dieci anni.

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La "Psichiatria Difensiva"
L'analisi giuridica presso la Tavola rotonda su “La responsabilità penale dello psichiatra”, svoltasi presso l’Aula della Corte di Assise del Tribunale di Viterbo il 25 febbraio 2016, evidenziava come lo psichiatra occupi una "posizione di garanzia" verso il paziente, che si traduce nell'obbligo giuridico di impedire eventi come il suicidio o l'aggressione (art. 40 del Codice Penale). Questa responsabilità rischia spesso di trasformarsi in una forma di "custodia" impropria. Come sottolineato nelle considerazioni della Tavola rotonda, lo psichiatra si trova gravato da un dovere di controllo che può entrare in conflitto con l'alleanza terapeutica, portando a una "psichiatria difensiva" dove il medico è chiamato a rispondere penalmente non solo della correttezza della cura, ma anche dell'efficacia del monitoraggio comportamentale del paziente. La decisione clinica è influenzata dal timore di sanzioni legali, che può sfociare in un eccesso di ricorso a misure restrittive per "mettere in sicurezza" non tanto il paziente, quanto il professionista stesso.
Cristiano Cupelli, il giurista autore dell’intervento, chiariva il conflitto per il medico: "Lo psichiatra si trova gravato da un dovere di controllo che può entrare in conflitto con l'alleanza terapeutica... La responsabilità penale rischia di trasformarsi in una forma di 'custodia' impropria, dove il medico risponde dell'omesso impedimento di un evento che non sempre è prevedibile con criteri scientifici certi".

Il Protocollo Operativo di Bologna
A livello locale, il Protocollo congiunto dell’Azienda USL e del Comune di Bologna definiva i confini operativi per gli Accertamenti (ASO) e Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO). Il documento, che pone il medico come perno di un meccanismo complesso che coinvolge Polizia Locale e 118, stabilisce una netta distinzione di compiti per evitare la sovrapposizione tra sanitario e securitario, nella quale però il medico deve di fatto coordinare l'intervento sul piano della sicurezza,
Funzione Medica: La proposta e la convalida del TSO spettano esclusivamente ai medici (rispettivamente un medico qualunque e un medico dipendente AUSL), i quali devono certificare l'esistenza di un'alterazione psichica urgente e l'assenza di alternative extraospedaliere.
Ruolo del medico: Lo psichiatra ha il compito di coordinare l'intervento sul piano sanitario, garantendo la sicurezza del paziente e degli operatori attraverso la comunicazione alla Polizia Locale di informazioni critiche (presenza di armi, pericolosità specifica del soggetto). Inoltre, sebbene l’esecuzione sia della Polizia Locale, deve gestire il trasporto in condizioni di coercizione, una responsabilità che "grava sul personale sanitario per quanto concerne la gestione clinica del paziente durante il tragitto".
Uso della forza: Il protocollo specifica che "trattenere il cittadino, anche usando mezzi coercitivi al fine di consentire una valutazione medica è giustificato ai sensi dell’articolo 54 Codice Penale".

Allarmismo securitario e il DDL Zaffini
Tra il 2024 e il 2025, il clima politico nazionale ha visto l'emergere di spinte verso quella che molti operatori definiscono una "neo-istituzionalizzazione". Il Disegno di Legge Zaffini, presentato al Senato, è diventato il simbolo di questo approccio. Il testo proponeva: l'estensione del TSO fino a 15 giorni (dagli attuali 7), la codificazione della contenzione meccanica come pratica ordinaria, la creazione di strutture "poli-modulari" per le REMS, definite dai alcuni come "manicomietti".
Critici come la psichiatra Giovanna Del Giudice hanno denunciato questa tendenza come un attacco ai principi della Legge Basaglia: "Il budget stanziato servirebbe solo ad aumentare internamento e istituzionalizzazione, poiché privilegia l'investimento in 'mura' e 'moduli' chiusi invece che in percorsi di libertà e di ripresa nella comunità". Queste proposte politiche sono spesso alimentate da casi di cronaca, utilizzate in modo demagogico per promuovere un allontanamento dai servizi territoriali verso logiche di segregazione, che fra l’altro aggraverebbero il già pesante carico per i medici psichiatri.

La svolta del 2025: la Sentenza n. 76 della Corte Costituzionale
In questo scenario di tensione, la Sentenza n. 76/2025 della Corte Costituzionale ha segnato un punto di rottura fondamentale, dichiarando l'illegittimità parziale dell'art. 35 della legge 833/1978. La Consulta ha stabilito che:
Le principali novità normative includono:

- diritto all'informazione: Il provvedimento di TSO deve essere obbligatoriamente "comunicato alla persona interessata o al suo legale rappresentante",

- diritto alla difesa: la persona ha il diritto di essere sentita dal Giudice Tutelare prima della convalida del provvedimento,

- principio del minor sacrificio: La Corte ha ribadito che il TSO, incidendo sulla libertà personale (Art. 13 Cost.), deve rispettare le massime garanzie di legalità e contraddittorio, equiparandolo di fatto a una misura restrittiva della libertà che richiede una difesa tecnica.
Questa sentenza alleggerisce parzialmente la responsabilità dello psichiatra: non è più solo il medico a decidere della libertà di una persona, ma il sistema giurisdizionale riprende il suo ruolo di garante finale.

Il dibattito scientifico e operativo: voci dal campo
Il dibattito seguito alla sentenza ha visto intervenire psichiatri e operatori che operano quotidianamente sul campo. Ecco le posizioni più significative riportate da Radio32. Giuseppe Tisi (Psichiatra): "Ambienti dignitosi, curati e coerenti con i diritti delle persone possono ridurre il carattere coercitivo dell'intervento e favorire una maggiore umanità e partecipazione. È, insomma, un invito a una psichiatria moderna, collaborativa, orientata alla persona".
Altri psichiatri del settore pubblico hanno sottolineato come la garanzia del contraddittorio legale riduca la pressione sul medico: "Se il magistrato deve sentire il paziente, la decisione clinica viene mediata da una valutazione di diritto. Questo ci permette di tornare a fare i medici e non i delegati alla pubblica sicurezza".
Molti operatori concordano sul fatto che l'introduzione della garanzia legale ridurrà il ricorso sistematico al TSO. Come evidenziato nel dibattito, se il procedimento si complica, alcuni psichiatri potrebbero riflettere di più prima di proporlo, cercando alternative. Ed è proprio qui che si apre un potenziale di trasformazione per la Salute Mentale.
L’evoluzione normativa degli ultimi dieci anni mostra uno scostamento dalla "sorveglianza" psichiatrica alla tutela dei diritti fondamentali del paziente. La sfida per i professionisti resta quella di riappropriarsi del proprio ruolo medico, lasciando che le responsabilità di ordine pubblico tornino nelle sedi competenti, in un quadro di trasparenza garantito dalla nuova giurisprudenza costituzionale.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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