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Il trattamento culturale obbligatorio: una proposta per la salute mentale

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Silvia Napoli, coordinamento Recovery Bologna Ovest

Questa storia assomiglia a una favoletta di quelle piene di incontri bizzarri e sorprendenti, ma a ben vedere non del tutto casuali, e potrebbe avere diversi “c’era una volta” per iniziare.

napoli

Potremmo dire che già dal 2022 c’era una iniziativa molto grande e diffusa che si titolava, e titola ancora, “Ci vuole una città...”. Un titolo che allude a tutte le energie e volontà istituzionali e non, non semplicemente settoriali, che dovrebbero e potrebbero attivarsi per assicurare una prevenzione, una vigilanza e infine anche una modalità “socializzata” di resilienza e ripresa sul difficile terreno della salute mentale. Un bene comune sottoposto a insidie continue da una serie di disuguaglianze incistate nel corpo sociale, da un diffuso senso di spaesamento e perdita di punti di riferimento, da uno stile di vita competitivo, atomizzato ed escludente, da un clima di emergenza e paura globalizzato.

Quella grande iniziativa del 2022, nata a ridosso di una pandemia e sindemia, organizzata in occasione della Giornata mondiale della salute mentale che si celebra il 10 ottobre, era servita tramite l’attivazione e poi il confronto tra decine e decine di tavoli di lavoro tra addetti ai lavori e non, tra luoghi deputati alla cura dei disturbi mentali o alla ricerca sugli stessi e non, a lanciare anche le basi per il recovery college, una pratica di recupero fruibile in situazioni e contesti diversificati mutuata dal mondo anglosassone. Una pratica, quella del recovery college, che ha contribuito a forgiare e impiegare nuovi attori sulla scena del disagio mentale. Attori-testimoni-antidoti a esso, che chiameremo di volta in volta esperti con esperienza ed esperti in supporto tra pari, a seconda del loro grado di coinvolgimento, impegno, formazione e soprattutto ruolo attribuito loro.

Mentre tutto questo accadeva, nella periferia della città evolveva anche la storia di un posto molto speciale ovvero la Ciclofficina Camere d’aria di via Guelfa. Un luogo a ridosso della ferrovia, un edificio artigiano a due piani munito di cameroni e camerette, riadattato pazientemente dall'Associazione Oltre, capitanata dall'infaticabile Lydia Buchner. In tempi non sospetti e con modalità laboratoriali e di vario tipo manuale, artistico, di ricerca azione, l'associazione aveva esteso il concetto di riciclo e recupero, dalle vecchie biciclette arrugginite a molto altro, facendo delle attività condivise, dei cibi poveri ma sani cucinati in compagnia, delle competenze trasversali, della caduta delle barriere generazionali, il fulcro del proprio modus operandi. Un vero modello anticipatore dei tempi, una vera palestra di curatela organizzativa per tante soggettività giovani, un luogo decentrato in apparenza ma saldamente connesso con tutta Europa grazie alla capacità di attrarre finanziamenti europei e di inventarsi iniziative come il Gran Festival internazionale della Zuppa e l’altrettanto mitica Par Tòt Parata, divenuta poi Parata degli asini.

Un vero caso di studio, quello di Camere d'aria, cosi come quello dell’associazione L'Arco che si occupa nello stesso quartiere a sua volta di recovery e di formule terapiche in salute mentale a bassa soglia di accesso. Prima che l’espressione “welfare culturale” divenisse quasi un luogo comune, il bando europeo Culture and Health, nella sua diramazione italiana, e bolognese in particolare, aveva eletto queste due realtà a situazioni di ricerca, sperimentazione e approfondimento grazie all’intervento di studiosi sugli aspetti di benessere delle comunità, primo fra tutti Luca Negrogno dell'Istituzione Gian Franco Minguzzi.

Il bando in questione si è evoluto nella formulazione Culture and Health in modo da prevedere per il 2025 la selezione di quattro progetti a carattere culturale artistico, performativo, assegnatari dunque di finanziamento in linea con questa impegnativa titolazione che sancisce la piena autonomia di due contesti nati per formare intersezioni creative e ambiziose, non artificiose sovrapposizioni o confusioni di campo. Uno dei quattro progetti finalisti, “Chi è dentro è dentro” presentato dall’artista Giovanni Bosco Iafrate, amico da sempre delle Camere d’aria, costituisce la porzione creativa di una di quelle più vaste realtà progettuali capaci di inglobare e inverare tramite il coinvolgimento di enti e persone in carne e ossa, quel famoso claim “Ci vuole una città...”. Il progetto matrice, in cui si inserisce “Chi è dentro è dentro”, si chiama “Passaporta” (nome mutuato dalla salga di Harry Potter) e nelle sue molteplici azioni e declinazioni anche di tipo sociale e materiale, vede insieme otto associazioni del Cufo (con capofila Cercare Oltre) e il Dipartimento di salute mentale dell’Ausl di Bologna con l’intento dichiarato di rendere meno chiusi gli Spdc e altri servizi psichiatrici territoriali.

Tra i 40 tavoli organizzati in occasione della Giornata della salute mentale 2025 ce n'è anche uno promosso da Camere d'aria, “Trattamento culturale obbligatorio”, che si terrà in via Guelfa nel tardo pomeriggio del 7 ottobre e il cui accento è posto sulla facoltà di resistenza creativa che singoli e comunità possono esercitare anche attraversando i gradi piu estremi dell’esperienza psichiatrica.

Cosi come le competenze e le realizzazioni artistiche di Giovanni Bosco Iafrate sono variegate e legate al dentro e al fuori del mondo psichiatrico altrettanto stratificati e molteplici sono le sue relazioni con i mondi dei disagio e del recupero mentale. Di questo che tutte e tutti ci riguarda si vuole fare esperienza insieme, di questa difficoltà che è vivere siamo tutti e tutte esperte e lo faremo a partire dalle 18 partendo da un itinerario molto particolare dentro i luoghi di Camere d’aria per approdare poi a un momento di incontro artistico con Iafrate coadiuvato dagli interventi musicali di Vincenzo Durante, infermiere e polistrumentista membro della Banda Roncati, con il suo live act Mambo Strambo.

A seguire discussione sui progetti e su ciò che si è visto e vissuto collettivamente e convivio grazie al supporto della brigata cuciniera di Camere d'aria e dei giovani cuochi in trasferta dalla Casa degli Svizzeri. Le emozioni sono assicurate e anche tanta bellezza ed esperienza distillate in un contesto di presidio comunitario fino a un orario insolito per le iniziative di salute mentale che si estenderà almeno fino alle 22.30.

Non fatevi scoraggiare dalla distanza: Camere d’aria è facilmemte raggiungibile con il 14, direzione Massarenti.



 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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