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Diritti senza barriere: cambiare le prassi nell'affrontare la sofferenza mentale

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni

Diritti Senza Barriere è una delle associazioni del Cufo, fondata e diretta da Bruna Bellotti, che si caratterizza per una posizione di critica radicale nei confronti della gestione dei servizi della salute mentale. Questo orientamento è emerso in modo coerente durante il convegno tenutosi il 9 maggio presso la sala della Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio a Bologna. Si sono mossi in questa direzione in particolare i due interventi iniziali, quello di Ivan Cavicchi, professore di Sociologia dell'Organizzazione Sanitaria, Logica e Filosofia della Scienza all'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, e dello psichiatra Andrea Angelozzi.

foto convegnoBellottiGrande

L’intervento del professor Cavicchi ha inquadrato la condizione della salute mentale attraverso uno sguardo al progressivo cedimento dei diritti, iniziato secondo Cavicchi con la riforma, definita dal professore romano “controriforma”, attuata nel 1992 da Rosy Bindi, allora ministra della Sanità. Controriforma perché rispetto alla legge 180, figlia di un contesto storico e politico improntato sull’emancipazione e quindi lontano ormai anni luce dall’attualità, ne ha smentito il significato originario e scardinato il difficile percorso di attuazione progressiva attraverso l’inserimento della privatizzazione. Una vera e propria catastrofe, per usare un termine storicistico, che, inserendo il pareggio di bilancio e l’appropriatezza della spesa, ha sovvertito il dettato costituzionale che definisce il diritto alla salute come fondamentale. Il passaggio dalla Unità sanitaria locale alla Azienda unità sanitaria locale ha, secondo Cavicchi, trasformato da fondamentale a particolare il diritto alle cure, soprattutto in un àmbito come quello della salute mentale nel quale le cure territoriali devono prevalere su quelle residenziali, in cui il Centro di salute mentale deve essere il vero punto di riferimento rispetto alle cliniche private, nelle quali il controllo h24 del paziente per lunghi periodi di degenza le sta pericolosamente avvicinando alle modalità delle strutture manicomiali. Il tutto al netto degli interessi che alcune realtà del privato sanitario stanno coltivando con la compiacenza della politica.

A conferma delle dure affermazioni del professor Cavicchi segue l’analisi dal dottor Angelozzi, attraverso una serie di slide basate sui dati forniti dal sistema informativo nazionale della salute mentale, che confronta i dati medi nazionali con quelli delle singole regioni. Nella comparazione proposta dal dottor Angelozzi la regione presa in esame è ovviamente l’Emilia-Romagna che, come altre regioni italiane, non fornisce però il dettaglio delle singole Ausl. Luci e ombre per una regione che fino a qualche anno fa era un esempio di investimenti per la salute mentale e che negli ultimi anni, mostrano i dati, si è appiattita in molti casi nella media nazionale. I Csm, cioè le strutture territoriali, sono in numero minore rispetto alla media nazionale, con un calo importante nel corso degli anni. Aumentano i posti letto nelle strutture private rispetto a quelle pubbliche, in un quadro complessivo dove crescono le visite in rapporto alla popolazione, con un’impennata di nuove richieste d’interventi e un forte dato dei “first ever”, cioè coloro che richiedono per la prima volta in assoluto un intervento nella salute mentale.

Calano le prestazioni territoriali (Csm) fatte per utente nonostante si ricoveri di più in psichiatria rispetto alla media nazionale. I dati proposti dal dottor Angelozzi denunciano un consumo di antidepressivi, antipsicotici e litio molto superiore al numero di utenti in cura. Si tratta di pazienti che vengono gestiti da privati e medici di base senza che il servizio sanitario territoriale li conosca. Evidentemente la capacità di attrazione del servizio pubblico rispetto all’effettivo bisogno di salute mentale è scarso e c’è un malessere che rimane anonimo e nascosto. La media dei Tso (trattamenti sanitari obbligatori) in Emilia-Romagna risulta essere il doppio rispetto alla media nazionale, mentre la spesa pro capite in Emilia-Romagna, rispetto alla media nazionale, è del 3%, quando per norma dovrebbe essere del 5% e la media europea varia dall’8 al 10 per cento. Dati preoccupanti insomma sia dal punto di vista epidemiologico che della tenuta del sistema pubblico. Diritti dimezzati, commenterebbe il professor Cavicchi, rispetto ai quali non bisogna fermarsi alla critica, ma bisogna rispondere prima di tutto prendendo atto del contesto con cui dobbiamo confrontarci, dice Cavicchi, tenendo sempre conto che la società civile quando si organizza è una grande risorsa che può orientare e partecipare al cambiamento.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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