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Quale ruolo per le associazioni in salute mentale? Parla la direttrice di Ausl Bologna

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni

Dal primo di febbraio Anna Maria Petrini è la nuova Direttrice generale dell’Azienda Usl di Bologna. Dopo la laurea in Economia e Commercio all’Università degli Studi di Bologna, ha perfezionato il proprio percorso formativo presso il consorzio FIA e società di studi economici Nomisma, oltre alla SDA Bocconi School of Management, prima di frequentare i corsi in formazione manageriale per Direttori di struttura complessa e per le Direzioni Generali.

annamaria petriniGrande

Ma è nel 2000 che inizia la sua carriera in ambito sanitario con il suo primo incarico dirigenziale: viene infatti nominata dirigente responsabile del controllo di gestione dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena. Due anni dopo il trasferimento a Bologna, dove ricopre lo stesso incarico all’Azienda Usl del capoluogo, riceve l’incarico di direttore del Controllo direzionale aziendale all’Azienda Ospedaliero Universitaria. Nel 2008, nella stessa struttura, assume la direzione della Struttura complessa Risorse economiche e finanziarie, e nel 2012 diventa direttore del Dipartimento amministrativo. Nel 2015 il ritorno all’Ausl di Bologna come direttore amministrativo, fino alla nomina, nel luglio 2020, a Commissario Straordinario dell’Ausl di Parma.

Ha ricoperto l’incarico di Direttrice generale dell’Ausl di Modena dal 3 giugno 2022 fino alla nomina del Presidente della Regione Emilia-Romagna. Nei giorni scorsi la redazione di Sogni&Bisogni l'ha intervistata per capire quale tipo di relazione intende allacciare con le associazioni della salute mentale.

Che cosa pensa della psichiatria nel nostro territorio?

L'ambito della salute mentale è fondamentale per la nostra rete socio-sanitaria pubblica. Bologna si è sempre contraddistinta oltre che per l’impegno anche per le risposte integrate e coordinate ai bisogni, come ad esempio con il budget di salute. Ricordo bene quanto l'azienda si sia impegnata e ancora oggi si impegna per favorire e fare evolvere uno strumento che va sempre più verso una personalizzazione dell'intervento. Sono bisogni non solo clinici sanitari ma anche sociali e legati a un recupero dell’identità e delle capacità dell’utente. Questo vale ovviamente anche per i giovani adulti, per cercare di prevenire le fasi più critiche e intercettare i bisogni e quindi lavorare su quel setting intermedio di cure di cui oggi abbiamo sempre più bisogno. Quindi, dal mio punto di vista, questa attenzione è fondamentale perché si tratta di una psichiatria che cerca davvero di applicarsi nella individuazione di modelli sempre più nuovi e anche adatti ai tempi. Si tratta di entrare in équipe e riuscire a lavorare sotto forme organizzative anche complesse che tentano di dare una risposta. Mi sembra che nella psichiatria ci sia un grande interesse ad ascoltare e le associazioni hanno sempre avuto un ruolo sussidiario nei confronti delle realtà istituzionali con cui si confrontano.

Cosa possono fare le associazioni per potere essere sempre più efficienti?

In questo territorio la relazione con le associazioni è molto forte, basti vedere quella con il Comitato Utenti Familiari e Operatori della Salute Mentale (Cufo). Va sempre più rafforzata e sostenuta anche per la nostra evoluzione, sia dal punto di vista organizzativo che delle cure. Le associazioni devono essere sempre più ascoltate per sintetizzare al meglio quelli che sono i nuovi bisogni della popolazione, perché le nostre forme organizzative sono sempre più complesse e le associazioni devono aiutarci a evolvere a nostra volta. Nella dialettica dei punti di vista diversi mi sembra che la tradizione sia quella di riuscire a trovare sempre una sintesi importante.

Come si può intervenire in una crisi che, dopo il covid, riguarda un'intera generazione?

Lo si deve fare innanzitutto mettendosi sempre più in rete. Non può essere la sanità da sola ad affrontare una situazione che ha bisogno di un approccio preventivo. Non può lavorare solo la sanità perché se parliamo di salute il termine abbraccia tante altre istituzioni. La nostra collaborazione con le scuole e con i loro sportelli psicologici deve prevedere anche degli interventi informativi nelle classi, per fare sapere che abbiamo potenziato la nostra rete territoriale con lo psicologo di comunità, che può ascoltare anche i giovani e i loro bisogni. Ma gli enti locali devono favorire momenti di aggregazione per evitare fenomeni come il ritiro sociale e promuoverli in modo adeguato. Si tratta di iniziative che segnalano i primi disagi e che ci permettono di lavorare sugli interventi precoci. Quindi ci deve essere veramente un forte coordinamento e in questo devo dire che anche con il Comune di Bologna e l'area metropolitana abbiamo dei tavoli di coordinamento che lavorano anche in questa direzione.

Come interpreta l'importanza di una comunicazione corretta per raccontare la salute mentale?

Si tratta di una questione estremamente strategica. Deve essere veramente di aiuto e di orientamento per il cittadino e chi è già paziente, per chi è già preso in carico, chi soffre un disagio in particolare sulla salute mentale, ma non solo. È il cittadino stesso che chiede un’informazione e un livello di comunicazione precisi e affidabili. Il nostro ruolo di struttura pubblica sta anche nell'indirizzare e nel sostenere una corretta informazione. Nell'epoca dei social e di Internet l’informazione è troppo facile e veloce, e invece bisogna puntare a essere chiari e a sostenere quella più corretta possibile, facendo conoscere i nostri servizi, non solo quelli d’emergenza. La comunicazione è una parte della nostra attività che non possiamo considerare qualcosa in più. Fa parte proprio del nostro servizio e per questo è importante una relazione forte con tutti gli strumenti di comunicazione. Dal mio punto di vista è veramente molto strategica.

Fra le peculiarità della salute mentale c’è anche quella di essere un indicatore del disagio, dei contesti di violenza, della povertà.

Direi proprio di sì, perché tutte le analisi epidemiologiche che vengono fatte non solo nel Dipartimento di salute mentale ma anche a livello aziendale vanno a misurare anche questi elementi. Si tratta non solo di aree geografiche svantaggiate dal punto di vista reddituale, ma anche dal punto di vista dell’istruzione, delle complessità sociali presenti nel nucleo familiare. Sono dati che ci permettono di formulare una pianificazione degli interventi, che, come dicevamo, sono interventi sempre più integrati tra intervento sanitario, intervento sociale e anche delle associazioni del terzo settore che fanno parte di questi tipi di intervento, diciamo che forse un passo in più dovrebbe farlo la politica.

Le associazioni sono in sofferenza per mancanza di un ricambio nel volontariato.

Purtroppo questo lo misuriamo in tutto il mondo del volontariato. Ci troviamo in una situazione molto complessa anche per la sanità pubblica, dove da un lato registriamo le pressioni dei bisogni della popolazione e dall'altra purtroppo le risorse non sono sufficienti rispetto ai bisogni che ci sono e per questo è fondamentale rafforzare la collaborazione con l’associazionismo, perché anche nelle fasi più difficili più facciamo un lavoro di squadra più sicuramente riusciamo a essere utili ai nostri pazienti.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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