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I buoni e i cattivi e l'eterna lotta tra il bene e il male nel nuovo numero del Faro

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Maria Berri, redattrice di Sogni&Bisogni

Sull'antitesi tra i "Buoni e i cattivi" è centrato il numero del Faro di aprile 2025. È evidente tale contrasto già dalla copertina che ritrae la sopraffazione degli antichi romani (i cattivi) sulle donne sabine (i buoni), nell'olio su tela intitolato "Le Sabine" di Jacques-Louis David.

faro Buoni CattiviGrande

I due termini ‘buono’ e ‘cattivo’ hanno un significato molto ampio e si mescolano e si annodano spesso in modo complesso e di difficile interpretazione. Questo è quanto sostiene l'editorialista Fabio Tolomelli. "Come dice il buon Vasco Rossi – continua Tolomelli - buoni e cattivi si distinguono sulla base di ciò che è giusto o sbagliato". Tuttavia è difficile stabilirlo. Già nel sofismo (corrente filosofica del IV sec. a.C.) tale concetto si definisce relativo. Anche per Socrate, il male è dovuto all’ignoranza del bene: quindi il bene assoluto esiste ed è in continua evoluzione poiché passa attraverso una costante ricerca da compiere, soprattutto tramite il dialogo. Il maggiore rappresentante della patristica Sant’Agostino dirà, invece, che il male o il cattivo non esistono, sono semplicemente assenza di bontà, così come il buio è la conseguenza della mancanza della luce.

Dopo questo excursus storico filosofico, Tolomelli si concentra sul suo disturbo mentale, iniziato nel 1996. Sin d'allora ha iniziato ad avere sensi di colpa, generando dolori lancinanti nella sua mente, mentre l’aspetto depressivo, per fortuna, col tempo è andato via via migliorando. Lo hanno aiutato buone cure farmacologiche e psico-sociologiche, ma soprattutto le varie attività che oltre a soddisfarlo lo hanno fatto sentire utile e giusto.
"Sono riuscito - conclude nell'editoriale - a trovare il modo di gestire abbastanza bene l’euforia dei piccoli successi, e sto cercando di domare i sensi di colpa legati a sbagli o ingiustizie che ho commesso in passato. Ora non mi sento né buono, né cattivo. Voglio soltanto che le persone stiano bene e che siano felici, per quanto possibile in questo mondo che mai come oggi è ingiusto e sbagliato. E nel mio piccolo mi attrezzo anche per dare una mano".

Leggendo la rivista tra i vari autori che personalizzano l'argomento e si soffermano sulle differenze del significato dei due termini, spiccano, in diverse sezioni del giornale, gli articoli di Francesco Valgimigli, Antonio Serra, Paolo Veronesi e Luca Gioacchino de Sandoli. Quest'ultimo nell'articolo intitolato "I buoni e i cattivi", risale ai ricordi di infanzia e alle reminiscenze scolastiche in cui emergono le etichettature date ai buoni e ai cattivi che solevano atrribuire gli adulti. Si interroga de Sandoli: "Chi può dire se qualcuno è buono o cattivo? Chi possiede la conoscenza assoluta per farlo?" Quindi, non si può assolutizzare, ma tutto diventa relativo, a seconda delle situazioni, dei momenti e delle interazioni che avvengono con le altre persone.

Colpisce quanto scrive Gabriella Tiberi (Beba) nella sezione "Pensieri e Parole" in un trafiletto dal titolo "I buoni e i cattivi i liberi e i prigionieri". Secondo Tiberi, "portiamo in noi entrambe le inclinazioni, gli stati della coscienza, coltiviamo il frutto della bontà salvifica e quello malefico della cattiveria. Col proprio libero arbitrio siamo capaci di far crescere il seme del bene o quello del male". La storia ci insegna che se pur riusciamo a liberarci in determinate epoche da despoti sanguinari, purtroppo ne germogliano altri più aggressivi, più machiavellici e più sadici. Racconta Tiberi: "Nascono dittatori forgiati nel crogiolo del potere, prigionieri delle loro personalità schizoidi, sprofondati nella palude del narcisismo, mai sazi nel loro delirio di onnipotenza. Si assiste, purtroppo, al declino etico e morale di una violenza sempre più efferata. Che fare? Si interroga Tiberi, la risposta che ci offre è avere: "Consapevolezza della propria forza sana e unica. Cultura, rispetto, altruismo, spirito di accoglienza e cooperazione sono le sole strade che abbiamo davanti e che dobbiamo percorrere contro guerre e conflitti, per difendere la libertà degli individui e fare della pace una condizione propria, viva e non statica, dell’umanità".

Notevole spazio all'interno del giornale è stato dato al disagio diffuso tra i giovani di oggi e alle devianze da cui potrebbero essere colpiti. Luca Negrogno, sociologo dell'Istituzione Minguzzi, argomenta nel suo articolo dal titolo "Il disagio diffuso tra i giovani" come la recrudescenza della violenza perpetrata tra di loro sia tra le cause del loro malessere esistenziale.
Elenca come siano aumentate e aggravate negli ultimi anni manifestazioni come l'ansia, gli attacchi di panico, le forme di fobia, il ritiro sociale, i disturbi del comportamento alimentare e l'autolesionismo, che sono comportamenti variamente disturbanti. Descrive anche le dipendenze con e senza sostanze, che riguardano una quantità di persone giovani e adolescenti in crescita, spalmata su tutti i contesti socio economici.

Un approccio solo medico, così come un approccio solo psicologico, per quanto importanti, rischierebbero di schiacciare il problema sul piano individuale. Secondo importanti studi e ricerche nel campo delle psicoterapie, il disagio individuale deve anche essere visto come segnale ed espressione di un più profondo disagio che riguarda le relazioni, i contesti e la tenuta delle comunità, rimarca Negrogno. Che i social network possano produrre disagio è un fatto acclarato. "Dovremmo promuovere – suggerisce Negrogno - non la paura, ma il controllo pubblico delle nuove tecnologie; iniziare a tassare i profitti delle piattaforme, sviluppare conoscenza e controllo democratico sui progetti di innovazione tecnologica, anche locali. Questo sarebbe un buon primo passo".

Nel secondo articolo dell'inserto, intitolato "Salute mentale e autori di reato", a cura di Grazia Stella, psicologa clinica e di comunità, emerge una lettura psico sociale del disagio e si interroga sul futuro dei malati mentali, che hanno avuto problemi con la giustizia. "I diritti e i doveri - dichiara Stella - sono uguali per ciascuno di noi: ciò che è garantito al reo, lo è per tutti, e nessuno dovrebbe essere lasciato solo nella sua vita, ma dovrebbe essere sempre parte di una rete di relazioni e contesti della ‘normalità’. Stella nomina una serie di leggi che favoriscono un reinserimento nella vita sociale. "Una buona prevenzione - prosegue - aiuterebbe, comunque, ciascuno a conoscersi e a pensare, a creare insieme attività per rispondere ai bisogni, desideri e passioni, a sviluppare al meglio il proprio progetto umano, esistenziale e di vita con senso di empowerment (la conquista della consapevolezza di sè e del controllo sulle proprie scelte di vita)". Stella termina il suo intervento con una frase di Vasco Rossi che commentando i vent’anni del suo album "Buoni o cattivi", ha detto “... tentano continuamente di dividerci, ci vogliono mettere da una parte o dall’altra, quando invece c’è un enorme bisogno di unità”.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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