di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni
Un bel giro in autobus per chi non possiede un mezzo proprio. Per fortuna la linea 85 arriva proprio di fronte all’Ausl di via Cimarosa dove ha sede anche il Centro di salute mentale di Casalecchio di Reno. Una zona un po’ sperduta, di capannoni industriali. Ma all’ingresso sorprende l’organizzazione razionale della sede, con tanto di banco informazioni per le attività del Recovery College.

“È lo spazio che chiamiamo la finestrella, la reception per dare informazioni sul Recovery College. Uno spazio gestito da utenti, operatori del Csm, dalla cooperativa Il Martin Pescatore e da familiari degli utenti, aperta tutti i lunedì mattina dalle 10 alle 12. Utile per chi si affaccia incuriosito, magari nell’attesa per altre visite. Ma è anche uno spazio per fare incontri di tipo progettuale”. A parlare è Sabina Alessi che lavora in questo Csm dal 1992, quando era ancora in specialità. “Ho visto l’evoluzione di questo servizio, che ha avuto la sua forza nella continuità di un personale che si è trovato sempre bene e che è rimasto radicato qui”. Indubbiamente una fortuna, quella di conoscere e conoscersi nel tempo, consolidando le relazioni per costruire un team efficiente.
Il Csm di Casalecchio è nella sede di via Cimarosa da quasi venticinque anni, ma i servizi sono dislocati su un territorio molto ampio, che dalla montagna arriva fino quasi a Modena. “Qui abbiamo il nostro punto di accettazione centrale, che è aperto 12 ore al giorno. Il Csm Reno Lavino Samoggia mette insieme Casalecchio e Zola Predosa, aree cittadine con un livello sociale medioalto, a zone come Castello di Serravalle e tutta la zona che arriva fino a Calcara e Monte San Pietro, dove inizia la montagna, più rurali, con anche zone molto isolate. Esiste inoltre un problema legato allo scarso collegamento dei trasporti pubblici e a una viabilità legata a un territorio fragile dal punto di vista ambientale, con frane frequenti. Tutte cose che influenzano anche l’intervento degli operatori sul territorio, che devono fare i conti con tempi di trasferimento spesso lunghi. Ma siamo sempre riusciti a garantire il nostro servizio”.
La dottoressa Alessi spiega l’importanza del polo integrato dell’ospedale di Bazzano, un punto di riferimento territoriale che garantisce un prezioso lavoro di équipe in una zona decentrata. “Ho sempre cercato di tenere aperto l’ambulatorio Csm di Bazzano perché chiuderlo e accentrarlo avrebbe causato un disagio per gli utenti e avrebbe ridotto la presa sul territorio. Si parla molto di équipe funzionali fra Neuropsichiatria infantile e dell'adolescenza e quella per Adulti, della centralità delle Case di Comunità; nella struttura ospedaliera di Bazzano, collaboriamo con i colleghi del Pronto Soccorso, della dietologia, con le ginecologhe per il pre e post partum, i cardiologi per gli accertamenti…”.
Nella sua storia professionale Alessi, che è responsabile dell’area dal 2012, ha imparato che dialogare con i colleghi di altre discipline è molto utile per i pazienti ed economizza sui costi. Allo stato attuale l’équipe è composta di 9 medici, 12 infermieri e 5 educatori suddivisi in 3 équipe territoriali: 2 medici con 3 infermieri e 1 educatore a Zola Predosa/Monte San Pietro; 2 medici con 3 infermieri e 1 educatore in Valsamoggia; 5 medici 6 infermieri e 3 educatori a Casalecchio e Sasso Marconi. “Siamo comunque pochi rispetto al fabbisogno ma grazie a un’attenta organizzazione delle risorse siamo sempre riusciti a mantenere un servizio continuativo”. Prima dell’intervista la dottoressa Alessi era al telefono con i Carabinieri con cui, come con i servizi sociali, hanno un ottimo rapporto e una collaborazione efficace. “È cambiato il tipo di utenza, con un aumento dei problemi di sostanze e molti giovani con disturbi di personalità”.
Il Csm, con la “finestrella” e il suo catalogo ricco e sempre aggiornato, ha puntato molto sul Recovery College. “Abbiamo corsi dedicati ai giovani in collaborazione con la Npia, corsi sul benessere con la polisportiva Masi e privati cittadini che si sono offerti di organizzare corsi come i Bagni di foresta o discipline di tipo meditativo. Dai primi di gennaio abbiamo un luogo dedicato ai corsi Recovery in via Margotti e uno degli esperimenti da segnalare è sicuramente l’organizzazione di un corso di lettura organizzato nella biblioteca di Zola Predosa, con una presenza anche dei cittadini. È stato molto interessante perché la gente si è avvicinata alla proposta con curiosità. Quando hanno capito che le letture erano legate al tema della malattia mentale e dello stigma non si sono allontanati, anzi hanno chiesto maggiori informazioni sul Recovery College, e a dare spiegazioni sono stati gli utenti del Csm presenti”.
Iniziative che sarebbe difficile organizzare senza il contributo della cooperativa Il Martin Pescatore, da sempre integrata sul territorio tanto da partecipare agli avvenimenti pubblici come sagre e mercati per fornire informazioni sulle attività aperte a tutta la cittadinanza. Il segreto, si direbbe, è quello di affrontare le problematiche di un territorio vasto con un intervento capillare e una presenza costante.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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