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L'esperimento di sostenibilità economica e sociale di Salus Space

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni

Che prima ci fosse una villa lo si capisce dal cancello che si apre su un lungo viale alberato. Sulla destra, a intervalli regolari, delle informazioni poste come pietre miliari spiegano le attività che si svolgono a Salus Space, un tempo conosciuta come Villa Salus. Alla fine del viale si apre il grande spazio suddiviso fra costruzioni e zone coltivate.

Salus Space
“Diventata proprietà del Comune di Bologna doveva rispondere a un’urgenza che era quella migratoria. Farne degli appartamenti a sostenibilità economica autonoma”. Giovanna Bubbico è insieme a Joan Crous responsabile della cooperativa Eta Beta, che è capofila di un progetto che potrebbe essere definito di convivenza felice. Classificarlo semplicemente come cohousing sminuirebbe una comunità in equilibrio grazie alle molteplici attività pensate per portare responsabilità e armonia.

“Nel 2018 iniziano i lavori - racconta Bubbico - ma per una serie di motivi Villa Salus era impossibile da ripristinare. Viene allora costruito un edificio di 20 appartamenti con 2 camere da letto e cucina abitabile. 8 i trilocali e 12 i bilocali”. Il progetto Salus Space viene seguito da un’Associazione temporanea di scopo che si occupa di ideare attorno al corpo dell’edificio una serie di strutture che offrano lavoro e cultura nel rispetto dell’ambiente.

“I primi anni sono stati di sperimentazione. Abbiamo realizzato delle costruzioni provvisorie con una cucina e ristorante, e una serra per la coltivazione dei funghi. Su una struttura a scalini c’è lo spazio teatrale all’aperto con una tensostruttura per coprirlo durante l’inverno e poco oltre degli orti biologici”. A completare gli edifici nell’area un centro studi con uffici, stanze per attività pubbliche e una zona biblioteca.

I dati aggiornati al luglio del 2024 registrano 74 persone che hanno abitato a Salus, 49 di origine straniera di cui 18 ospitati nei progetti di accoglienza, 13 i minori tutti da genitori non italiani, fra cui 2 bimbi nati durante la permanenza a Salus. Sono stati creati 18 posti di lavoro: 5 a tempo indeterminato, 3 a tempo determinato, 2 collaborazioni continuative e 6 in affidamento per servizi alternativi alla pena. Sono state organizzate 284 giornate di eventi fra spettacoli di teatro e danza, proiezione cinematografiche, concerti, presentazioni di libri, laboratori artistici e artigianali, mercati del riuso e formazioni.

“In questo momento vivono in Salus un 50% di persone fragili, anche con disturbi mentali, che hanno trovato lavoro nella ristorazione, nei campi agricoli e nelle pulizie dell’ostello che si trova al piano terreno e che conta 6 camere da letto”. Le situazioni abitative sono tutte di transizione. “Quando apriamo un bando di abitazione, oltre i requisiti che dimostrino di avere un lavoro per pagare l’affitto, viene richiesta partecipazione attiva al progetto di comunità. Per aiutare gli abitanti nel pagamento dell’affitto, che varia dai 700 ai 900 euro, concediamo una detrazione fino a un terzo della cifra a fronte di lavori come accoglienza, manutenzioni, guardiania. Attività che non si profilano come rapporto di lavoro ma piccoli aiuti. Per realizzare questa formula gli affitti non sono contratti di locazione ma accordi. Ultimamente si è aperto un nuovo bando per 5 appartamenti”.

Il rapporto con il vicinato è ottimo. “Gli abitanti della zona vengono qui a passeggiare col cane. Poi ci sono gli anziani della vicina Rsa, che spesso frequentano il nostro mercatino dell’usato. È molto interessante perché si tratta di un luogo che mette in contatto la cittadinanza con migranti e persone fragili”.

Giovanna Bubbico, a fronte di un progetto così importante e impegnativo, pone anche delle richieste. “Sarebbe necessario che la presa in carico degli altri enti fosse maggiore. Arrivi qua, stai bene e poi devi andare via dopo 4 o 6 anni. E questo diventa particolarmente complesso per i fragili. Chiediamo che chi abbia vissuto qui, e abbia i requisiti richiesti, venga aiutato a compilare le richieste per le abitazioni ACER. Che si avvii una relazione con l’agenzia per l’abitare di Bologna e con le cooperative a proprietà indivisa.”

Salus Space è un modello dinamico di abitare condiviso riuscito e al quale altri guardano con attenzione per replicarlo. “Come Etabeta non avevamo una formazione e un’anima residenziale. Abbiamo dovuto attivarci e abbiamo sviluppato strategie grazie alle altre realtà dell’Ats, ai patti di collaborazione, ai lavori di comunità e a un contributo da parte del Comune di Bologna”.

L’autosostenibilità è un obiettivo difficile da raggiungere per una comunità, ma si vede a occhio nudo come in quei pochi ettari si stia costituendo un esperimento economico e sociale di importanza rilevante. E dalla caparbia serenità di Giovanna Bubbico e di coloro che collaborano e vivono il progetto si capisce come l’obiettivo possa essere a portata di mano.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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