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L'assessore regionale: "Serve una comunità che si faccia carico dei bisogni delle persone"

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni

Lo scorso 17 febbraio 2025, l’assessore regionale alla Sanità Massimo Fabi ha delineato in Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali dell’Assemblea legislativa le linee guida del prossimo quinquennio. Fra queste l’unico accenno alla salute mentale riguarda un rafforzamento della rete di cura e assistenza rivolta ai minori con gravi disturbi psicotici con l’aggiunta entro giugno dei reparti ospedalieri di Bologna e Parma a quello già esistente di Rimini.

Ma chi è Massimo Fabi? Nato a Parma nel 1958, si è laureato in medicina e chirurgia nell’ateneo della sua città e ha conseguito la specializzazione in Reumatologia all’Università di Milano. Nel 1993 all’Università di Trieste ha ottenuto la specializzazione di Igiene e medicina preventiva. È stato direttore del distretto sud est dell’Azienda Usl di Parma dal 1998 al 2003, e dal 2003 al 2004 del distretto di Parma. Dal 2004 al 2008 è stato nominato direttore sanitario della Azienda territoriale di Fidenza-San Secondo, di cui dal 2008 al 2015 è stato direttore generale. Dal 2015 al 2020 è direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, incarico rinnovato per i successivi quattro anni. A questo incarico, dal giugno 2022 si è aggiunta la nomina di commissario straordinario dell’Azienda Usl Parma. La redazione di Sogni&Bisogni lo ha intervistato per approfondire, in particolare, alcune tematiche legate alla salute mentale.

Assessore Fabi, nell’insieme delle problematiche attuali riguardanti le politiche per la salute che spazio ricopre, secondo lei, la salute mentale?

La salute mentale e il benessere psicologico sono fondamentali per la convivenza sociale, la realizzazione positiva delle diverse attività, la soddisfazione dei cittadini e il loro rapporto positivo con l’ambiente di vita. Per questo è necessario che tutte le istituzioni siano orientate a riservare uno spazio importante e un contributo essenziale al perseguimento di questo obiettivo.

La popolazione delle persone con disturbi mentali spesso coincide con quella in povertà assoluta. È possibile attivare tavoli interassessorili per soddisfare diritti primari come abitazione e lavoro?

Sì, è indispensabile che i diversi assessorati collaborino a costruire un welfare di comunità dove creare salute, partecipazione, formazione lavoro, socialità e cultura mettendo al centro la persona, le sue relazioni e la casa come primo luogo di cura, oltre al lavoro come componente fondamentale per permettere alla persona stessa di essere protagonista del proprio progetto di vita.

Il tema del disagio mentale nell'opinione pubblica è sempre diviso fra emergenza epidemiologica e fatti legati alla cronaca nera. È possibile migliorare questa narrazione per evitare imprecisioni che alimentino lo stigma?

Per contrastare questo inevitabile stigma è indispensabile informare e coinvolgere tutte le cittadine e i cittadini sulle buone pratiche, su quanto fanno i servizi di salute mentale e sui risultati di inclusione sociale ottenuti attraverso le tante iniziative messe in atto in campo culturale, sportivo, lavorativo, ricreativo dai dipartimenti stessi.

Chi lavora nelle strutture lamenta una generale difficoltà di rapporto con l'esterno, sia per il benessere del paziente che per chiarire i limiti dei ruoli che deve svolgere il personale medico e infermieristico. C'è bisogno di dialogo fra istituzioni, unità operative, associazionismo, magistratura e forze dell'ordine.

Già da anni è avviato un processo di integrazione e collaborazione tra istituzioni, unità operative, associazionismo, magistratura e forze dell'ordine. La complessità che emerge nella gestione dei bisogni sanitari della popolazione - disturbi mentali, disabilità, dipendenze patologiche, anziani, malattie croniche, migranti, vittime di violenza, percorsi giudiziari - rende oggi indispensabile costruire modelli di intervento integrati e strumenti condivisi per realizzare risposte efficaci. È quindi indispensabile rafforzare il dialogo e l’integrazione tra le istituzioni, di cui dicevamo prima, e il mondo dell’associazionismo.

Emerge l'attenzione, meritata, per la figura del caregiver. Come può intervenire l'assessorato per portare sollievo a queste persone?

Quello del caregiver è un ruolo che va senza dubbio riconosciuto e valorizzato. Innanzitutto dobbiamo migliorare l’informazione per far conoscere meglio tutti i servizi già esistenti e poi bisogna fornire un punto di riferimento dove i caregiver possano confrontarsi per migliorare, sia negli aspetti assistenziali che in quelli amministrativi, la qualità del loro ruolo.

C'è bisogno di medici psichiatri, di psicologi per le terapie, di operatori pronti a rispondere alle esigenze di chi si reca a uno sportello per chiedere aiuto. Come arginare questo impoverimento del servizio pubblico e rispondere a delle richieste di intervento sempre più importanti?

Il problema delle risorse, visto anche il definanziamento statale sulla sanità, impatta pesantemente su tutto il servizio sanitario regionale e, come Regione, stiamo lavorando per portare correttivi. Dobbiamo però imparare sempre più a fare squadra, a fare rete, integrando i servizi per utilizzare al meglio i fondi disponibili. Con l’obiettivo di creare una comunità di cura capace di farsi carico dei bisogni delle persone, costruendo sul territorio una rete di relazioni e di opportunità anche facendoci aiutare dalle nuove tecnologie quali, ad esempio, la telemedicina.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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