di Maria Berri, redattrice di Sogni&Bisogni
Il Collettivo Artisti Irregolari Bolognese (Caib) è stato protagonista della mostra intitolata "Fuori Luogo", allestita dal 6 al 13 febbraio nel Quadriportico della Casa della Comunità Porto Saragozza, ex presidio Roncati, nell'ambito di Art City Bologna 2025.

La mostra è stata un’opportunità per conoscere le opere di pittori, scultori, disegnatori e fotografi, che si collocano nell’ambito dell’Outsider Art (una produzione artistica al di fuori dell'arte convenzionale), il cui percorso artistico si intreccia con quello della ricerca della salute mentale. Sono ormai più di 10 anni che a Bologna è attivo il Caib, frutto della collaborazione tra il Comitato Nobel per i Disabili onlus e il Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell'Ausl.
In questo lasso di tempo nel collettivo hanno transitato quasi 40 artisti che, attraverso le loro opere e l'urgenza espressiva che li ha determinati, hanno offerto un inedito, personalissimo e variegato sguardo sul mondo. L'artista irregolare, pur ispirandosi a varie correnti pittoriche, nel suo atto creativo si esprime in maniera libera rispondendo a una sua personale esigenza emotiva, come balsamo per la sua anima. Quindi non è considerato più paziente psichiatrico, malato, ma portatore di bellezza, di sensazioni e di emozioni. Il titolo della mostra: "Fuori Luogo" spiega il significato profondo dell'iniziativa, mutuando una frase apposta su uno dei pannelli espositivi: "Siamo Fuori luogo, non posso vivere contemporaneamengte nella mia testa e nel mio corpo. Noi siamo una infinità di cose".
All'inaugurazione, il 7 febbraio, a cui ha partecipato anche la redazione di Sogni&Bisogni, era presente Fabio Lucchi, direttore del Dipartimento di Salute Mentale - Dipendenze Patologiche di Bologna, che nel suo intervento ha puntato molto sul concetto di recovery come capacità di ripresa personale e di riacquisizione multidimensionale delle proprie abilità in un nuovo contesto individuale e interpersonale. L'evento è stato coordinato da Antonella Magnani dell'Ausl di Bologna che ha illustrando le fasi dell'allestimento, la storia e il significato della mostra. Alla mostra hanno partecipato circa 25 artisti con elaborati che hanno catturato l'attenzione dei visitatori, e tra loro ci sono stati anche degli acquirenti.
L'inaugurazione è stata anche l'occasione per incontrare alcuni degli artisti a cui la redazione di Sogni&Bisogni ha posto delle domande sul bisogno di dipingere, sulla fonte ispiratrice e sull'interazione con gli altri artisti e le loro opere. Paolo Veronesi, in arte Fly, che dipinge dal 1999, ha affermato "Mi piace dipingere per scaricarmi dallo stress quotidiano e astrarmi dallla realtà, le mie opere sono per lo più astratte, ma dipingo anche soggetti realistici ispirandomi a Morandi. Quando vedo le opere degli altri le apprezzo e mi piacciono".
Andrea Giordani ha detto: "Dipingo dall'età di 5/6 anni, è un modo per esprimermi, tutto quello che è esterno mi rattrista e mi sono chiuso nel mondo dell'arte per stare meglio. I miei quadri sono a volte colorati e altre in bianco e nero, questi ultimi sono molto angoscianti, perché provengono da un vissuto interiore molto duro e pesante, riuscendo a esprimerlo sulla tela. I quadri degli altri artisti mi suscitano piacere e leggerezza".
Sandra Aceresi ha spiegato: "Ho fatto la scuola di grafico pubblicitario dopo le medie, poi mi sono iscritta al Dams, ma ho dovuto interrompere per motivi economici, tralasciando anche la pittura che praticavo al di fuori dell'ambiente scolastico. Ho realizzato i disegni che ho esposto alla mostra con la tecnica del contorno nero e sono i meno recenti. Attualmente utilizzo la tecnica dell'acquerello e se un dipinto mi viene bene sono felice. Apprezzo anche quello che fanno gli alri nello scambio di idee e opinioni".
L'inaugurazione si è conclusa con la performance illuminotecnica di Giovanni Bosco Iafrate, designer della comunicazione, che ha condotto il pubblico in un universo di luci e ombre proiettando immagini suggestive sul soffitto dell'aula Brugia del Dipartimento di salute mentale. Bosco Iafrate ha utilizzato una piattaforma luminosa sulla quale, versando gocce di acqua, produceva forme bizzarre che si trasformavano da macchie colorate a cerchi concentrici. L'effetto ottico caleidoscopico passava dal chiaroscuro a varie tonalità di verde, azzurro e viola, facendo sbrigliare la fantasia di chi osservava questo spettacolo.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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