di Maria Berri, redattrice di Sogni&Bisogni
La copertina dai colori iridescenti, trasmessi dal quadro "Lampada ad arco" di Giacomo Balla, rimanda al tema "la luce/il buio", trattato nell'ultimo numero del Nuovo Faro, uscito a dicembre 2024.

Come sostiene l'editorialista Fabio Tolomelli, sin dai tempi antichi, i filosofi osservarono che noi conosciamo le cose per opposti, cioè scopriamo il caldo perché abbiamo sentito il freddo, il dolce perché abbiamo assaggiato l’amaro, il buio perché abbiamo visto la luce. Anche in campo etico morale, secondo il principale esponente della patristica S. Agostino, così come il buio è l'opposto della luce, il concetto di male non è altro che l'assenza del bene.
I fenomeni naturali come la luce, il sole e il calore, scrive Tolomelli, hanno un'influenza positiva sull'essere umano e in particolare sui soggetti fragili. L’esposizione alla luce solare durante il giorno, aiuta a mantenere il nostro corpo sincronizzato con l’ambiente e, migliorando il sonno e l’umore, influisce direttamente sul nostro benessere mentale. Durante i mesi invernali molte persone sperimentano un calo dell’umore, se non addirittura la cosiddetta depressione stagionale (Sad, Seasonal affective disorder cioè il disturbo affettivo stagionale). Venendo alla sua esperienza personale Tolomelli racconta che il periodo più critico della sua vita è stato tra i 27 e i 40 anni. In quel periodo dormiva gran parte della giornata e i pochi momenti di veglia li trascorreva rannicchiato a letto, fumando sigarette. La depressione e la psicosi lo devastavano, la vergogna e lo stigma erano dominanti. Ricorda quel frangente come il più buio della sua vita. "Poi la luce del Faro mi ha aiutato a vedere il reale con sempre maggiore obiettività - dice Tolomelli - Le cose e la vita sono ritornate ad avere senso".
Sfogliando la rivista, nella sezione "Riflessioni in libertà", colpisce un trafiletto scritto da Sara Tibaldi dal titolo "Il mio buio, la mia luce". Emerge una considerazione sul fenomeno molto attuale rappresentato dal bullismo perpetrato ai danni delle donne. In particolare, Tibaldi parla di ciò che ha dovuto subire per il suo aspetto non corrispondente allo stereotipo di bellezza femminile. L'autrice se ne duole e paragona il suo buio a quei momenti in cui veniva presa in giro costringendola a chiudersi in camera a piangere. Aveva innalzato un muro con il mondo sino a giungere alla depressione, sfociata poi nell'anoressia e conseguente bulimia. Tali manifestazioni patologiche intendevano comunicare: "Ci sono anch'io, sono una persona, non un manichino esposto ai vostri insulti!". La depressione l'aveva condotta in un tunnel senza una via d'uscita. La luce per Tibaldi è essere accettata e amata così com'è. Ricevere il calore di un abbraccio, un messaggio inaspettato, il “ciao, come stai?”. Questa la vera risposta. Trovare la luce nei piccoli gesti.
Il corposo inserto, dal titolo "Fendere il buio", presenta interventi a firma di esponenti del mondo sanitario, del giornalismo e dell'associazionismo. Sempre nell'inserto ci sono articoli in cui si segnala una data importante: la rivista ha compiuto il suo diciottesimo anno, diventando così, maggiorenne. Infatti, il numero zero del Faro fu pubblicato nel bimestre novembre/dicembre del 2006 e all'epoca era un semplice foglio con un disegno raffigurante un faro stilizzato. Progressivamente dall'anno 2014 il giornale è diventato una rivista con una nuova e curata veste grafica.
Fabio Tolomelli, che ne fu l'ideatore insieme alla futura moglie Cristina Cavicchi, spiega le ragioni della sua nascita e le finalità nell'articolo "Il Faro diventa maggiorenne". Tolomelli coinvolse il mondo della salute mentale a produrre articoli di vario genere e in questo compito fu aiutato dallo psichiatra Michele Filippi.
La parte tecnico-scientifica, curata da Andrea Prantoni, presidente Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) Sezione territoriale di Bologna, nell'articolo dal titolo "La disabilità visiva", ciechi e ipovedenti, mette in evidenza le sfide che le persone con tale fragilità devono affrontare per misurarsi in assenza di luce con gli spazi. Tanti, nel tempo, gli aiuti messi a loro disposizione: cane guida, bastone laser e il codice alfabetico, ideato da Braille.
Nell'ultimo articolo dell'inserto dal titolo "Quel senso di nulla cosmico" spiccano le riflessioni di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni. Mascagni paragona la depressione, di cui soffre, all'intermittenza tra l'accensione e lo spegnimento di una fonte luminosa, poiché l’umore di chi patisce di tale disturbo è solitamente variabile e passa da momenti di up a momenti di down. Mascagni fu catturato da un articolo, presente nel Faro di qualche anno fa, in cui una donna descriveva i momenti in cui veniva risucchiata nel vortice dei suoi stati depressivi. Dai primi sintomi in cui avvertiva un senso di angoscia, seguiva uno stato di totale immersione nell’annullamento della personalità. Solo chi soffre di depressione può comprendere, spiega Mascagni, quando in posizione supina, quasi fetale, cerca di farsi avvolgersi da un tepore accogliente, che crede preservi dagli insostenibili e naturali stress quotidiani. Da qui il titolo dell'articolo.
Si pensa che una persona depressa sia paragonabile a un vecchio rinchiuso in se stesso, come immortalato nel quadro "Sulla soglia dell’eternità" di Vincent Van Gogh. Forse, la scrittura può fare bene a chi è depresso solo se la si integra con attività fisiche come fare lunghe camminate e perdersi nei paesaggi naturali o provare l'incanto nello scrutare l'orizzonte del mare, sorretti comunque da una psicoterapia empatica che aiuti a riconquistare il rapporto con la realtà. Mascagni, interpreta il Faro come una lettura di verità esistenziali preziosissime, poiché variamente descrivono le autobiografie del percorso che "dalla sofferenza passa per il desiderio dell’equilibrio e la lotta pervicace per la serenità".
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Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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