di Marie-Françoise Delatour, Presidente di Cercare Oltre A.P.S e capofila di Sogni&Bisogni
Arrivano le feste di fine anno, nevica, ci sono tante luci, ci vogliamo tutti bene. Questo è il classico contesto da cartolina in cui vi proponiamo la newsletter di dicembre. Tutto positivo dunque? Tutto pieno di speranza? In un certo senso, diciamo di si. Vogliamo guardare le cose che evolvono lentamente, la strada che è stata percorsa, gli ostacoli che sono stati superati.

Vi proponiamo una serie di interviste a utenti, familiari e operatori, che hanno sofferto, si sono dati da fare, hanno lottato, assieme hanno costruito percorsi e nuove situazioni per uscire dall’isolamento, per uscire dalla sofferenza, per sentirsi presi in considerazione, per sentirsi cittadini attivi a pieno titolo.
Purtroppo non è sempre così, ma per Natale abbiamo voluto selezionare delle testimonianze positive che indicano che piano piano le cose possono evolvere; adesso si osa, si può parlare di salute mentale senza vergognarsi, si può parlare anche di Tso sui quotidiani, si può bussare alla porta della società civile e vedersi aprire degli spazi.
Speranza, ma soprattutto energia, tenacia, impegno; non rassegnazione, e assieme dolcezza, empatia, gentilezza, ascolto, apertura. È questo mix di parole che ritroviamo come filo conduttore in tutte le testimonianze di Natale che vi proponiamo con questa newsletter.
A cominciare da Serena Braschi, oggi 90 anni, fondatrice di Aitsam Bologna, una madre coraggio che, dalla denuncia dei gravi disfunzionamenti dei servizi sino alla fase della collaborazione con il Dipartimento di salute mentale, si è imposta per pretendere una maggior attenzione agli aspetti relazionali e all’inclusione sociale degli utenti. Dobbiamo ringraziare e rendere omaggio alla Serena combattiva che dal 1985 ha lottato per i diritti e per l’attenzione ai malati mentali e alle loro famiglie. A Bologna ha fatto da apripista alle associazioni e al Cufo. Oggi i tempi sono cambiati e pochi la conoscono, ve la facciamo conoscere tramite la bella intervista di Federico Mascagni.
E poi abbiamo la testimonianza di Daniele, che a più di 50 anni ha finalmente trovato un “lavoro vero”, con contributi, ferie e tredicesima, e questo cambia la vita, dà sicurezza, questo cambia la propria immagine sociale e cambia anche l’autostima.
Giulia, che testimonia che la speranza può nascere anche all’interno di un percorso lungo e difficile all’interno di una residenza psichiatrica, e che si può uscirne rafforzata e con nuovi strumenti per affrontare di nuovo la vita.
La società bolognese si apre grandemente al disagio psichico: lo testimoniano tutte le esperienze di collaborazione con i musei cittadini, e in particolare il Mambo, il Museo di arte moderna di Bologna, per dare uno spazio sempre più grande e ufficiale all’arte irregolare. Gli artisti che soffrono di disturbi mentali sono prima di tutto artisti, le loro opere vengono restituite alla collettività nei luoghi cittadini dedicati all’arte.
Fare assieme il pane: gesti ancestrali che possono creare comunità e ricordare che le cose più semplici possono essere condivise, che la sana alimentazione è la base di una sana modalità di rapportarsi con madre terra. La salute mentale passa anche dal ritrovarsi attorno a questi gesti semplici dimenticati.
Infine la testimonianza di Eugenio Rossi, responsabile del Centro di salute mentale di San Pietro in Casale, che non si accontenta di “curare in reparto”, e si impegna sul territorio per inserire i suoi servizi e i suoi pazienti nel tessuto economico e sociale della grande pianura; non si stanca di ricordare a tutti che la malattia mentale esiste, è diffusa, e che va accolta dalla comunità locale.
A tutte queste testimonianze, e anche alle numerose altre che incontriamo nei nostri incontri di gruppo, diciamo forza, utenti familiari e operatori siamo in tanti, non siamo da soli, si può guardare il mondo e la propria vita con uno sguardo nuovo. Anche nel buio si può iniziare a vedere una piccola luce che cresce e che ci fa vedere che in fondo in fondo il percorso è molto ripido ma che la vita vale sempre la pena di essere vissuta.
Buon 2025, ci reincontreremo presto!

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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