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L'impatto dell'arte sulla salute mentale, l'esperienza dei musei civici di Bologna

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni

Bologna vanta una lunga tradizione di ospitalità di artisti e una fitta rete di luoghi dedicati alla cultura. Ne sono consapevoli le associazioni e le istituzioni che si occupano di salute mentale, che spesso scelgono come attività per le persone con fragilità le visite ai musei. Il Comune fino a oggi aveva ospitato nel 2018 un’esposizione del Collettivo Artisti Irregolari Bolognesi (CAIB) presso Palazzo D’Accursio e inserito quest’anno all’interno del programma di Art City una mostra sempre del CAIB. Ma con l’arrivo del progetto Recovery College sono stati coinvolti in attività dedicate alla salute mentale anche l’Università di Bologna e il Settore Musei Civici del Comune di Bologna, diretto da Eva Degl’Innocenti.

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Penso che la salute mentale sia profondamente legata all’arte e alla cultura, perché i musei sono anche luoghi di benessere e attivatori della cittadinanza", dice Degl'Innocenti. Lo sguardo, spiega la direttrice, non è rivolto soltanto alle persone fragili ma anche ai caregiver e alle figure assistenziali socio-sanitarie. “I musei possono contribuire a migliorare le relazioni e le modalità di comunicazione tra le persone”. Forse proprio per questo molti utenti della salute mentale chiedono espressamente di vivere l’esperienza del confronto con l’arte all’interno dei musei.

“I musei, la cultura e l’arte devono però essere accessibili a tutte le persone - continua Degl’Innocenti - Chi ha fragilità deve avere la possibilità di partecipare attivamente anche per la creazione dei contenuti socio-culturali dei musei, e le istituzioni comunali devono rendere il patrimonio culturale inclusivo”. Per fare questo Eva Degl’Innocenti parla di tavoli progettuali basati sull’interdisciplinarietà che prevedano varie competenze della salute mentale, dagli psichiatri agli psicologici, dal personale infermieristico ai sociologi, affinché i musei siano sempre più centri di ricerca.

“Il Recovery College ci vede partecipi nella coprogettazione e nella coprogrammazione insieme con l’Ausl di Bologna e l'Università. Un tema per noi importante è la valutazione dell’impatto per capire cosa possono produrre queste nostre attività”. A questo scopo verrà utilizzato il toolkit Radar, composto da strumenti di misurazione dell’impatto che la partecipazione a esperienze culturali e creative può avere sul benessere emotivo e sul senso di connessione che la persona prova con l’arte.

Nel 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto, attraverso l’analisi di più di 3.000 studi, il valore dell’arte nella salute. Lo abbiamo rilevato anche noi attraverso i brevi colloqui alla fine dei laboratori che abbiamo tenuto. Ma ci piacerebbe puntare alla pratica della museoterapia prescritta dal medico, partendo dall’accordo con Ausl e Università di Bologna attraverso protocolli sanitari di visite ai musei, a partire dal coinvolgimento della Fondazione Sant’Orsola e degli ospedali bolognesi”.

Esiste anche l’aspetto della produzione artistica degli utenti della salute mentale, che ha il duplice aspetto del benessere e della creazione di un patrimonio culturale. “Gli artisti sono parte fondamentale della società e della comunità, e l’aiuto allo sviluppo della produzione deve avvenire con la creazione di laboratori e con contributi agli artisti. Scoprire nuovi artisti è l’importante ruolo del Mambo (il Museo di arte moderna di Bologna), ma anche in attività che ci vedono assieme all’Ausl di Bologna c’è l’attenzione verso lo scouting. Abbiamo realizzato il progetto Exit Strategy - Vie d’uscita culturali dedicato a giovani ritirati in casa, ospiti in comunità di accoglienza per minori, ospiti in residenze protette con fragilità psicologica e psichiatrica. È stata fatta una formazione sulla produzione musicale e uno dei partecipanti, autore di un brano trap, è stato individuato da un producer. In quel pezzo il ragazzo ha parlato della sua condizione personale”.

Un altro esempio di promozione del benessere mentale attraverso l’arte è stato realizzato nell’ambito dei Recovery College. “In co-progettazione tra Settore Musei Civici Bologna, Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell’Ausl di Bologna, Centro di salute mentale di Savena-Santo Stefano e il nostro progetto MIA - Musei Innovativi Aperti, abbiamo realizzato in ottobre, presso il nostro Museo del Risorgimento, un progetto curato dall’artista Erica Calardo legato al patrimonio del cimitero monumentale della Certosa di Bologna. Un percorso laboratoriale con lo scopo di far vivere ai partecipanti il processo creativo che caratterizza la produzione artistica grazie alla sperimentazione di attività pratiche. Co-conduttori del corso sono stati i mediatori del progetto MIA insieme alla consulenza delle operatrici dell’Ausl e di un Esp (Esperto nel supporto tra pari)”.

L’arte irregolare è un’espressione non abbastanza valorizzata né a livello nazionale e nemmeno in città. “Ci dobbiamo lavorare, tanto più in una città creativa come Bologna. Bisogna strutturare un progetto stabile e confidiamo molto sul rapporto con il Dsm-Dp dell’Ausl di Bologna, Unibo e i portatori di interesse della scena artistica e sociale di Bologna. Con la nomina del nuovo assessorato regionale alla Cultura sarebbe importante che Bologna diventasse un esempio in questo campo per un dibattito a livello nazionale ed europeo”.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

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...quando amavamo
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perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
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