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La speranza come pratica quotidiana, per scacciare i pensieri cupi

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni

Quando la paura prende il sopravvento e si teme di perdere tutto, dall’autocontrollo alla serenità, ci si può aggrappare alla speranza del cambiamento. Preceduto da un incontro sulla paura, il tema della speranza è stato approfondito il 26 settembre presso l’aula Ferrari del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl di Bologna.

speranza

La speranza deve essere una pratica quotidiana, un pensiero costante che alleggerisca e scacci i pensieri cupi di chi soffre di disturbi della salute mentale. Questa l’indicazione principale nella giornata organizzata dal Centro di salute mentale del quartiere Porto-Saragozza e dall'associazione Progetto Itaca Bologna, giornata alla quale sono seguite una serie di riflessioni da parte delle persone con disturbi mentali e dei loro familiari e operatori. Le vogliamo svolgere come una serie di spunti che ambiscono a essere d’ispirazione.

Non si può essere ascoltati se chi ci ascolta non lo fa con empatia. E non può esserci empatia se non c’è fiducia in quanto viene raccontato. Chi si predispone a mettersi in ascolto deve essere però una persona in grado di sostenere la situazione oltre alla persona.

La speranza si deve coltivare attraverso attività che promuovano il cambiamento. Può essere partecipare a una camminata o a un corso di ballo, prendersi cura di un animale o degli altri facendo tesoro delle proprie esperienze di sofferenza. La speranza è un legame di affetto.

La speranza è il raggiungimento di piccoli obiettivi in un percorso che può essere anche molto lungo. La speranza è la consapevolezza che in un momento di crisi bisogna sapere aspettare che tutto si riequilibri.

Le testimonianze dirette: “Avere incontrato una persona che mi ha riconosciuto autenticamente e non in maniera superficiale, con la quale c’è stata una grande sintonia, mi ha ridato speranza”.

“Riconoscere e riapprezzare la mia umanità mi ha dato una grande speranza”.

C’è chi la speranza l’ha trovata nella scrittura, come specchio di sé per confrontarsi con il passato e rivedersi criticamente per andare avanti.

La speranza passa attraverso la fiducia nei terapeuti e creare con loro un patto per imparare a stare nel presente, perché ogni volta che ci si ammala si finisce per soffrire troppo pensando agli errori passati.

La speranza cova nel cambiamento (di cure, di farmaci, di abitudini, di nuove esperienze pratiche e spirituali). È riuscire a guardare con distacco e franchezza la crisi passata provando un senso di gratitudine per avercela fatta ancora una volta. L’affetto di qualcuno vicino e importante, la frequentazione di persone aperte e comprensive.

Guardare tutta la strada percorsa, con la fatica sopportata, per stupirsi piacevolmente. La speranza è l’esperienza di chi ce l’ha fatta, soprattutto nel confronto fra pari.

L’importanza degli operatori del Csm nel sapere infondere la speranza, come nel contesto familiare dove tutti si ammalano e soffrono. Mantenere la speranza che si può guarire tutti.

Darsi del tempo per alimentare la speranza. Rallentare, diminuire la propria velocità di esigere e compiere. Ogni cosa a suo tempo. La frequentazione dell’associazionismo e dell’auto mutuo aiuto sviluppa una forza interiore che favorisce la speranza.

L’esperienza del ricovero per scoprire la solidarietà nell’amicizia. Il lavoro come forma di concentrazione contro ogni ruminazione mentale. Sviluppare la propria capacità di autonomia.

E infine avere la speranza di riuscire a sdrammatizzare ogni crisi, sapendo cogliere appieno la realtà di ciò che si sta realmente vivendo.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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