• Home
  • documenti
  • Articoli
  • Diventare socio di Club Itaca per imparare a stare con gli altri e diventare autonomi

Diventare socio di Club Itaca per imparare a stare con gli altri e diventare autonomi

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Laura Pasotti, redattrice di Sogni&Bisogni

A inizio ottobre la redazione di Sogni&Bisogni è stata ospite dell'associazione Progetto Itaca Bologna nella sede di via Morgagni, dove è attivo Club Itaca. Aperto nel 2022, il club è uno spazio diurno per persone con una storia di disagio psichico che, attraverso le attività quotidiane e l'interazione con gli altri, imparano ad acquisire sicurezza in se stessi, a recuperare il proprio ritmo di vita e la propria autonomia.

itaca club

Il modello di integrazione sociale della Clubhouse ha origine nel mondo anglosassone ed è stato elaborato trent'anni fa da Clubhouse International, un'organizzazione non profit che oggi coordina più di 300 centri in tutto il mondo, di cui 70 in Europa. In Italia il primo club è stato aperto da Progetto Itaca onlus nel 2005: oggi sono 12 quelli attivi su 17 sedi territoriali dell'associazione, con oltre 800 soci. In Emilia-Romagna le sedi di Progetto Itaca sono tre, a Bologna, Rimini e Parma, e in tutte e tre è attivo un club.

Sono circa le 10 di mattina quando arriviamo al club, un appartamento in affitto con stanze luminose, una cucina e una sala con grandi tavoli intorno ai quali qualcuno sta prendendo il caffè e altri chiacchierano. Ad accoglierci, oltre al direttore del club Mario Piccirilli, a Giada Rizzi che lavora come educatrice a Progetto Itaca Bologna e a due ragazze in Servizio civile, ci sono una decina di persone che, di lì a qualche minuto, saranno impegnate nel Work-ordered Day o Wod, la suddivisione delle attività quotidiane a cui ognuno si dedicherà prima di pranzo. “Il club è casa loro e devono sentirsi parte attiva nella gestione”, dice Piccirilli.

Su una grande lavagna sono scritti i nomi delle persone presenti e accanto a ognuno viene indicata l'attività che ha scelto di svolgere quel giorno. Si va per alzata di mano, anche se ci sono cose che nessuno vuole fare, come la pulizia dei bagni. Ma alla fine qualcuno si propone anche per quel compito e poco dopo lo vediamo in corridoio con secchio, spazzolone e detersivo. Dopo il Wod, la casa si anima con le attività organizzate: c'è chi va a fare la spesa e chi passa l'aspirapolvere, altri puliscono i bagni, qualcuno prende le bottiglie di vetro e va al distributore di acqua comunale, che si trova a qualche via di distanza. Altri ancora si sono offerti per apparecchiare la tavola per il pranzo – che in quell'occasione ha richiesto alcuni spostamenti visto che con la nostra presenza a tavola eravamo in 17. Chi ha il compito di sparecchiare, caricare la lavastoviglie o lavare le pentole, invece, si ferma in sala a chiacchierare o dà una mano nella raccolta del contributo per il pranzo.

La gestione economica di ogni giornata al club è fatta dalle persone presenti. Chi è in turno raccoglie il contributo di chi si ferma a mangiare e in base a quanto viene raccolto si fa la lista della spesa. Ogni entrata e uscita viene poi registrata su un foglio Excel, come avviene per le presenze, sul computer del club a cui tutti possono accedere. Il menù viene deciso mese per mese per far sì che ognuno possa proporre la ricetta che più gli piace o che vuole sperimentare, ma anche perché possa decidere se portarsi qualcosa da casa o acquistarlo nel tragitto per arrivare al club, quando il piatto previsto non gli piace. Accade anche quel giorno: il farro con verdure non raccoglie i consensi di tutti, la torta al cioccolato invece sì, anche se è vegana. “Nei menù settimanali cerchiamo di bilanciare i piatti per dare più varietà possibile e ne stiamo introducendo alcuni che non prevedono carne o altri ingredienti di origine animale”, dice Piccirilli.

Il club è aperto tre giorni alla settimana, dalle 9.30 alle 17, “anche se l'obiettivo è arrivare a 5” e la frequentazione è gratuita per i soci, a parte la spesa per il pranzo e le gite, e anche per i servizi di riferimento. Alla mattina c'è sempre il Wod, si pranza insieme e poi si riordina. Tra le varie attività c'è anche il Reach Out con cui si chiamano le persone che non frequentano il club da un po' per sentire come stanno. Nei tre pomeriggi di apertura si fanno attività diverse che possono variare nel tempo e in base agli interessi di chi frequenta il club: adesso c'è un corso di inglese con una ex insegnante che si è resa disponibile per fare conversazione in lingua; il cineforum in cui insieme si sceglie un film da vedere e poi si discute su ciò che la visione ha trasmesso; un'attività scelta dai soci in base a quello che hanno voglia di fare quel giorno e così il gruppo a volte esce a passeggiare, a mangiare un gelato, a visitare un museo oppure va a giocare a basket nel vicino campetto.

Lo spazio di via Morgagni ospita anche i progetti finanziati attraverso il Prisma dal Dipartimento di salute mentale dell'Ausl di Bologna: ogni 15 giorni al martedì pomeriggio c'è il laboratorio di scrittura creativa, aperto a persone segnalate dal Csm, cittadini e soci del club (“il tema è la lotta allo stigma e tra i partecipanti nessuno sa qual è la storia degli altri per creare un ambiente non giudicante”), mentre tutti i giovedì pomeriggio c'è il corso di pittura riservato ai soci del club e a persone segnalate dal Csm.

Il format della Clubhouse accoglie persone dai 18 ai 45 anni, perché l'obiettivo è il reinserimento socio-lavorativo, ma come racconta Piccirilli “se un socio supera l'età massima, non lo mandiamo certo via. La tessera del club è gratuita e non ha scadenza. Ognuno può interrompere la frequentazione e riprenderla quando vuole”. Attualmente a Bologna i soci iscritti sono 31, con una frequenza media giornaliera di 10/15 persone; sono ragazzi e ragazze, uomini e donne, il più giovane ha 20 anni e il più grande ne ha 50, arrivano dal Centro di salute mentale del Quartiere Navile, dal Mazzacorati, dal Borgo Reno, da Zanolini, da Costa-Saragozza ma anche da Castelmaggiore e San Lazzaro di Savena. Vivono in famiglia o da soli. Solo alcuni hanno un budget di salute e un tirocinio attivo.

L'accesso al club è su base volontaria. Le persone possono arrivare a Club Itaca in autonomia o su segnalazione dei servizi. In entrambi i casi è la persona stessa a dover chiamare gli educatori del club per fissare un primo colloquio conoscitivo: “In quell'occasione testiamo le sue motivazioni a far parte del club e cerchiamo di capire se è stata una richiesta spontanea o se è incoraggiata da persone esterne. Chi inizia un percorso al club deve avere uno o più obiettivi chiari e deve essere motivato a frequentare; in caso contrario, difficilmente il percorso avrà una buona riuscita”. Dopo il primo incontro ne viene fissato un secondo a cui partecipa anche un socio del club che spiega al nuovo arrivato come funziona e che cosa si fa in quello spazio.

Dopo due settimane di prova, la persona può decidere se iscriversi. “Chi viene al club deve avere uno psichiatra di riferimento, pubblico o privato, a cui noi chiediamo una relazione per avere un quadro clinico e capire così se questo progetto è adatto per lui o per lei”, spiega il direttore. Dopo l'iscrizione viene fissato un incontro con i servizi per formalizzare il progetto personalizzato in cui vengono definiti gli obiettivi che la persona si pone e che riguardano la sfera socio-relazionale. “Nel club non ci sono figure che svolgono compiti sanitari, questi rimangono di competenza del Centro di salute mentale”, precisa Piccirilli.

Dopo un periodo minimo di 8 mesi di frequentazione costante del club si può valutare se la persona può accedere alla Job Station, attiva nell'altra sede di Progetto Itaca Bologna, in via Nazario Sauro. La Job Station è un centro di smart working in contatto con i referenti aziendali dove le persone con storie di disagio psichico possono lavorare al meglio, con il supporto di tutor esperti. Sono 5 le Job Stations aperte da Progetto Itaca in Italia, 36 le aziende partner e 142 persone inserite nel mondo del lavoro.

Oltre al club e alla Job Station, Progetto Itaca Bologna fa prevenzione nelle scuole, organizza i corsi per i volontari con gli psichiatri del Dipartimento di salute mentale, promuove un progetto di sostegno ai familiari di persone con disturbi psichici e un corso di formazione sul pacchetto Office (rivolto ai soci) con la Fondazione Aldini Valeriani. L'associazione sta anche cercando di avviare collaborazioni con le altre realtà del territorio, sull'esempio di quella con Il Ventaglio di Orav per la gestione dei due orti in cassone nel cortile di via Morgagni, “con il basilico coltivato nei cassoni, quest'estate abbiamo fatto il pesto”, racconta Piccirilli. Tutte le attività vengono sostenute e finanziate attraverso bandi, crowdfunding, donazioni ed eventi di raccolta fondi. Tra questi c'è Tutti matti per il riso, iniziativa organizzata ogni anno in occasione della Giornata mondiale della salute mentale: i volontari dell'associazione sono presenti nelle varie piazze d'Italia con banchetti informativi presso i quali è possibile, attraverso una donazione, ricevere un pacco di riso fornito da un produttore vicentino che sostiene Itaca.

Il gruppo è ben affiatato, i soci hanno una chat di gruppo che usano anche per organizzare uscite al di fuori del club per andare a mangiare la pizza, al cinema o a vedere una mostra. A inizio settembre sono stati, insieme allo staff di Progetto Itaca, a Viserba per Esportiamoci, il progetto di Uisp Rimini e Ausl Romagna dedicato all'attività sportiva con persone seguite dai servizi psichiatrici. E pochi giorni prima della nostra visita, staff e soci sono andati a trovare il Club Itaca di Padova: l'iniziativa si chiama “Itaca incontra Itaca” e vede i diversi club andare in visita nella altre città in cui è presente la clubhouse. “Sono momenti di condivisione importanti e anche di avventura – conclude Piccirilli - Passare una giornata in un altro club che si organizza per ospitarci, per fare un giro della città e prepare un piatto della tradizione per pranzo, è arricchente perché permette di vedere una realtà simile ma pur sempre con qualche differenza, e di fare nuove conoscenze”.

Nel frattempo, nell'appartamento si sono concluse le attività del dopo pranzo, i tavoli sono stati risistemati, la cucina è in ordine e la lavastoviglie è avviata. In sala si chiacchiera, in attesa di decidere cosa fare nel pomeriggio. Quando usciamo e ci ritroviamo in strada su via Morgagni sta iniziando a piovere, forse al club stanno scegliendo un gioco da tavolo per passare il pomeriggio.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

La Terra Santa

...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

Scorciatoie

Sogni&Bisogni

Associazione Cercare Oltre

presso Istituzione Giancarlo Minguzzi
Via Sant'Isaia, 90
40123 Bologna
Codice Fiscale: 91345260375
email: redazione@sogniebisogni.it

Privacy&Cookies

Privacy Policy Cookie Policy