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Ensemble Concordanze: “Portiamo la musica classica a chi ne ha bisogno”

aggiornato al | Staff | ARTICOLI

di Laura Pasotti, redattrice di Sogni&Bisogni

Portare la musica classica a chi ne ha bisogno. È l'idea da cui, nel 2009, è nato Concordanze, un collettivo di musicisti di ogni età provenienti dal Conservatorio, dal Dams, dall'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. “La musica classica, in genere, è considerata un inutile orpello per classi agiate, noi vogliamo farla diventare uno strumento di azione sociale e politica”, spiega il violoncellista Mattia Cipolli.

Concordanze Gruppo
In questi anni, l'Ensemble ha suonato nelle carceri di Bologna, Ferrara, Ravenna, all'Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia e poi, dopo la sua chiusura, alla Rems di Bologna (la residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza) e in diverse comunità psichiatriche sul territorio regionale, “è da quei luoghi che si misura la bontà di una società ed è un dovere di tutti portarvi l'arte”, dice Cipolli.

Da un paio di anni, il collettivo suona anche alla Casa di Tina, la casa delle associazioni della salute mentale di Bologna: il 17 dicembre ha fatto tappa in via di Corticella il loro “Capodanno con Schubert”, un programma godibile ma con forti motivi di interesse musicologico che Concordanze ha già portato in carcere a Ravenna e Ferrara e che arriverà anche a Forlì in un pub affittato dalla cooperativa Generazioni.

Sono una cinquantina i musicisti che hanno suonato con Concordanze, “non solo di classica, ma anche di musica antica ed elettronica”, ma sono dieci quelli che compongono il collettivo in cui si decidono i progetti da portare avanti e i luoghi in cui suonare, insieme. I concerti sono sempre gratuiti, per tutti. E, come afferma Cipolli, “quando suoniamo in luoghi chiusi, come il carcere, o in comunità psichiatriche, non semplifichiamo quello che facciamo fuori, non ci sono differenze”.

“La nostra idea è andare a casa loro, per così dire, perché per chi è in carcere la cosa più importante è sfumare i contorni tra il dentro e il fuori e quindi entrare è determinante e con le persone con disturbi psichiatrici è fondamentale irrompere nella loro quotidianità”, dice Cipolli che spiega come tutti i progetti che riguardano luoghi di privazione della libertà, così come quelli che riguardano le comunità e le residenze psichiatriche, sono stati possibili grazie a persone che hanno creduto in quello che facevano.

In carcere, poi, le persone non hanno la possibilità di ascoltare la musica come può fare chi è fuori, non ci sono cellulari o computer. Solo la radio e la tv. “A Ravenna e Ferrara ci sono corsi di musica, ma sono eventi sporadici. Noi in carcere ci andiamo tre volte l'anno”, spiega. Grazie alla Cineteca di Bologna, Concordanze ha anche portato “La febbre dell'oro” di Charlie Chaplin in carcere a Ferrara con le musiche suonate dal vivo come accade in piazza Maggiore a Bologna nella rassegna estiva di cinema, e con lo stesso direttore d'orchestra. “È un evento raro anche per chi sta fuori, per questo abbiamo cercato di portarla anche in carcere”.

Tra le persone che hanno sostenuto i progetti di Concordanze c'è stata Ivonne Donegani, ex direttrice del Dipartimento di salute mentale dell'Ausl di Bologna, “è stata lei che ci ha fatto entrare alla Rems”.
Nel 2020 Concordanze ha lavorato anche insieme agli attori dell'associazione Arte e salute ragazzi in quello che Cipolli definisce un progetto “ambizioso”, e che non solo è stato realizzato (in collaborazione con Angelica - Centro di ricerca musicale) ma che, dopo essere andato in scena al Teatro San Leonardo di Bologna, è arrivato anche su Radio3.
“Abbiamo lavorato su testi di scrittori di lingua tedesca, come Georg Büchner, che trattavano il disagio psichico e al progetto hanno partecipato anche altri musicisti, tra cui il bassista e compositore Massimo Pupillo. Lo spettacolo 'L'incrinatura del vetro' è nato così”, spiega.

Ma come reagisce un pubblico di persone detenute o con disturbi psichiatrici all'ascolto di Schubert, Schönberg o Ciajkovskij? “Le loro reazioni sono quelle che ci spingono a continuare, a compilare infiniti bandi, a fare mille telefonate, a insistere”. Cipolli ricorda, in particolare, due episodi: quando a Sadurano suonarono Mozart, un concerto per clarinetto di una quarantina di minuti a cui si sono poi aggiunte un po' di chiacchiere e, al termine, uno degli operatori andò da loro a dire che, in quell'ora, nessuno dei pazienti aveva fumato, “noi non capivamo quale fosse il problema, poi ci spiegò che, in genere, non passavano più di cinque minuti tra una sigaretta e l'altra”.

Un'altra volta in carcere a Bologna il pubblico si alzò in piedi per applaudire dopo aver ascoltato la musica di Schönberg, un musicista del Novecento, non facile, mentre non fece lo stesso per Ciajkovskij che, al contrario, nei concerti all'esterno suscita più interesse, “in quei luoghi, i pregiudizi verso l'arte non valgono, conta quello che hai da dire emotivamente, non importa il linguaggio che usi – continua – e le emozioni sono commoventi così come il silenzio di chi ti sta ascoltando, un silenzio che ti devi conquistare stabilendo un contatto emotivo, socializzando, dando tutto quello che hai”.

L'idea dell'Ensemble Concordanze potrebbe essere un modello ripetibile per altri, secondo Cipolli: “La musica classica è arrivata a noi dai secoli passati e, se vale ancora la pena suonarla oggi, dobbiamo metterla a confronto con i tempi e la società che viviamo. Ecco perché va portata, così come l'arte di qualsiasi genere, al più presto in quei luoghi”.




 

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi

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...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...

Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo  Pini, di Milano.

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