di Federico Mascagni, redattore di Sogni&Bisogni
Con la scomparsa di Liana Baroni l’associazione L'Aliante rimpiange un grande punto di riferimento. Una persona descritta da tutti coloro che l’hanno conosciuta come una donna di grande intelligenza e di un impegno unico nei confronti delle persone con disabilità mentali e neurodivergenti e dei loro diritti.

“Prima di me c’era Liana, una persona straordinaria, di un livello culturale altissimo, che ha saputo dialogare con i livelli più alti delle istituzioni in modo diretto e lo faceva da mamma, e come mamma poteva comprendere più di tutti quali erano i problemi e le necessità”. A parlare è Ulisse Belluomini, il nuovo presidente dell’associazione con sede a Bologna e membro del CUFO. Ulisse venne indicato da Liana Baroni come suo successore quando, ancora in vita, pianificava con grande senso di altruismo il prosieguo delle attività associative. Ma la storia fra Aliante e Ulisse Belluomini è particolare sia per la lunga durata che per lo sviluppo; Ulisse è stato prima un operatore, poi dirigente di una cooperativa e soprattutto un amico che, nel corso di decenni, non ha mai perso il rapporto con quella che si può considerare un’associazione che ha contribuito a fare nascere. “Il mio rapporto con Aliante data un tempo lungo. Ho incontrato Aliante attraverso i figli degli associati, di cui mi prendevo cura nei centri diurni della cooperativa presso cui lavoravo”.
Siamo negli ormai lontani anni ’90. La Cooperativa Attività Sociali si occupava sul territorio di Sasso Marconi (BO) di una ventina di ragazzi. Ulisse, con una vita precedente nell’ambito del teatro a Verona, decide di intraprendere una svolta professionale e per pura casualità, come spesso succede nella vita, durante una conversazione con un'amica viene a conoscenza del mondo dell’educazione sociale e ne è incuriosito. Forse per una propensione verso gli altri, probabilmente per l’indagine sull’essere umano e le sue caratteristiche, anche quelle più fragili, tipiche dell’attore, Ulisse decide di affrontare il mondo della disabilità mentale. “Avevo voglia di cambiare, di fermarmi e provare a ripartire”.
Il lavoro, da operatore alle prime armi guidato da colleghi, si concentra sull’osservare cosa succede dentro un centro diurno. “Non facevo parte di quella comunità, per me era tutto nuovo. Non sapevo nulla di disabilità. Ascoltavo e osservavo queste persone entrando in contatto con la loro particolarità, le loro criticità e le loro grandi capacità di narrazione”. Da qui nasce il rapporto con le famiglie, con le quali entra in dialogo ogni volta che va a prendere e riaccompagna gli utenti del centro nelle loro case.
“Aliante è nata in un percorso voluto dalla Cooperativa che ha messo a confronto i suoi professionisti e i familiari per studiare nuove pratiche utili agli utenti”. Nell’ottobre del 1999 nasce ufficialmente l'associazione Aliante.
Ulisse prova a mettere a disposizione la sua esperienza precedente per l’avvio di laboratori creativi. “Cominciavamo a mettere più attenzione sull’aspetto corporeo per alcuni che avevano difficoltà con l’espressione linguistica. Quando di lì a breve divenni responsabile del centro creammo coi colleghi 'Borgo Aperto' dove aprimmo i laboratori alla partecipazione dei familiari e a tutti gli operatori anche esterni che fossero interessati”. L’apertura, la trasparenza il confronto sono caratteristiche che vennero molto apprezzate in un periodo dove la collaborazione fra cooperative, e fra operatori e familiari, non erano consuete.
Passa il tempo, e mentre si svolgono queste attività generatrici di relazioni, arrivano sconvolgimenti economici globali (2008) e congiunture nel mondo cooperativo. Ulisse diventa presidente della cooperativa, poi insieme a La Rupe e Voli, nasce Open Group, di cui diviene vicepresidente. Sono passati 18 anni, è il 2013. Nel dialogo, mai interrotto, con i genitori emerge sempre di più il tema del futuro per i figli disabili. È il tema ancora attuale del “Dopo di Noi”. Nel 2019 Ulisse raccoglie un’altra sfida, quella di rilanciare una piccola cooperativa piacentina in crisi. Ma nonostante la distanza geografica i rapporti non si interrompono. Gennaio 2021. “Ci lascia improvvisamente Liana Baroni”. È un colpo durissimo per tutti coloro che la conoscono. “A gennaio ricevo una telefonata. Le famiglie di Aliante mi chiamano a Bologna: abbiamo bisogno di parlarti. A fine febbraio sono a Bologna e mi chiedono di prendere la presidenza perché così avrebbe voluto anche Liana. Non abito più a Bologna, gli rispondo, stiamo parlando di un’associazione di familiari di ragazzi disabili. Le istanze di un’associazione sono diverse da quelle di una cooperativa. Nonostante la grande responsabilità mi sentivo in un debito di riconoscenza e ho detto va bene: mi metto a disposizione per rimettere insieme tutti i fili e proviamo ad andare avanti con Aliante. Ho imparato tanto da loro. Ho imparato a lavorare in un’organizzazione. Ho imparato a confrontarmi, a capire che tutte le persone sono diverse”. Tutto questo nel timore consapevole che una crisi dell’associazione avrebbe un impatto emotivo enorme sui familiari e i disabili. “Quel debito di riconoscenza mi fa dire io ci sono”.
A questo punto sono passati 23 anni. Aliante è un’associazione che si impegna moltissimo per le attività di tempo libero durante la settimana per gli utenti, per fare prendere il respiro ai caregiver sapendo di lasciare i loro cari a persone di fiducia, oppure per fare divertire i figli in autonomia senza rinunciare alla sicurezza. E si continua a ragionare sul futuro del “Dopo di Noi”. “Abbiamo la fortuna di vivere in una regione che ha servizi solidi. Ma i disabili hanno bisogni specifici e diventano possibili solo quando le associazioni, cooperazione e le istituzioni dialogano assieme. Viviamo in un momento storico particolare. Dalla pandemia alla guerra, tutto questo ci porta a chiuderci. Eppure tanti di noi si attivano per trovare delle soluzioni”. E allora come convogliare questa energia umana che tende a rinascere, a ricostruire? “Bisogna continuare a fare bene, consolidare ciò che funziona, tenendo sempre a mente come prima cosa che dobbiamo prenderci cura della vita dei ragazzi e delle famiglie, seguendo le necessità di entrambi. Nel guardare avanti dobbiamo essere consapevoli di vivere in un territorio aperto al dialogo. Bisogna approfittarne. A me piacerebbe andare in questa direzione, o meglio continuare in questa direzione”. Ulisse, nuovo presidente dell’Associazione Aliante, raccoglie il testimone da Liana e va avanti.

Marco Cavallo - simbolo della chiusura dei manicomi
...quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno...
Versi tratti da "La Terra Santa"
di Alda Merini
Una raccolta di poesie che l'autrice scrisse quando era rinchiusa nel manicomio Paolo Pini, di Milano.
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